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Licenziamenti in periodo Covid 19: fino al 17 agosto possono essere effettuati solo per giustificato motivo

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Il coronavirus ha impattato negativamente e in modo incisivo sulla nostra economia.

Diversi lavoratori infatti, allarmati, chiedono delucidazioni rispetto ai loro diritti che rischiano di essere violati in un momento già di per se distinto da incertezza e precarietà economica.

A questo si aggiungono interrogativi anche per l’apprensione e il terrore per la minaccia di una possibile seconda ondata di contagio a partire dall’autunno prossimo, così come preannunciata dagli esperti.

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Ho scelto una domanda del signor Riccardo S. di Pergine Valsugana che esprime un quesito comune ad altri lettori “Caro Avvocato, ho sentito che per il Coronavirus l’azienda non mi può licenziare? È vero? E se mi licenzia non posso fare la NASPI? È vero?”

Prima di risponderle è necessario fare una premessa relativa ai motivi per i quali un datore di lavoro può procedere al licenziamento del proprio dipendente.

È bene sapere i licenziamenti, in via generale, possono avvenire in tre motivazioni: licenziamento per giustificato motivo oggettivo, licenziamento per giustificativo motivo soggettivo e licenziamento per giusta causa.

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Nella prima ipotesi (licenziamento per giustificato motivo oggettivo) il datore di lavoro licenzia un dipendente per ragioni relative “all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”.

In questo caso quindi, il licenziamento è legato a motivi aziendali e non a motivi riferibili al lavoratore. Ad esempio a seguito dell’introduzione di un nuovo macchinario che permette di produrre un prodotto con un lavoratore piuttosto che con tre. Il datore di lavoro quindi, nel rispetto dei principi sanciti dalla legge e della giurisprudenza potrebbe decidere di licenziare i due lavoratori divenuti in esubero.

Diversa è l’ipotesi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa.

In queste due ultime ipotesi infatti, il licenziamento è legato al comportamento del lavoratore. Si pensi ad esempio al licenziamento per furto in azienda, ovvero il caso in cui il dipendente si assenti ingiustificatamente dal lavoro senza fornire alcuna giustificazione.

Più precisamente, il licenziamento per giustificato motivo soggettivo “è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro, mentre il licenziamento per giusta causa è determinato da un comportamento del dipendente talmente grave da “non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro nemmeno per un altro giorno.

Per tali ragioni, nel primo caso il lavoratore avrà diritto all’indennità sostitutiva di preavviso prevista dal CCNL applicato al rapporto di lavoro, mentre nel secondo non avrà diritto alla predetta indennità.

Per capire le ragioni che hanno indotto il datore di lavoro a licenziare il dipendente bisognerà fare riferimento alla lettera dio licenziamento, nella quale il datore di lavoro dovrà specificare i motivi che lo hanno indotto a risolvere il rapporto di lavoro in essere.

Fatta tale premessa, si evidenzia in seguito all’emergenza epidemiologica da COVID-19, il legislatore ha introdotto un divieto di licenziamento nei confronti delle aziende, ma soltanto per i casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Tale divieto, in un primo momento era stato previsto per un periodo di 60 giorni a decorrere dal 17 marzo 2020, mentre successivamente è stato prorogato fino al 17 di agosto.

Pertanto tutti i licenziamenti del singolo lavoratore intervenuti per giustificato motivo oggettivo nel periodo dal 17 marzo 2020 al 17 agosto 2020, sono illegittimi e pertanto possono essere impugnati dal lavoratore.

Pertanto restano salvi i licenziamenti per giustificato motivo oggetti o per giusta causa, che andranno valutati caso per caso, al fine di valutare la loro legittimità o illegittimità.

Tuttavia, nel caso in cui il lavoratore sia licenziato nonostante il suddetto divieto, lo stesso potrà sempre accedere alla NASPI.

L’INPS infatti con messaggio n. 2261 del 1 giugno 2020 ha ricordato che la NASpI è una prestazione riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione, precisando che ha: non rileva dunque, a tal fine, il carattere nullo del licenziamento per giustificato motivo oggettivo -intimato da datore di lavoro nel periodo soggetto a divieto – atteso che l’accertamento sulla legittimità o meno del licenziamento spetta al giudice di merito, così come l’individuazione della corretta tutela dovuta al prestatore”.

Infine, al fine di permettere una corretta tutela al lavoratore licenziato, è giusto ricordare che i licenziamenti vanno impugnati in via stragiudiziale entro 60 giorni da quando il dipendente ne ha ricevuto comunicazione e nei successivi 180 giorni dall’invio della predetta impugnativa.

A cura di: Avvocato Donatella Bussolati

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