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Trento

La cascata di Sardagna: un’ occasione di rilancio per Trento

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Quante città al mondo hanno nel loro comune una cascata con un salto d’acqua di 200 metri in bella vista sul panorama della città? Eppure sembra che a Trento nessuno si sia mai accorto della sua presenza e delle grandi potenzialità di valorizzazione.

Si parla tanto di idee per il turismo, piani di rilancio del Bondone, progetti per la città di Trento, e ….una soluzione ce l’abbiamo sotto gli occhi!

Un piano di recupero della destra Adige, dopo che si è fatto terra bruciata dell’ex Italcementi, non è solo necessario, ma vitale per la città. E poco si sembra si sia fatto, e poco sembra si voglia fare.

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Ogni città che si sviluppa lungo un fiume, di solito, e basta muoversi un po’ in Europa e nel mondo, valorizza lo spazio fluviale e le zone adiacenti come aree adatte per l’incontro e il tempo libero. A Trento si è pensato, per quello che si è visto, prima alla realizzazione di spazi abitativi, cercando di trovare l’affare della vita, per poi trovarsi nella realtà del fallimento.

Questo perché sembra non esserci la voglia o capacità di sviluppare una visione di città e il suo fiume con spazi adiacenti.

Mi ha sempre fatto pensare, anche da sociologo, come in una città dove la sociologia urbano rurale ha una tradizione anche accademica, che si declina in pianificazione del territorio a livello non solo di spazio urbano, ma soprattutto di centri di vita, aggregazione e organizzazione dell’entropia pubblica, il perché non ci sia una visione lungimirante dello sviluppo del territorio quando questo necessita di una pianificazione pluriennale.

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Chissà, forse la visione non è patrimonio della politica e dei vari consulenti incaricati di dare idee e soluzioni ai politici poco lungimiranti. L’importante è essere pagati, dei risultati, dei fatti, della qualità dei progetti, quello rimane solo un dettaglio.

Tornando alla cascata, se chiedete a chi passa per Trento per la prima volta, quello che notano sono la cascata e la funivia di Sardagna. Ambiti che i trentini, che ce li hanno sotto gli occhi, sono abituati a non vedere più di tanto nei termini di potenziale interesse turistico.

La leggenda narra che un pastore che pascolava il gregge nei prati del Bondone, in un momento in cui stava riordinando il gruppo e cercava alcune pecore disperse, ebbe la disgrazia di cadere dalle pendici della parete di roccia, e così mori.

La moglie che non lo vide arrivare, cominciò le ricerche, e lo trovo morto. Dal suo pianto incessante e pieno di dolore iniziò la cascata. Comunque se qualcuno, per pura semplice curiosità, volesse raggiungere più da vicino questa cascata, si trova in difficoltà.

Non c’è un accesso, non c’è un sentiero Sat, un sentiero improvvisato, o indicazione di sorta. Ci si trova davanti ad un cancello della proprietà vescovile, con un bel cartello “Proprietà privata”, nella tenuta di San Nicolò.

Dalla città partendo dal ponte di san Lorenzo, non ci sono indicazioni, si vede sopra la testa questa enorme cascata, e non si può avvicinarsi più di tanto. Eppure penso che sarebbero in molti curiosi a volere vedere da vicino questo angolo di “fresca natura”.

Anche si volesse tentare l’accesso per vie boschive, manco un sentierino striminzito un po’ decente si può trovare. Insomma, questo accesso alla cascata non sa da fare. Comunque la cascata, nella parte alta, parte nei pressi del cimitero di Sardagna, e il salto d’acqua è di quasi 200 metri, giungendo nello spazio di san Nicolò e proseguendo in un piccolo ruscello fino all’Adige.

Le possibilità per valorizzare questo ambito di territorio trentino ci sono, basta volerlo. Anche la Sat potrebbe prendersi carico della questione dell’accesso alla cascata, magari nella rimodulazione del sentiero che da Belvedere giunge a Sardagna, o in qualche altra possibilità di accesso.

Se la visione del futuro della città poi fosse più consistente, un collegamento dal Muse verso la destra Adige e quindi una passeggiata alla cascata, con panchine e tavolini e magari anche mettiamoci un posto di ristoro, non sarebbe da scartare.

Con 100000 persone che hanno tempo libero e voglia di godere degli spazi del comune, in particolare le montagne che circondano la città, sia a piedi, sia in M-bike, sembra una prospettiva più che opportuna.

Ci vuole coraggio, volontà di agire, lasciando perdere i ragionamenti elettoralistici. Ci si deve chiedere che tipo di futuro sostenibile abbiamo in mente per Trento e il suo territorio comunale. Centomila persone sarebbero contente di vedere realizzate novità per colmare gli spazi di tempo con itinerari e passeggiate ben curate e ben accessibili.

Un vero peccato, anche da quanto dicono persone di passaggio, che non conoscono Trento, e vedono la parte destra dell’Adige per quello che gli occhi possono vedere.

Anche il turismo estero ne trarrebbe beneficio, nessuno si negherebbe una visita alla cascata, magari in un progetto più articolato con l’accesso dall’alto tramite la funivia.

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