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Italia ed estero

Colao e 5G: un ‘singolare errore’ e tante domande

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Tra le proposte per il rilancio del nostro Paese presentate alla Presidenza del Consiglio dalla task force guidata da Vittorio Colao c’è quella che riguarda il 5G (al punto 27): accelerare lo sviluppo delle reti 5G anche prevedendo di escludere l’opponibilità locale quando protocolli nazionali sono rispettati.

In che modo?

Attraverso la necessità di «adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio».

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Sembrerebbe, quindi, che gli attuali limiti europei (quelli che tutelerebbero dai rischi) sarebbero 3 volte più alti di quelli italiani.

In concreto, si dovrebbe dedurre che 61 V/m sarebbero 3 volte 20 V/m.

In realtà Colao e i suoi sono caduti in un “singolare errore di calcolo”, secondo quanto espresso in una istanza firmata da Isde Italia Associazione Medici per l’Ambiente e dalla rete Legalità per il clima.

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“In realtà, il valore è 10 volte più alto. Infatti il limite nel DPCM 8/7/2003 è espresso in W/mq, valore che tiene conto tanto del campo elettrico quanto del campo magnetico. Il limite italiano è 1 W/mq (20 V/m per il campo elettrico e 0,05 A/m, e il loro prodotto è 1 VA/mq, e VA=W), mentre quello europeo è 10 W/mq (61 V/m di campo elettrico e 0,164 A/m).

L’informazione contenuta nella parte citata del documento è pertanto incompleta, come tale errata e soprattutto fuorviante. Non consente di comprendere che l’aumento del limite di campo elettrico comporta un aumento proporzionale del campo magnetico (per questo il limite è espresso in W/mq). Inoltre, essa tace dei 6 V/m (0,1W/mq) che sostituiscono i limiti nei casi di esposizioni in edifici adibiti a permanenze superiori a 4 ore.”

Quindi ciò che in realtà viene chiesto dal Piano Colao è di “portare l’elettrosmog da 6 V/m a ben 61 V/m (cioè + 10 volte rispetto ad oggi). Si tratterebbe di un vero e proprio attentato ambientale, necessario per far funzionare almeno un milione di nuove antenne nell’irradiazione multipla e cumulativa senza precedenti nella storia dell’umanità, voluta per connettere 1 milione di oggetti per chilometro quadrato sul 98 per cento del territorio nazionale”, dichiarano i Senatori Saverio De Bonis e Carlo Martelli nel testo della interrogazione presentata al Governo.

Sen. Carlo Martelli e Saverio De Bonis

Se da un lato c’è la volontà di incrementare lo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate, dall’altro c’è l’impatto che tutto questo ha inevitabilmente sulla salute dei cittadini.

I due Senatori della Repubblica membri del Gruppo Misto affermano che “gli effetti sulla salute dell’uomo sono sconcertanti. Un riesame dei dati canadesi dell’Interphone, dopo correzione di alcuni bias, ha dimostrato un rischio doppio di glioma (OR 2.2, intervallo di confidenza al 95 per cento 1.3-4.1) in seguito ad utilizzo intenso di cellulari (Momoli et al, 2017). Inoltre, l’evidenza che radiazioni a radiofrequenza (RF) a determinate potenze creano conseguenze biologiche e sanitarie è schiacciante; (…) le conoscenze scientifiche sui rischi per la salute correlate sono notevolmente aumentate e in continua crescita. Nel 2015 scienziati di 41 Paesi, tra cui l’Italia, hanno comunicato il loro allarme alle Nazioni Unite e all’Organizzazione mondiale della sanità, affermando che “numerose recenti pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato che i campi elettromagnetici colpiscono organismi viventi a livelli molto al di sotto della maggior parte delle linee guida internazionali e nazionali. Più di 10.000 studi scientifici sottoposti a peer review dimostrano danni alla salute umana derivanti dalle radiazioni RF”. Questi scienziati hanno rivolto un appello all’Europa per chiedere il blocco della tecnologia 5G, a causa delle crescenti preoccupazioni per l’aumento delle radiazioni da radiofrequenza e dei relativi rischi per la salute cui sono sottoposti i cittadini europei.”

