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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Degasperi, uomo solo, rottamato dalla sinistra DC

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La diatriba su Alcide Degasperi può interessare o meno. Per alcuni può essere una noiosa discussione senza alcuna connessione con l’attualità. Per altri la storia è sempre magistra vitae, e comprenderla ha il suo perché.

La mia frequentazione con Degasperi è stata ridotta, per anni, ad un banale episodio: frequentavo il Liceo Prati, e nella mia classe c’era un archivio. Un giorno entrò una persona per prelevare le pagelle di due illustri “prataioli”, Cesare Battisti e, appunto, Alcide Degasperi. Ricordo che con alcuni compagni riuscimmo a sbirciare qualche voto dei due mitici personaggi… per fare due battute, e nulla più.

E’ stato molto più avanti che ho cercato di capire chi fosse davvero Degasperi, ed ho imparato ad apprezzarne la statura umana e politica.

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Oggi per me Degasperi è un po’ un “mito”, come o più di Engelbert Dollfuss, il cancelliere austriaco anticomunista ed antinazista ucciso dai nazisti nel 1934, e un altro cancelliere austriaco, Kurt Alois von Schuschnigg, nato a Riva del Garda, anche lui fiero avversario sia dei comunisti che dei nazisti (pagò con l’internamento in lager). Dollfuss e Schuschnigg sono oggi ben poco conosciuti, perché hanno scontato la damnatio memoriae dell’una e dell’altra parte.

Anche il povero Degasperi, in verità, è alquanto ignorato, sia in Trentino, sia, ancora di più, nel resto del paese. Il motivo è il medesimo: antifascista ed anticomunista, ha ricevuto sempre “legnate in testa” da entrambe le parti).

E’ stato accusato di essere un “democristiano”, in senso spregiativo, dai missini, che non gli perdonavano il suo antifascismo, ma anche da Togliatti e dai suoi uomini, che gli imputarono falsamente di essere un uomo “di destra”, perché li aveva sconfitti nel 1948, li aveva tenuti fuori dai suoi governi per anni, e aveva portato l’Italia nel patto Nato, contro la Mosca di Stalin.

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Se oggi qualcuno esalta il politico trentino non è tanto perché fu uno dei padri dell’Italia che rinasceva dopo la guerra e il padre dell’autonomia trentina, ma perché fu uno dei padri dell’Europa unita.

Ma anche questa celebrazione, purtroppo, patisce la strumentalizzazione storica.

Chi abbia letto Degasperi, infatti, sa bene quanto i suoi ideali siano stati traditi, proprio nella costruzione dell’Europa. Ma Degasperi fu tradito, o comunque ostacolato, costantemente, anche in vita.

Maria Romana Degasperi, alla morte del padre, dichiarò categoricamente che egli non lasciava eredi politici; nella sua biografia del padre, ella intitola l’ultimo capitolo “Degasperi, uomo solo”, ma si sofferma quasi solo sulla delusione del padre riguardo a quanto stava accadendo in Europa nel 1954.

Se andiamo a ripercorrere la storia della DC di quegli anni capiamo meglio la sua solitudine: nel partito i suoi più fieri avversari premevano per un’ alleanza a sinistra, con socialisti e comunisti.

Degasperi, al contrario, faceva l’impossibile per non cedere né da una parte né dall’altra. Quando il notaio Paolo Piccoli, che della DC ha fatto parte per molti anni, subito prima di tangentopoli, scrive e ribadisce, senza alcuna argomentazione, che Degasperi guardava -come lui- ad un’ alleanza con la sinistra politica, dimentica non solo che fu la sinistra a sfiduciarlo nel 1953, ma anche che Degasperi ad un certo punto si ritrovò “solo” all’interno del partito perché la corrente dei cosiddetti “professorini” e l’ala sinistra della Dc lo voleva spingere ad una alleanza a sinistra che egli non accettava a nessun costo (del resto non esitava a definire “fascisti” i metodi di molti presunti “antifascisti” del suo tempo).

La sinistra democristiana contro Degasperi – Basta leggere le cronache dell’epoca per trovare i nomi degli avversari democristiani di Degasperi, tutti appartenenti all’ala sinistra del partito: Giuseppe Dossetti (maestro di Aldo Moro e, in prospettiva, di Romano Prodi), l’aretino Amintore Fanfani, il futuro sindaco di Firenze Giorgio la Pira e il pisano Giovanni Gronchi, futuro presidente della repubblica. Sono questi – per lo più toscani come Matteo Renzi – i nomi degli artefici del centro-sinistra, che cominciò a prendere corpo diversi anni dopo la morte di Degasperi. E’ con questi, come nota lo storico Pietro Scoppola nel suo “La proposta politica di Degasperi”, che lo statista trentino non trovò mai “vera comprensione o possibilità di vero dialogo”!

Alla morte di Fanfani, nel novembre 1999 Repubblica ricordava il suo ruolo nell’apertura a sinistra, ma anche nel tramonto di Degasperi: “Fanfani non andava a caccia del potere, lo divorava. Fu lui a detronizzare Alcide Degasperi, nel congresso di Napoli del 1954”. Così invece l’Espresso del 24/07/2013: “Fanfani, il primo rottamatore che nel 1954, dopo il congresso di Napoli, liquida la classe dirigente degasperiana”.

Quanto a Gronchi, l’uomo che da presidente della Repubblica si adoperò per la collaborazione tra la Dc e i socialisti di Pietro Nenni, il suo scontro con il collega trentino era stato così frequente ed evidente che ai tempi era invalsa una battuta: per curare l’Italia dalla gronchite, basta qualche compressa di degasperina!

Insomma, l’apertura a sinistra da parte della Dc avvenne non con Degasperi, ma dopo la sua morte, ad opera di coloro che erano stati per anni i suoi avversari interni.

Questo può piacere o meno, ma è giusto presentare Degasperi per quello che è stato davvero, senza tirarlo per la giacchetta per giustificare i propri posizionamenti politici.

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