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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Hitler cattolico, anticattolico. Giuliana: “Mentana sulla Polonia ha ragione”

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Il 16-9-2010 per Rai Vaticano il professore filosofo ateo comunista Gianni Vattimo si espresse così come segue: “Voi cattolici avete resistito impavidi per quasi due secoli all’assedio della modernità. Avete ceduto proprio poco prima che il mondo vi desse ragione. Se tenevate duro ancora per un po’, si sarebbe scoperto che gli “aggiornati”, i profeti del futuro post – moderno eravate proprio voi, i conservatori. Peccato. Un consiglio da laico: se proprio volete cambiare ancora, restaurate e non riformate.

È tornando indietro, verso una tradizione che tutti vi invidiano e che avete gettato via, che sarete più in sintonia con il mondo d’oggi, che uscirete dall’insignificanza in cui siete finiti “aggiornandovi” in ritardo. Con quali risultati, poi? Chi avete convertito da quando avete cercato di rincorrerci sulla strada sbagliata?>> Vattimo si riferiva alla svolta post Concilio Vaticano II°.

Alla luce delle condivisibili considerazioni del filosofo torinese, chi è oggi cattolico? L’ecumenismo interreligioso sconfessa Gesù; Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,1-6). Alla luce di quando insegnano i vangeli, i fedeli che aderiscono alla chiesa modernista post Concilio Vaticano II° sono cattolici? 

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Non giudicate, per non essere giudicati” (Matteo 7:1-5); “Chi sei tu per giudicare un servo che non è tuo? Sia in piedi o cada, ciò riguarda il suo padrone” (S. Paolo -Rm 14, 4); “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi” (1 Gv 1, 8); “Sei dunque inescusabile chiunque tu sia, o uomo che giudichi: poiché mentre giudichi gli altri, condanni te stesso; infatti, tu che giudichi, fai le medesime cose” (S.Paolo-Rm 2, 1);

In un articolo pubblicato qualche giorno fa sul La Voce del Trentino, scritto da uno storico locale, si asseriva con comprovata certezza che Hitler non aderiva al credo religioso cattolico. 

Oltre ad una visione temeraria e personale nel giudicare un uomo in merito alla propria religione e religiosità, lasciano ancor più perplessi, le prove portate per rafforzare la convinzione che Hitler non sia stato cattolico. A tal proposito, mi limito a definire il metodo di ricerca e studio usato come limitato.

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Infatti, tanto per esser precisi, proprio negli anni tra le due guerre mondiali si formano in Polonia, come in tutta l’Europa centro-orientale, governi nazionalisti, agrario-conservatori, imbevuti di clericalismo e antisemitismo religioso. Sono la reazione sia alla paura che la rivoluzione russa, di cui sono responsabili un manipolo di “rivoluzionari ebrei”, possa espandersi in altre parti del continente europeo (confiscando ai latifondisti le proprietà terriere), sia alla Grande depressione della fine degli anni Venti e anni Trenta.

Nel 1935 nasce la Falange nazional-radicale (ONR), un gruppo politico nazionalista centrato sull’integralismo cattolico.

In quel momento, la Polonia è il Paese europeo con la più alta concentrazione di ebrei, e la comunità ebraica è la più cospicua di tutte le comunità di minoranza presenti sul suo territorio: tra il 1919 e il 1939, gli ebrei costituiscono circa il 10% della popolazione. Nel 1935 sono circa 3.500.000 su 35 milioni di abitanti. La giudeofobia si diffonde nel Paese prima ancora dell’inizio della Seconda guerra mondiale. Contribuisce al processo di discriminazione ebrea, l’opera del cardinale August Hlond, che incoraggia il boicottaggio sistematico delle attività commerciali degli ebrei, e pubblica una Pastorale, in cui si afferma che i giudei sono l’avanguardia dell’ateismo e del comunismo.

Dopo la morte del maresciallo Józef Piłsudski, in diverse parti del Paese (Łódź, Grodno, Suwałki, voivodato di Varsavia, Kielce, Lwów) prende avvio una violenta campagna antisemita, sostenuta dalla stampa cattolica, che si riversa soprattutto negli ambienti universitari. Ad essere colpiti sono gli studenti ebrei che vengono espulsi dagli anfiteatri e dai laboratori.

