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Rovereto e Vallagarina

Covid-19: il grido dei bambini

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Dove sono stati in questi mesi i nostri bambini? Dove sono oggi e dove saranno nei prossimi mesi? C’è chi ha provato a dare risposta a queste domande, chi lo sta facendo con tutto il suo impegno e chi risponde con il silenzio. Un silenzio che viene udito soprattutto da loro, che sono il nostro futuro.

Così una bambina trentina, che da tre anni si è trasferita a Malta per continuare ad andare a scuola studiando anche l’inglese, insieme ad altre famiglie italiane parte dell’Associazione roveretana ‘Grande Quercia’, ha deciso di rompere anche quel silenzio.

In che modo?

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Con uno strumento che ben conosce da anni: l’arte. Musica, parole e immagini per dire al mondo, senza mezzi termini, cosa le è stato imposto in questi mesi, ciò che le è stato strappato via dalle mani, i suoi dubbi e le sue speranze.

H. B., di 12 anni, ha dato vita ad un video, dal titolo ‘Like a sunflower’ (Come un girasole), che ha vinto il concorso “Progett Qawsalla” – Global Hope from Home del Ministero della Pubblica Istruzione a Malta. Il progetto è finanziato attraverso il GENE (Global Education Network Europe) in riferimento agli obiettivi dell’UNESCO per lo sviluppo sostenibile.

“Mi hanno strappato alla mia infanzia innocente e ciò che una volta era normale per me ora è diventato un divieto” racconta con le sue parole, tra le note del pianoforte e del violino, strumenti che lei suona fin da piccola, aiutata anche dal maestro Andrea Ferroni e dalla sua mamma, Debora Comper, musicista e compositrice, direttrice artistica di Grande Quercia e di Great Oak (l’Associazione gemella che ha sede a Malta).

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“Sono solo un bambino in questo mondo moderno, ma improvvisamente mi sono trovato a ragionare come un adulto, seguendo una cometa infuocata che semina paura e incertezza sulla sua scia. Una scia che annuncia violazioni di diritti e libertà, relazioni interrotte, imposizioni ingiustificate e un futuro sotto un controllo ingiusto.”

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Cosa vedono gli occhi dei bambini?

“Vedo intorno a me un mondo che cambia senza che tutti lo abbiano deciso e voluto, vedo l’incertezza che entra nel cuore delle persone e la paura che sta distruggendo le relazioni. Vedo le famiglie disorientate e in difficoltà economiche, i bambini privati della scuola e la condivisione tra pari, gli insegnanti che affrontano il disumano insegnamento online. Vedo negozi chiusi e teatri deserti, vedo parole di luce che non riescono a trovare uno spazio per essere pronunciate.”

L’appello di H.B arriva chiaro e forte e si unisce al grido di tutti quei bambini ancora inascoltati: “Il mio grido è una chiamata per tutti, chiamo i miei piccoli e grandi fratelli a unirsi alle voci di pace e giustizia per cantare una nuova canzone. La musica è nei nostri cuori, le note sono i nostri talenti, le parole le nostre speranze, i dolci ‘legato’ sono le giostre della fratellanza, i vivaci ‘staccato’ sono le marce di giustizia. Le voci dei bambini sono argento e oro, sanno attraversare le barriere del pregiudizio e della rigidità.”

Chi risponderà a questo grido?

“Le previsioni che si delineano, soprattutto in ambito scolastico, per il tempo futuro non sembrano accogliere queste richieste, i bisogni dei bambini, coloro ai quali l’istruzione e l’insegnamento sono rivolti”.

Come è possibile impedire loro di abbracciarsi, di stare gli uni vicino agli altri? Come è possibile relegarli in uno spazio delimitato, come una sorta di prigione? Che pena devono scontare? I nostri errori?

H. B. definisce ‘disumano’ l‘insegnamento online e infatti i rischi connessi ad un uso eccessivo della tecnologia sono ben noti: lo psichiatra tedesco Manfred Spitzer parla dei danni di una vera e propria patologia, la demenza digitale, che dà anche il titolo al suo libro.

Partendo da studi e ricerche il dottor Spitzer spiega come un eccesso di digitalizzazione indebolisca il corpo e la mente soprattutto dei bambini, creando problemi di concentrazione e favorendo la depressione. Ciò che lui afferma è frutto anche della sua diretta esperienza nelle clinica psichiatrica che dirige; sono tanti i casi di dipendenza da videogiochi e da internet da lui affrontati e in cui la vita dei pazienti è stata completamente distrutta dai media digitali.

Demenza digitale significa disturbi della memoria, dell’attenzione e della concentrazione, un appiattimento emotivo e ottusità.

Un’altra sindrome importata dal Giappone è l’hikikomori: ragazzi chiusi nel loro mondo digitale che diventa una gabbia terribile dalla quale non riescono più a uscire. ‘Spegni lo schermo del nostro dolore’ è l’appello lanciato proprio da una giovane che quella gabbia l’ha aperta e ha ritrovato la luce.

Anche Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo all’Università di Padova (che ha curato la ricerca “Digitale sì, digitale no”, promossa da Centro studi ImparaDigitale, Cnis, Acer e Università di Padova con il supporto della Bocconi), pone l’accento sull’importanza della relazione con il bambino e del bisogno di recuperare l’umano. “Dobbiamo comprendere come far ripartire il processo alimentando il sistema delle emozioni, dell’abbraccio, dello sguardo”, afferma la Prof.ssa Lucangeli, “sono questi fattori che innescano nel cervello la connessione della parte razionale con quella emotiva nella intersoggettività comunicativa. In questo processo la tecnologia può essere un alleato fondamentale per agganciare il ragazzo e far crescere la sua voglia di conoscenza: ma è uno strumento, non una sostituzione di quella relazione, strumento che deve essere guidato sempre dall’umano.”

Cara H. B. che il tuo girasole possa raggiungere il sole che cerchi e che è dentro di te, che possa intrecciarsi con i tanti girasoli che come te attendono il giusto nutrimento da noi adulti, giardinieri spesso ciechi e distratti.

I contenuti del video (Musica e testi di Hamal – Arrangiamento di Maurizio Morgantini) sono stati ispirati dalle seguenti risorse:

www.nogeoingegneria.com

www.veritasliberabitvos.info/appeal/

https://childrenshealthdefence.org

 

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