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economia e finanza

Casse Rurali, più solide delle maggiori banche europee. L’utile vola a 65 milioni

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Nella complessa fase di riorganizzazione del credito cooperativo, le Casse Rurali trentine rafforzano la loro solidità patrimoniale e confermano la propria missione di garantire sostegno ai territori.

Questo è uno dei dati più significativi presentato ieri pomeriggio ai presidenti e direttori di tutte e sedici le Casse Rurali del Trentino presenti all’annuale convegno di settore, in preparazione dell’assemblea del 31 luglio, presieduto dalla presidente del Collegio sindacale Patrizia Gentil.

All’ordine del giorno i principali risultati economici del settore, la relazione della Banca d’Italia sulle prospettive dell’economia, l’elezione dei candidati per il cda della Federazione e la presentazione dei candidati presidenti.

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Finora solo Roberto Simoni ha formalizzato la sua candidatura. Nella sua presentazione, ha ricordato il suo passato di presidente di Cassa Rurale (Pinzolo) e ribadito il ruolo fondamentale delle Casse Rurali sul territorio, da mantenere e tutelare anche attraverso la rete di sportelli capillare. Sui rapporti tra la Federazione e la Capogruppo Cassa Centrale ha ammesso che in passato “qualche passaggio storto c’è stato. Mi impegnerò a tenere unita la cooperazione, e a far capire quanto serve al Trentino la presenza delle Casse Rurali”.

Sui rapporti con Federcasse è intervenuto il delegato Ermanno Villotti, ricordando i temi in agenda, primo tra tutti l’adozione del nuovo Statuto, che dovrebbe essere varato entro l’anno: “purché si trovi un equilibrio e una condivisione con i Gruppi bancari”, ha affermato.

I risultati economici – Vincenzo Visetti, referente per il settore credito, ha presentato i risultati aggregati registrati fino al 31 dicembre 2019, quindi in epoca “pre-Covid”. Nelle 16 Casse Rurali trentine i prestiti reali, ovvero al netto delle svalutazioni di crediti deteriorati, sono risaliti di oltre il 3%. Questa crescita si registra sia nei confronti delle famiglie sia delle imprese. Significa 251 milioni di euro di più rispetto al 2018.

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Questo nonostante il dato complessivo sugli impieghi lordi restituisca valori ancora negativi (- 4,3%, per un importo complessivo di 425 milioni di euro), per effetto, appunto, dell’impegno a diminuire la quota dei crediti deteriorati. La partita dei crediti deteriorati. Attualmente, sul totale dei crediti lordi, i cosiddetti “Npl” rappresentano il 10%, rispetto al 15% del 2018. Nel 2015 erano al 25%. Significa che in cinque anni i crediti deteriorati sono stati ridotti di quasi due terzi.

La quota del 10% rimane leggermente al di sopra della media del sistema bancario nazionale (che è inferiore al 7%), ma inferiore al sistema Bcc e Casse Rurali che è invece al 10,7%.

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La raccolta complessiva cresce in maniera apprezzabile (+4,3%), trainata soprattutto da quella indiretta, in particolare dalla componente del risparmio gestito che sfiora il 20% di incremento (esattamente +19,7%).

Si conferma l’impegno delle Casse Rurali nel sostenere iniziative sul territorio ad alto valore sociale, con erogazioni complessive per 13,4 milioni di euro. Cresce anche il patrimonio complessivo, che ora è di 1.431 milioni, più 65 milioni rispetto all’anno precedente (1.367 milioni).

Casse Rurali più solide delle maggiori banche europee – Si conferma la solidità patrimoniale complessiva delle Casse Rurali, con un Cet 1 ratio (indice che misura il rapporto tra attività di rischio e capitale primario) del 19,73%, superiore alle maggiori banche europee (mediamente al 17,70%). Le prime quattro banche italiane sono intorno al 13%.

Il lungo percorso di cambiamento – Le Casse Rurali sono interessate da qualche anno ad un cambiamento epocale, peraltro accompagnato da una forte crescita dei soci, che in vent’anni sono passati da 77mila a 130 mila. E mentre i soci crescevano, si riduceva il numero degli istituti per effetto delle aggregazioni: vent’anni fa erano 65, dieci anni fa 46, attualmente sono 16.