Nei politecnici si creano i “banchi del ghetto”: i giovani ebrei sono costretti a sedersi nelle ultime file delle aule. Una pratica introdotta nel 1935 e che si estende l’anno dopo anche a Varsavia e Vilna. Tra il 1936-1937, la discriminazione si trasforma in persecuzione: si moltiplicano pogrom, saccheggi, omicidi. La linea di governo si fa più aggressiva, arrivando ad auspicare l’emigrazione forzata degli ebrei. Una strategia formulata dal colonnello Józef Beck.

Il libro Neighbors di Jan Gross, racconta da informazioni ricavate dagli archivi ufficiali del Museo di Stato Auschwitz-Birkenau che la Polizia Blu (Granatowa Policja) fosse composta, in alcuni momenti, da collaborazionisti polacchi che aiutarono a inviare ebrei (ed altre persone) direttamente dalle stazioni ferroviarie ad Auschwitz.

Nel libro di Ota Kraus ed Erich Kulka, Továrna na smrt (La fabbrica della morte), pubblicato nel 1946, si può leggere come molti nomi polacchi si trovassero nella lista dei membri delle SS colpevoli di particolare brutalità nei confronti dei prigionieri ad Auschwitz. In un altro libro scritto da Tadeusz Piotrowski, Poland’s Holocaust: Ethnic Strife, Collaboration with Occupying Forces and Genocide in the Second Republic, 1918-1947, vi è un’ampia selezione di fonti sul collaborazionismo polacco ad Auschwitz.

Tra le altre testimonianze, il libro racconta dei ricattatori polacchi (szmalcowniki), che chiedevano denaro a zingari, ebrei e comunisti, minacciando questi “nemici del Reich” di essere altrimenti spediti ad Auschwitz, e dei polacchi che venivano denunciati perché nascondevano nelle loro case i giudei. 

Nel 2012 è uscito il film Poklosie (o Aftermath) del regista Władysław Pasikowski, che affronta il tema dei polacchi ebrei trucidati dai propri concittadini.

Al nome di Maresciallo Jozef Pilsudski è certamente legato un periodo cruciale nella storia della Polonia. Eletto Capo del nuovo Stato, dopo la sconfitta degl’Imperi centrali, a fianco dei quali aveva combattuto nella Prima Guerra Mondiale, decise nel 1920 di creare una confederazione comprendente Lituani, Ruteni e Ucraini. Perseguendo il suo proposito, invase l’Ucraina fino a Kiev, ma si trovò presto di fronte alla ragion politica che ridimensionava inesorabilmente i suoi disegni, subordinandoli alla prioritaria esigenza di alcune influenti delegazioni, già presenti a Versailles, e orientate allora a estendere il più possibile i confini della costituenda Unione Sovietica.

L’Armata Rossa, respingeva dunque le legioni polacche, arrivando alle porte di Varsavia, per essere poi sopraffatta dalle stesse nella battaglia della Vistola (agosto 1920), tanto per dimostrare, nella successiva “Pace di Riga”, che le guerre, di aggressione o di difesa, si possono anche combinare a tavolino. Nel 1926, Pilsudski si pose a capo di una giunta militare e diventò dittatore, costituendo in Polonia un regime tirannico che impressionava non poco lo stesso Mussolini.

Resosi conto di governare uno stato fantoccio, destinato ad essere presto preso di mira da Stalin, Pilsudski stipulò nel 1932 un patto di non aggressione col Capo del Cremlino, avvertendo la controparte sovietica che Londra e Parigi garantivano l’incolumità e l’indipendenza della Polonia. Le stesse garanzie che egli pretese di avere, quando, due anni dopo, sottoscrisse analogo patto con Hitler.

Questo patto (della durata di cinque anni), era rinnovabile anche dopo la morte di Pilsudski (1935), il quale ebbe il tempo di emanare una nuova Costituzione, d’ispirazione “democratica articolata”, che di fatto eliminava ogni parvenza di governo parlamentare. Il presidente polacco di turno, Ignacy Moscicki, gli fece succedere il neo Maresciallo Edward Rydz Smygli, che si dimostrò incapace leader di governo e mediocre dittatore, ma eccellente Consigliere militare in Polonia della Francia, alla quale già nel 1933 il suo predecessore aveva chiesto di muovere una guerra preventiva contro la Germania.

