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Società

La donna può veramente essere felice senza essere mamma?

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La voglia di essere mamma è un desiderio ancestrale che fa parte della vita e va al di là di regole prestabilite. E’ un fatto naturale e coinvolge la femminilità di ogni donna, anche se può esserci una diversa percezione di questo fatto fondamentale che regola la vita.

Una situazione che si sta diffondendo nelle società occidentali, è il fatto che sempre più donne hanno il primo figlio in età avanzata, anche dopo i quarantanni.

Questo è un dato statistico, non un’ opinione, e ci sono molte spiegazioni.

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ha dato alla luce il secondo figlio a 46 anni, dopo aver avuto la primogenita Nahla a 42, e gli esempi sono tanti, Alessandra Martines, è diventata madre a 49 anni, Carmen Russo, Cameron Diaz, Gianna Nannini, diventate madri in età avanzata, sono solo alcuni esempi.

I tempi danno una presenza nuova della donna che diventa madre. Un figlio nasce anche in età avanzata e in modo naturale. Lo stile di vita è cambiato e la possibilità di mantenere uno stato di salute eccellente è un dato di fatto. La vita ci dà più tempo e gli spazi di scelta si estendono, il trend sembra questo.

Nel progetto di vita di una donna il desiderio di maternità fa parte di una disegno globale, e la spinta naturale ad essere madre è connaturato al vivere fino in fondo la propria femminilità. Diventare madre dà un senso ad una funzione biologica che la Natura ha dato alla donna.

L’aspetto di questa naturalità è una consapevolezza che porta l’essere madre un valore insito nella dimensione di donna completa e va al di la delle situazioni che la vita ti propone o ti impone.

Il proprio desiderio si unisce al desiderio di essere genitore, che si vive come pensiero condiviso nella coppia, ed è sentito come completamento di un’ unione in cui si immagina un’ evoluzione che abbia il senso di una testimonianza dell’amore tra i due partner.

Frutto dell’amore”, è un po’ la frase che viene associata alla nascita di un figlio, e questo nella sua semplicità rappresenta il senso di quello che può essere la nascita.

Non si è mai pronti, oppure si è sempre pronti, senza sapere come ci si deve comportare. Il punto è che la nascita segna un momento di condivisione del proprio tempo e della propria vita che cambia le abitudini e le priorità. Non c’è una nuova vita senza amore e questo fa la differenza.

Ma quando una donna è pronta ad avere un figlio?

Si può essere più o meno pronti fin che si vuole, ma è un evento tanto importante che cambia la vita. E, se vissuto all’interno della coppia, è una situazione molto più appagante e gestibile. Infatti la coppia permette una stabilità emotiva che rassicura, protegge, aiuta nell’affrontare le situazioni.

Per cui questa valutazione è una scelta che prende corpo fin da quando ci si sente donne biologicamente strutturate. E’ un tempo variabile, che diventa un desiderio e a volte quasi una necessità. Nella vita che nasce c’è forte l’idea di un Se’ che continua a vivere in un’altra vita e questo spinge alla maternità.

Ma quando la decisione di avere un figlio avviene troppo tardi?

E’ questo un tema sociologico molto delicato e sempre più presente, visto che la vita impone dei ritmi che spesso sono difficilmente compatibili con la voglia di famiglia e il tempo libero diventa una risorsa preziosa da spendere per le cose più importanti.

Può esserci un risveglio della voglia di maternità spostato nel tempo, e questo diventare può un rischio, perché il tempo è un fattore fondamentale nell’orologio biologico che regola la donna. Un fatto oggettivo legato alla vita che non può essere dimenticato.

Sempre più coppie rischiano di scoppiare o scoppiano del tutto, perché “il treno è passato”, e la donna alla soglia dei quarantanni vive un periodo di riflessione, che può anche metterla in crisi. E’ un’età di confine, c’è un prima e un dopo, e questo si fa sentire. La serenità spesso viene minata da dubbi e sensi di colpa, che agitano come fantasmi la tranquillità dei pensieri.

Spesso le donne in carriera tendono a posticipare la maternità, sublimando un desiderio biologico con una valutazione pratica legata al proprio destino professionale.

Un elemento molto significante per la donna, che non si può catalogare fino in fondo, è il cambiamento dei ruoli, da moglie o compagna si diventa madre, e nella coppia la responsabilità verso la nuova vita è un fattore che aumenta il livello di impegno e di gestione del quotidiano.

