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Politica

Alcide De Gasperi, Agnoli e Cia rispondono al notaio Paolo Piccoli: «Legare la sua figura all’estrema sinistra di Ianeselli è una forzatura»

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Hanno scatenato incredulità e ironia le parole del notaio Paolo Piccoli candidato dell’estrema sinistra a sostegno di Franco Ianeselli, l’indomani della presentazione del candidato sindaco Marcello Carli avvenuta in piazza Venezia ai piedi della statua di Alcide De Gasperi.

Su l’Adige di domenica 5 luglio, il notaio Paolo Piccoli, capolista di Insieme per Trento Franco Ianeselli sindaco, ha lanciato un’invettiva: “Giù le mani da Alcide De Gasperi”.

Il senso dell’articolo è molto semplice: nessuno citi il grande statista trentino, perché solo noi possiamo farlo. Gli altri no. Degasperi era infatti di centro sì, ma guardava a sinistra.

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E va bene: stando oggi a sinistra (una sinistra priva di un centro), nonostante il passato democristiano, Piccoli deve dire così. Ma la storia non bisogna strumentalizzarla pro domo propria.

Sulle dichiarazioni di Piccoli sono intervenuti Francesco Agnoli candidato che sostiene Silvia Zanetti e il segretario di Agire per il Trentino Claudio Cia

LA REPLICA DI FRANCESCO AGNOLI – «Avendo il sottoscritto citato più volte Degasperi – ad esempio in occasione della presentazione della lista di Si può fare! (Silvia Zanetti sindaco), cioè ben prima della quarantena- , mi sento in dovere di ricordare alcuni fatti storici.

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Alcide Degasperi appartiene, come noto, al mondo popolare, al cosiddetto cattolicesimo sociale, che ha come vocazione quella di seguire la linea dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII: enciclica che ispira anche don Lorenzo Guetti e la cooperazione trentina, e che se da un lato si oppone al liberismo economico, a un capitalismo che pone il denaro al di sopra dell’uomo, dall’altra è del tutto antitetica alla visione della sinistra di allora, egemonizzata dal marxismo.

Se vogliamo ricordare alcuni episodi determinanti nella vita di Degasperi, non possiamo citare, decontestualizzato, un solo fatto, le elezioni del 1952 nel comune di Roma, come fa Piccoli nell’articolo suddetto.

Dobbiamo invece partire dal 1909, anno in cui Benito Mussolini viene nella nostra città di Trento per rimanervi alcuni mesi. Luigi Sardi, nel suo Battisti Degasperi Mussolini. Tre giornalisti all’alba del Novecento, racconta gli scontri durissimi tra Degasperi e i suoi due principali avversari di allora: Benito Mussolini e Cesare Battisti, entrambi militanti del partito socialista.

Non si può dimenticare infatti che Mussolini nasce e cresce nel partito socialista, e che molti dei suoi ideali della giovinezza rimarranno vivi e operanti anche nel ventennio fascista. Del resto anche molti altri gerarchi del fascismo, da Roberto Farinacci ad Alberto Beneduce, hanno militato nella file del socialismo (per non parlare delle muse ispiratrici del duce, Angelica Balabanoff e Margherita Sarfatti, entrambe socialiste; vedi:(https://www.youtube.com/watch?v=R43H19ZKk1c).

Il giovane Degasperi è dunque un avversario strenuo del socialismo, della sua visione di Dio, dell’uomo e della famiglia, così come sarà un coriaceo detrattore del fascismo, negli anni del ventennio. Nascosto per numerosi anni, anche insieme, dopo il 1938, ad alcuni docenti ebrei, nella biblioteca Vaticana, Degasperi torna sulla scena politica con la crisi del fascismo.

Come si colloca, in questi anni decisivi per il nostro paese? Ovviamente lavora per costruire un’Italia “antifascista”, ma anche, e questo è ciò che Piccoli ha voluto omettere, anticomunista. La destra fascista è ormai un problema del passato: al presente, in Italia, l’unica aggregazione che può contendere il primato alla Democrazia Cristiana è quella composta dalle sinistre, socialisti e comunisti.

Le sinistre italiane di allora vogliono legare l’Italia a Mosca: Degasperi invece si reca in America per chiedere aiuti economici, e poi, due anni dopo, fa entrare l’Italia nel patto Nato, cioè il patto militare contrapposto al patto di Varsavia, cui aderiscono i paesi comunisti.

Poi, il 18 aprile 1948, Degasperi schiera la Dc contro le sinistre, raggiungendo la vittoria e scongiurando il rischio che l’Italia possa passare dal totalitarismo fascista a quello comunista.

Richiesta degli aiuti economici agli americani, adesione al patto Nato, sconfitta delle sinistre nel 1948: questi sono gli eventi decisivi nella vita politica di Degasperi, in cui lo statista trentino non è affatto un alleato della sinistra, bensì, al contrario, il suo principale avversario.

Anche la costruzione dell’Europa da parte di Degasperi, Adenauer e Schuman, tutti e tre popolari, tutti e tre contrapposti, in precedenza, a nazisti e fascisti, è legata anche alla volontà di dare all’Europa un’anima e una forza che la rendano alleata ma non suddita degli Usa, e soprattutto alternativa all’URSS, cioè al paese cui guardano invece, come fosse la Terra Santa, le sinistre italiane.

Arruolare Degasperi a sinistra, come fa il notaio Paolo Piccoli, è dunque una forzatura storica davvero notevole. Per concludere, ricordo che l’ultimo governo Degasperi, l’VIII, del 1953, cadde proprio per l’opposizione determinante delle sinistre (oltre che di monarchici e missini, numericamente piuttosto ininfluenti).»

Claudio Cia invece usa toni meno concilianti nella sua disamina delle parole del notaio Piccoli: «L’idea di fare campagna elettorale parlando degli altri mi pare certifichi clamorosamente l’assenza di qualcosa di proprio da dire – replica Claudio Cia – detto questo, parlando di credibilità, ci spieghi piuttosto il Piccoli che scrive libri su De Gasperi come concilia il suo sostegno a Ianeselli, uomo del sindacato comunista CGIL che, ad oltre 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, ha ancora come stendardo la bandiera rossa (simbolo di morte ed oppressione per oltre 60 milioni di persone) senza contare il sostegno del candidato sindaco a politiche come: l’utero in affitto, l’aborto e le lobby LGBTQ più fautrici della disgregazione del ruolo della famiglia naturale. Probabilmente Degasperi si limiterebbe a dirgli che “Nell’urna elettorale Dio ti vede, Stalin no”. Noi, come diceva De Gasperi, sappiamo che “oggi belano i comunisti, ma ben conosciamo le loro zanne e lo zoccolo da caproni”.»

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