Gli sportelli si trasformano, favorendo l’automazione delle operazioni più comuni, e calano di numero, per effetto soprattutto di una migliore distribuzione dopo le fusioni: dieci anni fa erano 383, cinque anni fa 344, ora 304 (meno 6 nel primo semestre di quest’anno), pur mantenendo una capillare presenza territoriale.

Cresce in compenso la dimensione degli istituti: nel 2000 i dipendenti medi erano 30 per Cassa, vent’anni dopo sono 125. Rurali alla prova della redditività – Il valore dell’utile complessivo nel 2019 è di 65 milioni di euro, in aumento del 23% rispetto all’anno precedente che si era fermato a 52,8 milioni.

Questo risultato, molto positivo, solo in parte si può ascrivere alla redditività delle banche. In buona parte è dovuto (circa 40 milioni di euro) alla riduzione del rapporto tra rettifiche (che si attenuano) e riprese di valore (che crescono). La differenza tra le due voci nel 2018 era negativa per 67 milioni, nel 2019 era di meno 28 milioni.

Se si analizza l’attività caratteristica, il margine di intermediazione (differenza tra tassi attivi, passivi, commissioni, dividendi, ovvero il “guadagno” delle banche) è in calo di quasi 18 milioni per effetto delle dinamiche negative dei tassi di mercato, anche se crescono leggermente i ricavi da commissioni.

Con i tassi di interesse prossimi allo zero, il margine di interesse (differenza tra tassi attivi e passivi) cala di 36,5 milioni, mentre la compravendita titoli registra un aumento di 17 milioni.

Il risultato lordo di gestione è di 91 milioni, meno 20 dall’anno scorso. Si registra positivamente una riduzione significativa delle spese amministrative (meno 10 milioni), parzialmente compensata in negativo dall’aumento dei costi del personale.

Questo è dipeso in buona parte dai prepensionamenti, che come noto vengono “spesati” subito e per intero ma che porteranno benefici sui bilanci degli anni successivi. Tra il 2017 e il 2019 ci sono stati circa 200 tra pre-pensionamenti e uscite incentivate, quest’anno se ne prevedono altri 130 circa. Da qui al 2026 potrebbero aggiungersene altri 150.

Attualmente (dati al 30 giugno 2020) i dipendenti totali sono 1.990, 334 in meno rispetto al 2010.

La Banca d’Italia sulle prospettive dell’economia provinciale – “Dobbiamo attenderci un calo del Pil in Trentino molto prossimo al 10%”, ha affermato Antonio Accetturo, capo della Divisione analisi e ricerca economia territoriale della Banca d’Italia – filiale di Trento. “Questa crisi sta colpendo una economia che stava già rallentando”.

In tre mesi il Trentino ha perso qualcosa come 10 mila posti di lavoro fra cessazioni e mancate assunzioni, in gran parte contratti a tempo determinato, pari all’1% del totale della forza lavoro. Il primo effetto del lockdown sulle imprese è stato un forte aumento della domanda di finanza, che ha riguardato tutti i tipi di azienda.

Ma non si registra il rapido peggioramento della qualità del credito che aveva invece caratterizzato le precedenti crisi del 2008 e 2011. “Merito – ha detto ancora il dott. Accetturo di un settore produttivo che è arrivato alla crisi più sano che in passato, e della selezione del credito operata dalle banche. Negli ultimi anni infatti sono aumentati i prestiti alle imprese sane e fortemente diminuiti quelli nei confronti di imprese rischiose”.

I candidati del credito per il cda della Federazione – Il convegno del credito ha votato i quattro nomi che spettano al settore (su cinque candidati) da indicare all’assemblea del 31 luglio per il consiglio di amministrazione della Federazione. Essi sono Mauro Mendini (Cr Rotaliana e Giovo) Adriano Orsi (Cr Alta Vallagarina), Claudio Valorz (Cr Val di Sole) ed Enzo Zampiccoli (Cr Alto Garda). Zampiccoli ha presentato la propria candidatura nella giornata di ieri. Nella votazione non è passata la candidatura di Giorgio Vergot (Cr Alta Valsugana).

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