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Trento

Gli alpini ancora in prima linea: «64 giorni di servizio consecutivo, noi pronti ad affrontare qualsiasi urgenza»

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“I miei 64 giorni consecutivi a consegnare pacchi alimentari”

Pezzato (Alpini): “Ho fatto fino a otto ore di servizio quotidiano. È stato terapeutico, ho aiutato ma ho anche ricevuto”. Le Penne nere hanno percorso migliaia di chilometri per portare i viveri del Banco alimentare alle famiglie in difficoltà

Migliaia di chilometri percorsi, centinaia di ore di lavoro: gli Alpini della sezione di Trento hanno battuto tutta la città per consegnare i pacchi viveri del Banco alimentare.

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Senza gli Alpini, affiancati dai volontari che il Comune ha “arruolato” tramite la piattaforma di Trento si aiuta, non sarebbe stato possibile sostenere a domicilio tante famiglie in difficoltà.

Tra i protagonisti di questo superlavoro, che si è concluso la settimana scorsa, c’è Gregorio Pezzato, da 35 anni iscritto all’Ana: “Tutto è iniziato quando Paolo Frizzi, capogruppo dell’Ana di Trento, si è sentito con il Comune per capire che cosa potevamo fare per essere d’aiuto durante il lock-down – racconta Pezzato – È uscita la proposta di portare i pacchi del Banco alimentare a chi ne aveva bisogno, visto che per colpa del virus non era più possibile tenere aperti i punti di ritiro”.

Quanti eravate all’inizio?

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«Il 18 marzo abbiamo cominciato con un alpino solo: Rocco Coletta, maresciallo veterano che, con l’aiuto del vicepresidente e di alcuni amici, è riuscito nel compito per qualche giorno.

Poi si è visto che la situazione era pesante, le cose da fare erano molte e una persona sola non era sufficiente. Come Alpini eravamo impegnati anche in altre attività: dalla consegna dei tablet per i bambini che non avevano dispositivi da usare per seguire le lezioni, ai vestiti in ospedale per chi aveva dovuto lasciare la casa troppo in fretta, alle collette per il Banco alimentare fuori dai supermarket, al controllo dei parchi cittadini. Per questo dal 21 marzo ho iniziato anch’io il servizio».

Riuscivate a gestire le consegne su tutto il territorio da soli?

«Fino al 3 di maggio sì, perché durante il lock-down era bellissimo girare per le strade completamente prive di traffico. Poi la circolazione ha iniziato ad intensificarsi e diventava difficile riuscire a fare lo stesso numero di consegne negli stessi tempi. Per questo dal 3 di maggio abbiamo chiesto l’aiuto dei volontari che avevano dato la loro disponibilità al servizio Attività Sociali del Comune tramite la piattaforma Trento si aiuta.

Così abbiamo iniziato ad uscire con due furgoni, uno degli Alpini e uno del Comune. Un lavoro intenso quindi. Io e Rocco lavoravamo anche 8 ore al giorno, dalle 8 del mattino fino alle 6 di sera. Oltre alle consegne c’era il lato logistico da gestire. Quando arrivava la lista delle persone, bisognava creare il tracciato più efficiente per consegnare i pacchi in tutte le zone, mettere in ordine gli indirizzi e controllare lo stradario.

Con il mio compagno abbiamo fatto 64 giorni consecutivi di servizio. Mi sono trovato benissimo, è stato molto bello. In parte mi sono sentito in dovere di fare qualcosa per gli altri, di rispondere ad un ideale. In parte il servizio è stato terapeutico anche per me perché ho potuto girare mentre gli altri stavano a casa. Alcuni momenti mi hanno strappato anche un sorriso. Per esempio quando arrivava il grazie delle signore a cui portavamo i pacchi o quando vedevamo la gratitudine delle nonnine a cui consegnavamo il pane fresco o ancora quando vedevamo i sorrisi dei bambini a cui davamo le caramelle. È stata un’occasione per portare un aiuto agli altri e un’occasione per ricevere qualcosa.»

Come vi siete trovati con i volontari che vi aiutavano?

«Ci siamo trovati benissimo con gli altri ragazzi, erano volenterosi e ben disposti. Quando erano in difficoltà, se qualche utente non apriva, non era in casa, o l’indirizzo era sbagliato, ci chiamavano per farsi aiutare. Magari passavano alcuni pacchi a noi.»

Cosa ne pensa della situazione?

«Come Alpini abbiamo dato tanto in questo periodo lavorando a 360 gradi su tutti i fronti. È vero che ci sono state e ci saranno molte difficoltà ma, se penso al futuro, credo che forse sarà meno nero di quanto previsto. Forse è l’ottimismo che contraddistingue gli Alpini che mi fa vedere un futuro roseo. Noi saremo sempre pronti ad affrontare qualsiasi urgenza ed emergenza, l’abbiamo sempre fatto e lo faremo ancora. “Se ghe da far, sel fa”, in fondo il nostro motto è sempre stato questo.»

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