Tutto si impara quando si vuole imparare. Questo ampliamento dei ruoli per la nascita di un figlio, può avere dei riflessi sul desiderio nella coppia, che si può affievolire, e generare delle pause. Un’instabilità dovuta ad una voglia di amare il figlio perché il bisogno di dare e ricevere amore per la nuova vita è sentito come prioritario.

Prendersi cura del bambino, dal punto di vista fisico, pratico ed emotivo, richiede ad entrambi i genitori tanta energia.

Si discute molto anche sul significato della natalità e se ci può essere un limite. La questione demografica è e sarà una questione che porterà a dei cambiamenti nelle abitudini. E come la donna possa vivere la maternità in un mondo cosi ruvido e impostato verso la ricerca di una felicità esistenziale, che ha nel successo esteriore, nel possesso di beni e nel vivere sempre nuove esperienze, degli obiettivi dichiarati.

Ognuno si trova sempre difronte a delle scelte. La scelta può essere consapevole, voluta, valutata. Oppure può essere imposta.

L’emancipazione femminile ha rivoluzionato l’essere donna, portando nuove convinzioni, un modo di essere e una coscienza molto forte del proprio ruolo e del significato della propria vita e come viverla. Gli orizzonti e le possibilità si ampliano e quello che diventa fondamentale che questo lo capiscano le istituzioni, garantendo dei servizi e un sostegno per la maternità, affinchè sia vissuta nel miglior modo possibile, e lasci spazio ad un tempo lavorato e quindi al mantenimento delle garanzie per i propri obiettivi nel mondo del lavoro.

La progettualità che sta dietro ad una scelta è di coppia, anche se con la modernità può essere anche solo il desiderio di uno dei due ad essere preponderante, o vissuto al di là della dimensione di coppia.

Anche l’aspetto dell’immaginazione legata all’evento è molto presente nella mente della donna, quando c’è un forte impulso alla maternità.

In casi patologici si può cadere nella “maternità immaginaria”. Con la visualizzazione del figlio, e alle sue caratteristiche che sono il riflesso dei caratteri genitoriali. Tanto è il desiderio, tanta la voglia che si realizzi. Così il meccanismo di proiezione inconscia nei confronti del bambino, piaccia o non piaccia, è un vissuto tipico nella futura madre e nella coppia. Avere un figlio è un coronamento di amore vissuto carnalmente che si materializza. E quindi ne segue l’idealizzazione nelle fantasie sul futuro, le paure, i desideri di riempirlo di attenzione e di amore d’amore, l’arrivo di un nuovo membro nella famiglia. Il pensiero è a quali cambiamenti porterà, quali necessità si dovranno affrontare, la voglia di dare tutto per la sua felicità. Se la donna sente la presenza vitale e protettiva del compagno, che la segue durante il percorso, può aumentare la propria autostima e il senso di fiducia. Questo si ripercuote direttamente sulla sua motivazione e la capacità di superare i momenti di difficoltà.

Sono solo alcuni spunti che certamente non completano il quadro, e solo chi ha vissuto quest’esperienza può essere testimone di quanto possa cambiare la vita e sicuramente cambiare il proprio modo di vedere le cose.

Nella sessualità femminile il desiderio è il punto principale che spinge alla maternità. Nel vedere nascere un figlio, la donna prende coscienza di sé in modo esperienziale e in una forma che nessun altra esperienza di vita possa dargli. Quasi un desiderio di fusione con il figlio, e questo lo si vede poi nella crescita.

Il conflitto che vivono molte coppie, ma anche molte donne, nel non riuscire a coronare questo sogno, a volte può essere devastante e creare difficoltà di relazione tra i partner. Quando irrompe in maniera potente il desiderio di maternità, la donna si dedica anima e corpo affinchè questo si possa realizzare. E l’orologio biologico è li quasi come un simulacro che ricorda che c’è una scadenza e non si può aspettare troppo.

Aspettare può essere l’espressione di un meccanismo di difesa, per il timore che la maternità, possa togliere spazio ai propri sogni lavorativi. La paura di restare fuori dal giro e perdere delle chances, possono rappresentare un alibi che si può superare in un’organizzazione di coppia.

Non si può sottostimare questa difficoltà, d’altronde tutto nasce da un atto d’amore, e questo amore è rivolto più ad un figlio che a sè stessi. Non tutti vogliono accettare la sfida.

Fondamentale in questi momenti è la qualità della relazione di coppia, che permette una scelta consapevole e garantisce quel tessuto di protezione tale per non diventare vittime di paure o preoccupazioni che vadano oltre un certo livello normale, fisiologico.

La naturalità dell’evento, il fatto che essere madre è un fatto sempre accaduto, può rappresentare un elemento importante per non eliminare paure inesistenti.

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