La Seconda Repubblica di Polonia si distingueva per due ruoli, quello svolto dal Ministro degli Esteri, Jozef Beck, e dall’ambasciatore polacco a Berlino, Jozef Lipski, fedeli esecutori delle direttive britanniche, la cui stretta osservanza era caldamente raccomandata, per non compromettere quella che doveva essere a tutti gli effetti una garanzia di intervento anglofrancese in aiuto di Varsavia. Nel 1939 infatti la Gran Bretagna temeva che Hitler non intendesse rinnovare il patto di non aggressione con la Polonia, senza che fossero prima accettate le nuove condizioni avanzate da Ribbentrop, nell’ottobre del 1938. 

Dulcis in fundo, il generale polacco Wladislaw Sikorski, in esilio in Inghilterra, frequentava gli ambienti filo nazionalsocialisti britannici, l’Anglo German Fellowship, con il quale gruppo lavorava per trovare la pace tra Germania ed Inghilterra, e in accordo con Hitler l’ascesa del Duca Kent al trono del costituendo Regno di Polonia. Il generale Wladislaw Sikorski fu nominato Primo Ministro e comandante delle Forze Armate Polacche.

Dunque, i polacchi non erano quelle vittime sacrificali, così come erroneamente molti pensano.

Quando Hitler ricevette il sacramento del battesimo, esisteva ancora l’Impero Austroungarico, impero cattolico non certo per moda, dunque Hitler era stato battezzato perché la società in cui viveva era cattolica, tant’è che il piccolo Adolf non solo fu battezzato, ma comunicato e cresimato. La storica austriaca Brigitte Hamann, nel libro de ella scritto, “Hitler: gli anni dell’apprendistato”, racconta che Hitler il giovane diciannovenne di provincia, sbarcato da Linz nella capitale dell’Impero, alloggiò in un pensionato, il Männerheim, che era amministrato dalla città ma esisteva grazie ai generosi finanziamenti di famiglie ebree, fra cui quelle dei Rothschild e dei Gutmann.

Destinato soprattutto agli studenti, il pensionato aveva «stanzette singole per ognuno dei 544 ospiti, condizioni igieniche esemplari e molti locali in comune, per consentire di curare “istruzione e socializzazione“». Nel Männerheim Hitler aveva eccellenti rapporti con molti ebrei, frequentò le loro case e in una particolare circostanza avrebbe detto che erano «un popolo saggio, più solidale di quello tedesco». Quindi nonostante il supposto anticlericalismo del padre di Hitler, se prendiamo per buono ciò che ha scritto Brigitte Hamann, Adolf Hiler fino a 20 anni trovava negli ebrei delle virtù che li rendevano migliori dei tedeschi. 

Sotto riprendo alcuni pensieri di Hitler, che ne dimostrerebbero e proverebbero l’anticattolicesimo.

…«conquistato lo Stato a dispetto della maledizione gettata su di noi dalle due confessioni, quella cattolica e quella protestante (13 dicembre 1941)»; «Un male che ci rode sono i nostri preti delle due confessioni. Attualmente non posso dar loro risposta che si meritano, ma essi non perderanno nulla ad aspettare. Ogni cosa è trascritta nel mio registro. Verrà il momento in cui regolerò i miei conti con loro e non prenderò vie traverse (8 febbraio 1942)»; «Ora la principale attività dei preti consiste nel minare la politica nazionalsocialista (7 aprile 1942)»; «i preti oggi ci insultano e ci combattono, si pensi per esempio alla collusione tra la Chiesa e gli assassini di Heydrich… Mi è facile immaginare che il vescovo von Galen sappia perfettamente che a guerra finita regolerò fino al centesimo i miei conti con lui… (4 luglio 1942)»; «Il clero è un rettile…il vescovo Preysing è un rettile… La Chiesa cattolica non ha che un desiderio: la nostra rovina” (11 agosto 1942)… ». 

Da queste esternazioni, emerge una dura presa di posizione di Adolf Hitler, contro l’ostilità manifestata da parte di prelati della Chiesa Cattolica e protestante e non l’odio contro la Chiesa Cattolica. D’altro canto, in quel periodo molti chierici cattolici erano in odore di massoneria, e comunisti, come ad esempio sembrerebbero stati Roncalli e Montini. Dopotutto a distanza di 75 anni da quegli eventi, i chierici della chiesa cattolica modernista sono comunisti e chi è non comunista è relativista.

