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Io la penso così…

5 domande al candidato Franco Ianeselli: vogliamo davvero utero in affitto e drag queen all’asilo?

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Egregio Direttore,

siamo un gruppo cittadini di Trento intenzionati, nell’ottica di un confronto, a chiedere al candidato Franco Ianeselli, che magnifica il suo “impegno a favore dei diritti della comunità LGBT”. Ci piacerebbe si esprimesse su un tema così  attuale quale è quello del ddl Zan-Scalfarotto-Boldrini contro l’omotransfobia (che dal prossimo 27 luglio sarà all’esame del Parlamento).

Chiediamo questo a Ianeselli perché il suo principale sponsor politico, il Pd, ha come responsabile del Dipartimento tematico dei diritti civili il senatore Sergio Lo Giudice: noto per essere ricorso all’utero in affitto, negli Stati Uniti, ben due volte.

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Per noi, per il diritto italiano, per molte femministe, commissionare e poi ritirare un bambino, come si farebbe al supermercato, scegliendo cioè un ovulo dall’apposito catalogo e pagando una donna perché partorisca un figlio che le verrà subito sottratto, non è affatto un diritto!

Per Franco Ianeselli, invece, affittare un utero e strappare ad un figlio la sua mamma rappresenta un diritto della comunità Lgbt, che sarebbe “omotransfobico” negare?

Vorremmo sapere altresì dall’esponente piddino se non ritiene il caso di prendere le distanze dal già citato onorevole Zan, il quale – non pago del fatto che per la legge italiana qualsiasi atto di violenza è sempre punito, contro chiunque esso sia rivolto, indipendentemente da sesso, religione ecc.- vuole la detenzione, la sottrazione della patente e del passaporto, la rieducazione coatta, insomma la morte civile, per i presunti colpevoli di bifobia, omotransfobia, misoginia.

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Si tratta com’è evidente di neologismi con cui si è voluto prima creare, a tavolino, un reato ideologico che non esiste, per poi trasformarlo in una patologia, non contemplata in alcun manuale di psichiatria, per catalogarlo, infine, tra gli psicoreati da punire in modo draconiano.

Le 5 domande

Le domande, dunque, sono le seguenti.

Franco Ianeselli concorda o meno con l’onorevole del Pd Alessandro Zan, quando costui invoca la galera per:

  • Quanti pensano che un bambino abbia diritto ad un padre e ad una madre e a non essere strappato alla sua genitrice che lo ha appena partorito?
  • Coloro che ritengono che legalizzare l’utero in affitto equivarrebbe ad introdurre una nuova forma di schiavitù, visto che molte donne si prestano a portare nel proprio grembo figli altrui solo perché spinte da necessità economiche?
  • Coloro che non apprezzano che negli asili i bambini siano indottrinati sul sesso da fiabe gender o da transessuali e drag queen?
  • Quanti non ritengono che esistano 52 sessi, ma soltanto due (maschi e femmine)… ?
  • Quanti pensano che non sia giusto che uomini transgender gareggino nello sport insieme alle donne, che accedano alle quote rosa, ecc. togliendo di fatto spazio alle donne vere?

Femministe contro il ddl ZAN

Concludiamo rammentando come non poche ed illustri femministe come Marina Terragni e Monica Ricci Sargentini, entrambe giornaliste del Corriere della Sera, entrambe di sinistra, abbiano espresso in modo chiarissimo la loro posizione, riguardo al ddl Zan, notando come l’introduzione anche della condanna della “misoginia”, oltre a configurare un reato del tutto vago e indeterminato, nasconde un significato del tutto opposto.

Ha scritto Monica Ricci Sargentini sulla sua pagina facebook il I luglio: “Ho spiegato perchè mi oppongo alla legge contro l’omotransfobia e mi hanno subito detto che sono omofoba. Avanti così. Finiremo tutte in carcere“.

Poichè il confronto è il sale della democrazia, speriamo in una risposta chiara e forte del candidato Ianeselli.

A cui forniamo anche, perché possa farsi un’idea più chiara, qualora non l’avesse, alcuni documenti: (clicca qui per vederne uno)

Utero in affitto. «Commercio di bambini, donne sfruttate come “forni a legna”»

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/ora-lgbt-e-femministe-litigano-sulla-legge-contro-lomofobia-1874588.html

Cordialmente

Antonio G., Debora P., Lorena A., Pino V. e molti altri

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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