Inoltre, ciò che questa proposta del Piano Colao vorrebbe fare è disattendere “qualsiasi tipo di civile opposizione e di moratoria territoriale adottata dai sindaci in difesa della salute dei loro concittadini, in attesa della riclassificazione della cancerogenesi delle radiofrequenze onde non ionizzanti annunciata con priorità entro il 2024 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro”. Ad oggi infatti sono 346 i Sindaci che hanno emanato ordinanze urgenti e contingibili fermando il 5G e 520 i Comuni d’Italia che hanno approvato atti amministrativi precauzionali.

“Nel Piano viene richiesto al Governo di non considerare la legittimità costituzionale delle ordinanze urgenti e contingibili Stop 5G, di eliminare la consolidata giurisprudenza amministrativa in materia sanitaria che trova nel Sindaco la massima autorità garante della tutela della salute pubblica. ‘Escludere opponibilità locale se protocolli nazionali sono rispettati’. Nessuno si era mai spinto fin qui proseguono De Bonis e Martelli.

La conclusione dell’atto parlamentare è dedicata a Vittorio Colao, ex manager della compagnia telefonica multinazionale Vodafone dallo stipendio di 17 milioni di euro l’anno. Nell’interrogazione si chiede al Governo “se non ritenga vi sia un conflitto di interessi nel dedicare un ampio capitolo allo sviluppo della tecnologia 5G, oltre che eludere le varie ordinanze urgenti e contingibili Stop 5G ed eliminare la consolidata giurisprudenza amministrativa in materia sanitaria.”.

L’ipotesi della sussistenza di un potenziale conflitto di interessi non pare così peregrina soltanto se si pensi che, a partire dal 2012, per i dipendenti pubblici che negli ultimi tre anni di servizio, abbiano esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni, è stato previsto il divieto di svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività dell’amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri.

Se è vero che la disciplina sul divieto di pantouflage (ex art. 1, co. 42, lett. l), della legge 190/2012) si applica innanzitutto ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni, non v’è chi non veda come in un caso simile, un ex top manager di un colosso delle telecomunicazioni a cui sono oggi affidate in via straordinaria le scelte più importanti per il futuro del nostro Paese, debba quantomeno astenersi dal prendere posizione in ogni settore in cui, fino a ieri, ha avuto un interesse personale e diretto, senza poter escludere che un domani possa rientrare ad avere un ruolo apicale in qualche società operante nello stesso settore di mercato.

Un ulteriore appello al Governo è arrivato anche dall’Alleanza Italiana Stop 5G, che ha, inoltre, consegnato al Ministero della Salute 340.000 firme di cittadini richiedenti una moratoria nazionale sul 5G e all’Istituto Superiore di Sanità un dossier sull’inadeguatezza del rapporto Istisan 19/11 a tutela della salute pubblica.

Le richieste volte al Governo Conte sono tre:

“1. di valutare negativamente e non adottare le “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022” redatte dal Comitato di esperti in materia economica e sociale guidato da Vittorio Colao, destituendone l’incarico pubblico per evidente conflitto d’interessi curriculare;
2. di sospendere immediatamente qualsiasi forma di sperimentazione tecnologica del 5G e di ogni forma evoluta di 4G nelle città italiane, in attesa della produzione di evidenze scientifiche indipendenti sull’impatto, promuovendo la ricerca di tecnologie più sicure, meno pericolose ed alternative al wireless;
3. di non innalzare gli attuali valori limite di legge nella soglia d’irradiazione elettromagnetica dei 6 V/m (0,1W/mq) nel caso di esposizioni in edifici adibiti a permanenze superiori a 4 ore, puntando sulla minimizzazione del rischio sanitario come indicato nei Report del Bioinitiative Group, dal Parlamento Europeo nella Risoluzione del 2009 e dall’Assemblea del Consiglio d’Europa con la Risoluzione n° 1815 del 2011.”
L’Alleanza ha, inoltre, promosso per il 20 giugno una giornata nazionale di mobilitazione unitaria, nel rispetto delle disposizioni attuali. Anche la città di Trento ha aderito fissando l’appuntamento alle 11.30 in Via Belenzani, 20.

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