Rispetto le parole sopra riportate, che avrebbero fatto di Hitler un anticattolico, sotto ne riporto altre che vanno nel senso contrario.

– Se Hitler non aveva tempo per i piani – mistico religiosi di Rosenberg, ugualmente trovava assurde e dilettantistiche esplorazioni religiose di Himmler. Come disse ad alcuni suoi confidenti: <<Che stupidaggini! abbiamo finalmente raggiunto un’età che si lascia dietro ogni misticismo, e ora lui vuole ricominciare tutto daccapo… Se penso che un giorno potrei essere trasformato in un santo delle SS!>>;

E se Himmler attaccava Carlo Magno considerandolo un agente del cristianesimo contro le tribù pagano germaniche, Hitler dichiarava: << uccidere tutti quei sassoni non fu un crimine storico, come pensa Himmler. Carlo Magno fece bene a soggiogare Widukind e ad ammazzare senza esitazioni i sassoni. In tal modo rese possibile l’impero dei franchi e l’ingresso della cultura occidentale in quella che ora è la Germania>>(Albert Speer, Inside The Third Reich, New York, 1970, p.94);

– «Noi siamo i primi a riesumare questo insegnamento! Attraverso di noi soltanto, e solo da questo momento, questi insegnamenti celebrano la propria risurrezione! Maria e Maddalena stavano a fianco di una tomba vuota, perché cercavano l’uomo morto. Ma noi ci proponiamo di resuscitare i tesori del Cristo vivente!» (Henry Ashby Turner, Hitler: memoirs of a confidant, Yale University Press, New Haven and London, 1985, pp. 139-40);

 – «Mi è stato rimproverato il modo in cui tratto la questione ebraica. Per 1500 anni la Chiesa cattolica ha considerato gli ebrei come esseri nocivi [Schadlinge], li ha confinati nel ghetto ecc., perché si sa cosa sono gli ebrei. Nell’età del liberalismo non si è più visto questo pericolo. Io non metto la razza al di sopra della religione, ma vedo come elementi nocivi per lo Stato e per la Chiesa gli esponenti di questa razza, e forse sto rendendo alla cristianità il più grande servizio”. (Renato Moro, La Chiesa e lo sterminio degli ebrei, Il Mulino, Bologna, 2002, p. 36);

 – «Siamo un popolo con religioni differenti, ma un unico popolo. Il problema non è quale fede conquisti l’altra, il problema è piuttosto se il cristianesimo resiste o crolla… Nelle nostre fila non tolleriamo nessuno che attacchi gli ideali del cristianesimo… nei fatti il nostro movimento è cristiano. Noi desideriamo ardentemente che cattolici e protestanti facciano conoscenza reciproca nel momento di estrema difficoltà in cui versa il nostro popolo». (Richard Steigmann Gall, Il santo Reich, Boroli, Milano, 2005, p. 97);

 – «I miei sentimenti cristiani mi dicono che il mio Signore e Salvatore è un combattente. Mi indicano l’Uomo che un tempo, solo e circondato soltanto da pochi seguaci, riconobbe questi ebrei e chiamò a raccolta contro di loro, e che come vero Dio fu il più grande non soltanto nel soffrire, ma anche come guerriero». (A. Hitler, Völchischer Beobachter, 22 aprile 1922);

 – «Non posso immaginare Cristo se non biondo e con gli occhi azzurri, mentre il diavolo lo vedo soltanto con una ghigna ebraica». (A. Hitler, Völchischer Beobachter, 28 aprile 1921);

 – «Per un leader politico le dottrine religiose e le istituzioni del suo popolo devono sempre restare inviolabili; altrimenti egli non avrebbe il diritto di mettersi in politica, ma dovrebbe diventare un riformatore se ne avesse i requisiti! Specialmente in Germania ogni altro atteggiamento porterebbe alla catastrofe». (A. Hitler, Mein Kampf, Eher-Verlag, Monaco, 1925, p. 116);

 – «Come Cristo ha dichiarato: ‘amatevi l’un l’altro’, così i nostri appelli: ‘Comunità di popolo’, “Il bisogno di tutti viene prima del bisogno del singolo”, “Coscienza sociale rivolta alla collettività”, risuonano per tutta la patria tedesca! Questi appelli troveranno eco in tutto il mondo!». (Richard Steigmann Gall, Il santo Reich, Boroli, Milano, 2005, p. 67);

