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Valsugana e Primiero

I lupi attaccano ancora, strage alla Malga Agnelezza e lo sfogo della proprietaria Veronica Nones

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Gli ululati nella notte sono ormai uno strazio ed una preoccupazione indescrivibili per chi alleva degli animali, in particolare se lo si fa per mestiere. Quei dannati ululati sono sempre seguiti dal sangue la mattina dopo, un esempio?

Ce ne sono molteplici, ma uno recente è quello di due giorni fa alla Malga Agnelezza sul Manghen, il lupo ha fatto strage di cinque capre, portando la proprietaria della malga Veronica Nones (foto) ad uno sfogo ed una riflessione  toccante riguardo ai grandi predatori reintrodotti nel nostro ambiente.

Li avete mai visti gli occhi di chi si alza alle cinque e non sa quando potrà andare a letto? Di quelli che non hanno ferie , non hanno giorni di malattia e di riposo, che dormono con un occhio aperto e l’orecchio teso.” così esordisce Veronica parlando dell’amore per il suo mestiere che ha trasmesso alla famiglia ed è visibile a chiunque passi dalla malga.

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L’amore per quella vita da contadini, da allevatori però ha un prezzo, comporta delle fatiche immani che non vengono mai considerate.

Fatiche che già sono molte ma che da quando i predatori sono di nuovo in circolazione si sono intensificate.

Il problema non è tanto il lupo e l’orso presente sulle nostre montagne, quanto la gestione di questi animali che ci mette in ginocchioLa convivenza non può essere a beneficio esclusivo dei predatori. Ad ognuno di noi piacerebbe tornare a casa e trovarci in tavola un buon pranzo caldo e pronto, ma non funziona così. Il lupo e l’orso, invece, trovano il piatto pronto in malga e se lo mangiano.”

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Così continua il discorso di Veronica che poi dice di non chiedere l’uccisione degli animali ma  non vuole più vedere il lavoro e le fatiche di una vita distrutte in pochi minuti. Secondo la donna qualunque animale ha diritto alla tutela, ma come la hanno i lupi e gli orsi la devono avere anche gli agnelli, le capre e le vacche.

Infine, lo sfogo si conclude con un auspicio :”Permetteteci di alzarci la mattina all’alba e andare a dormire a notte fonda con la stanchezza in viso ma senza preoccupazione nel cuore.”

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Sulla questione ieri sono intervenuti i consiglieri provinciali De Godenz e Cavada.

«Spesso si cade a piedi pari nella tifoseria: leggiamo tutti i giorni persone schierarsi con gli allevatori o con gli ambientalisti a prescindere, spessissimo, purtroppo, senza sapere in pratica nulla di come davvero si viva in montagna e di cosa questo significhi. La montagna non è quella di Heidi, come forse immagina qualche “montanaro della domenica” e il lupo e i suoi attacchi con relativi uccisioni e danni – morali e psicologici ancor più che economici – non sono quelli dei cartoni animati. La complessità e il rispetto per la vita – di persone e animali, ma anche dell’ambiente, meritano risposte complesse e articolate. Personalmente, ritengo vadano avanzate considerazioni puntuali e valutata la situazione nel suo insieme, trovando il modo di tutelare – presto e bene – tutte le persone che hanno scelto e scelgono ogni giorni di rimanere sui nostri monti, che vanno ammirate e non attaccate perché cercano di difendere il loro lavoro e i loro animali. Le questioni, però, vanno affrontate sul serio e lontano da facili polemiche che non portano a nulla. Molti allevatori sono alla stremo e non devono essere o sentirsi abbandonati, bensì tutelati e aiutati.» Così De Godenz

Per Cavada invece «è ormai quotidiano il grido di disperazione che si leva dagli allevatori e dai pastori, sempre più spesso vittime di predazioni da parte di grandi carnivori, in special modo di lupi: quasi giornalmente si sentono notizie di animali sbranati, uccisi o gravemente feriti e di imprenditori disperati per l’incolumità del loro bestiame e della loro attività.Tutto ciò, oltre al danno economico diretto, porta con sé un rischio ancora più angosciante, ossia l’abbandono degli alpeggi. Le montagne e i prati del nostro Trentino si presentano in tutto il loro fascino anche perché c’è chi ogni giorno cura i pascoli, percorre i sentieri e pulisce il bosco, contribuendo a dipingere quel quadro che ammalia i turisti provenienti da tutto il mondo, i quali entrano in contatto un pezzo di storia che, almeno per ora, nella nostra terra non è stato ancora dimenticato. Un abbandono massiccio degli alpeggi significherebbe quindi perdere il contributo straordinario che questi uomini e queste donne danno al turismo della nostra Provincia: la promozione del territorio non può limitarsi a spot pubblicitari e offerte vantaggiose, certamente fondamentali, ma deve abbracciare un sistema coeso ed efficiente di sviluppo e di governo della montagna, impossibile senza la presenza e il lavoro di questi professionisti»

E ancora: «La Provincia ha sempre dimostrato agli allevatori la sua vicinanza e il suo supporto attraverso la fornitura di reti e di recinti, anche grazie al prezioso contributo del Corpo Forestale, ma oggi è chiaro che questo non è più sufficiente: questi lavoratori non chiedono né mance né particolari agevolazioni ma pretendono di poter svolgere la loro attività con serenità e tranquillità, senza essere costretti a vivere nella paura. Non possiamo più aspettare! Ieri ho avuto modo di incontrare alcuni allevatori colpiti da queste predazioni e questa mattina mi sono recato in visita a Malga Agnellezza dove mi sono confrontato con una guardia forestale e abbiamo convenuto che il problema c’è, che gli allevatori devono mettere in atto tutti i dispositivi di protezione, ma che è anche tempo che la Provincia, che so essere sensibile al tema, predisponga un piano strutturato e condiviso per arginare questo grave problema: lasciamo i pastori in montagna senza costringerli a diventare gendarmi».

 

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