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Trento

Relazione difensore civico: nel 2019 aperte 750 pratiche

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Il difensore civico provinciale, Gianna Morandi e il garante provinciale dei minori, Fabio Biasi hanno presentato oggi alla stampa le relazioni sull’attività 2019, che il giorno 1 luglio verranno esaminate dal Consiglio provinciale.

In particolare, Fabio Biasi ha assunto le funzioni nell’ottobre dello scorso anno, mentre nei mesi precedenti del 2019 la tutela dei diritti dei minorenni è stata svolta dal difensore civico provinciale, come disponeva la precedente normativa in materia.

Il presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder ha introdotto la conferenza stampa evidenziando il ruolo strategico degli istituti incardinati presso il Consiglio provinciale che operano da tramite tra cittadini e pubblica amministrazione nella risoluzione di innumerevoli questioni, spesso estremamente delicate e ricordando che è recentissima la separazione dei ruoli della difesa civica e del garante dei minori e l’istituzione del ruolo del garante dei detenuti.

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Il presidente ha espresso anche l’auspicio che si completi al più presto il mosaico dei comuni che aderiscono alla convenzione con il difensore civico: ne mancano all’appello 32, più una comunità di valle.

Un bilancio positivo sia per le interlocuzioni con i cittadini che con le amministrazioni, quello offerto dalla difensora civica Gianna Morandi che per la prima volta incontra la stampa per presentare la relazione sull’attività svolta.

Le materie per le quali i cittadini si rivolgono all’istituzione del difensore, incardinata presso il Consiglio provinciale, ha detto, sono le più disparate: assistenza sanitaria, edilizia abitativa, urbanistica, fiscale, politiche socio assistenziali, con il procedimento amministrativo a fare la parte del leone. Il contesto normativo in cui operiamo, ha osservato Morandi, è assolutamente farraginoso, con incessanti rimandi a successive modifiche normative. Sul piano provinciale abbiamo un quadro organico di leggi di settore e un’intensa disciplina regolamentare. In questa complessità, il difensore deve farsi carico di innumerevoli criticità di “non certezza” del diritto, che è meno granitico e molto più “fluido” rispetto al passato.

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Si ricorre alla difesa civica principalmente per chiedere una consulenza, in moltissimi casi in materia di accesso documentale, accesso civico (semplice o generalizzato). Si tratta di aspetti disciplinati dal decreto legislativo trasparenza, recepito con la legge provinciale 4 del 2010. A questo proposito Morandi ha evidenziato un limite nella legislazione vigente e la necessità che il ruolo del difensore possa essere più incisivo in materia di accesso agli atti.

Il difensore civico riceve infatti quotidianamente numerose richieste di riesame avverso i dinieghi (espressi o taciti) di accesso agli atti, rispetto ai quali però il potere del difensore è limitato alla sollecitazione, non disponendo di poteri coercitivi specifici nei confronti delle amministrazioni e non potendo dunque obbligare a consentire l’accesso nel caso in cui l’amministrazione inadempiente non voglia adeguarsi alla sollecitazione del difensore. Un limite, questo, messo in evidenza anche dalla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi nelle varie relazioni trasmesse al Parlamento.

Quanto ai numeri si è registrata nel 2019 una leggera flessione, ininfluente sull’attività dell’Istituto che va letta e interpretata in termini qualitativi.

Poco il tempo a disposizione del garante dei diritti dei minori, insediatosi il 14 ottobre scorso, per fare un vero e proprio bilancio dell’attività. Biasi, che proviene da una consolidata esperienza in ambito giuridico e giudiziario, ha premesso che tutti gli interventi diretti alla tutela degli interessi dei minori non sono “né innocenti, né innocui”, nel senso che la materia è delicatissima e presenta notevoli complessità e criticità.

Due le iniziative evidenziate da Biasi sulle quali fin da subito ha concentrato gli sforzi: in primo luogo l’istituzione di un tavolo di confronto sul diritto all’ascolto dei minori (ascolto clinico e forense): migliorare la comunicazione con i minori, ha detto, è la chiave per rendere le decisioni più sagge e rispondenti alle loro esigenze. Accanto a questo Biasi ha sottolineato l’importanza di una formazione completa di chi si offre nelle relazioni di aiuto, per evitare di trasferire le proprie nevrosi sul bambino e porsi come tramite “sano” e “risolto”, escludendo che un intervento di soccorso si concretizzi in un danno o una complicazione per il minore.

Infine il garante ha rappresentato la necessità di darsi un tempo di riequilibrio dopo la pandemia, per riparare i danni inevitabilmente prodotti sull’infanzia dall’isolamento, evidenziando l’importanza dei luoghi della socialità e della didattica in presenza nella formazione dei più piccoli. Anche per segnalare questi temi, rappresentatigli da numerosi genitori e associazioni, il 7 luglio prossimo Biasi ha chiesto di essere ascoltato congiuntamente dalle Commissioni legislative che si occupano in Consiglio provinciale dell’istruzione e delle politiche sociali.

Nel concreto nel 2019 sono state aperte 718 pratiche per quanto riguarda la difesa civica (68 in meno rispetto al 2018) e 32 a garanzia dei minori (20 in meno rispetto al 2018).

L’argomento dei ricorsi al garante ha riguardato per il 40,27% l’ordinamento, il 32,80% l’economia e il lavoro, il 12,67% i servizi sociali e culturali, il 10% il territorio e l’ambiente e il 4,27% la tutela dei minori.

Le criticità per la maggior parte sono state segnalate tra privati cittadini ed istituzioni. Per quanto riguarda i minori le problematiche sono state riconosciute nell’ambito famigliare,nei livelli di socio assistenzialità e nella scuola. Nel 2019 il garante è intervenuto per un caso di violenza e abusi e uno per discriminazione

I tempi di risposta del garante nel 34,4% dei casi è stato entro i 15 giorni. Nel 17,8% di un mese, nel 19,12% di due mesi, nel 9,12% dei casi nei 3 mesi.

Nel 4,89 % dei casi il garante non ha risposto.

 

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