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Io la penso così…

Motociclismo in Trentino: «Basta astio contro i centauri, Fugatti ci ascolti!»

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Egregio direttore,

la stagione motociclistica sta iniziando, in ritardo, ma inizia e con essa gli incidenti, anche mortali, che vedono coinvolti noi motociclisti.

Leggevo con attenzione le notizie riguardanti il “Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica“, convocato dal Presidente Fugatti, che cerca soluzioni per arginare questa strage di motociclisti, più o meno incolpevoli, ma prima di tutto mi è sorta spontanea una domanda: in quel comitato quanti sono effettivamente motociclisti?

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Tanti bei nomi, titoli, gradi altisonanti, ma convocare alla riunione del comitato anche chi effettivamente ci va in moto? Sentire quali sono le impressioni, le idee e le possibili soluzioni ai diversi problemi da chi quei problemi li deve affrontare ogni volta che mette in testa il casco?

Lo abbiamo potuto vedere e saggiare con mano durante la crisi pandemica del COVID: il Governo ha preso decisioni, emanato decreti, ma il tutto ascoltando medici e scienziati specializzati. Non è che perché un politico è “assessore” di qualcosa o “presidente” di qualcos’altro, automaticamente è un esperto della materia, anzi, se fossero stati veri scienziati o medici, non sarebbero stati politici: sono due mestieri diversi.

Allora perché quando si parla di motociclismo, di sicurezza stradale, di modi per prevenire incidenti, anche troppo spesso mortali, non si interpellano i motociclisti?

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Eppure ci sono varie realtà associative trentine che si occupano di motociclismo, abbiamo anche un campione mondiale delle due ruote, Marco Melandri, sponsorizzato dalla Provincia, così come il team Gresini, impegnato nei mondiali MotoGP e MotoE, ma nel comitato che decide sulla prevenzione degli incidenti non ve n’è traccia.

Quello della prevenzione è un tema difficile e spinoso, è un balletto complesso tra pensare al bene comune e vendere un prodotto o un’immagine. Vi siete mai chiesti perché non ci sono spot di piloti famosi che dicono “Voi non siete piloti, la strada non è una pista, datevi una calmata“?

Perché sono proprio gli esaltati che pensano di vivere l’ultima curva del Gran Premio del Mugello di MotoGP quelli che comprano la moto “replica MotoGP”, il casco con le grafiche del pilota famoso e gli adesivi con il suo numero di gara, quindi quelli sono “clienti” che sognano di essere “piloti” e per questo comprano quei prodotti, se il loro beniamino infrangesse quel sogno, forse non rischierebbero di schiantarsi per un sorpasso azzardato mentre sognano Guido Meda che urla il loro nome, ma non comprerebbero nemmeno quei prodotti che servono proprio per fargli sognare quei momenti, in realtà irraggiungibili.

Ma non solo: la prevenzione, quella vera, è un costo che ha grandi benefici, ma difficilmente misurabili in termini di rientro monetario, mentre mettere autovelox e sguinzagliare sceriffi armati di goniometro per calcolare la giusta angolatura della targa, sono un guadagno, un’entrata diretta di soldi nelle casse comunali, quindi è più facile mettere autovelox, piuttosto che cercare una soluzione reale al problema.

Per cercare di fare prevenzione e migliorare la situazione dovrebbero fare uno studio approfondito, che cerchi tra decine di fattori, che crei una reale istantanea su come avvengono gli incidenti, che tipo di dispositivi di sicurezza avevano i motociclisti addosso al momento dell’impatto, quali tipi di ferite in relazione ai dispositivi di sicurezza, con che tipologia di motociclo è stato fatto l’incidente, quale l’esperienza di guida effettiva del motociclista, insomma, uno studio lungo e costoso, che porterebbe a dei benefici, ma tutto questo ad un costo economico e di tempo: meglio mettere autovelox a caso in giro, così si fa cassa, si fanno i titoloni sui giornali per saziare l’astio di chi odia chi va in moto e “spaventare” i motociclisti.

Permettetemi anche di dire un’ultima cosa, una provocazione ironica, lungi da me voler insultare il comitato, ma se in questi anni la soluzione è sempre stata, ma allora perchè riunire un comitato pieno di grandi nomi titoli e gradi per trovare una soluzione che altro non è che la stessa che danno ogni anno? Mi immagino la riunione: “Facciamo come al solito? Si, ok, nuovi autovelox, da proponiamo anche limiti diversi per le moto, del resto dove mettiamo i 70 all’ora le moto vanno a 120, è logico pensare che se imponiamo i 50 all’ora magicamente tutti lo rispetteranno!“.

Quando vorrete ascoltarci, noi motociclisti siamo qui, magari troveremo insieme un modo per limitare i danni, magari no, ma almeno ci avremo provato, seriamente e con il cuore in mano, quel cuore di motociclista che troppo spesso smette di battere sull’asfalto delle nostre strade.

Lorenzo Galasso – Trento

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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