 – «Ma in realtà non c’è nulla di nuovo in questa Weltanschauung. Ogni volta che leggo i Vangeli del Nuovo Testamento e le rivelazioni dei diversi profeti… rimango sorpreso nel vedere quello che è stato fatto degli insegnamenti di questi uomini ispirati da Dio, specialmente di Gesù Cristo, insegnamenti che sono così chiari e straordinari, che assumono un valore religioso. Loro furono quelli che crearono questa nuova visione del mondo che noi oggi chiamiamo socialismo, loro la fondarono, la insegnarono e la vissero! Ma le comunità che si dichiararono chiese cristiane non lo compresero! Oppure, se lo fecero, negarono Cristo e lo tradirono!». (Henry Ashby Turner, Hitler: memoirs of a confidant, Yale University Press, New Haven, 1985, pp.139-40);

 – «L’uomo che pensa in funzione del popolo, in particolare, ha questo sacro dovere, ciascuno nella propria confessione, di far sì che la gente smetta di parlare della volontà di Dio, e realmente compia la volontà di Dio, e non permetta che la parola di Dio venga dissacrata. Perché la volontà divina diede agli uomini la loro forma, la loro natura, le loro capacità. Chiunque distrugga la sua opera dichiara guerra alla creazione del Signore, alla volontà divina». (A. Hitler, Mein Kampf, Eher-Verlag, Monaco, 1925, p. 562);

– «Pertanto oggi credo di agire in accordo con la volontà del Creatore Onnipotente: difendendo me stesso dal giudeo, sto combattendo per l’opera del Signore». (A. Hitler, Mein Kampf, Eher-Verlag, Monaco, 1925, p. 65);

 – «Distruggere il contenuto della civiltà umana con la distruzione di quelli che la simboleggiano, appare il più disprezzabile dei delitti agli occhi di un’idea nazionale del mondo. Chi ha il coraggio di alzare la mano sulla migliore delle creature fatta a immagine di Dio, pecca contro il munifico creatore e coopera alla espulsione dal paradiso». (A. Hitler, Mein kampf, Ed. Homerus, Roma, 1971, p.14);

 – dopo l’attentato subìto il 20 luglio 1944, al quale partecipò il colonnello Klaus von Stauffenberg, Hitler affermò, alle 0,30 del 21 luglio, in un radiomessaggio alla nazione: «Una ristretta cricca di ufficiali ambiziosi, irresponsabili e nello stesso tempo molto sciocchi, ha organizzato un complotto per sopprimere me e l’Alto Comando della Wehrmacht… Quanto a me non ho riportato che scalfiture, scottature ed escoriazioni di poco conto. Considero ciò una conferma della missione affidatami dalla provvidenza» (Franchi Giovanni, La seconda Guerra Mondiale, Alpha Test, 2001, p.64);

 – nel corso della sua ascesa trionfante, a Würzburg (giugno 1937) Hitler affermò: «La Provvidenza ci guida, noi agiamo secondo la volontà dell’Onnipotente. Nessuno può fare la storia dei popoli e del mondo se non ha la benedizione di questa Provvidenza» (Victor Klemperer, LTI. La lingua del Terzo Reich, La Giuntina, Firenze, 2008, p.144);

«L’immondizia che vanno a ripescare dalla preistoria tedesca! Poi leggono Nietzsche insieme con i ragazzini di quindici anni!» (La guerra di Hitler – David Iving).

In Germania l’appartenenza o meno ad una confessione non è un fatto privato, ma una scelta obbligata che deve essere esplicitata ufficialmente dichiarandosi cattolici, protestanti o atei. Ciò va tenuto presente quando si parla di fedeli << iscritti>> a una Chiesa, o si descrivono alcuni nazionalsocialisti <<cattolici>>, per esempio Hitler e Goebbels.

Sebbene, entrambi avessero cessato di frequentare le funzioni religiose ben prima del 1933, nessuno dei due fino alla propria morte ufficialmente abbandonò la Chiesa o si rifiutò di pagare le tasse ecclesiastiche. Pertanto dal punto di vista nominale, entrambi possono essere classificati come cattolici (La guerra di Hitler – David Iving).

È probabile che Adolf Hitler non sia stato cattolico, ma è altrettanto possibile che lo sia stato, ed è certo che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi, così come asserito dal filosofo, matematico, saggista inglese BERTRAND RUSSELL.

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