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Trento

Covid 19, un mondo senza logica: Sgarbi, la burocrazia, il governo, la politica trentina e gli spacciatori

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Il tuttologo Foucalult raccontava della diversa visione di uno stagno da parte dell’aquila e della rana.

L’aquila lo vedeva nella sua prospettiva dall’alto, la rana nel suo insieme. Parlando del momento attuale viene da dire che nessuno, tra esperti, politici e popolo, ha una visione almeno approssimativa dello stagno in cui ci siamo cacciati.

Viviamo in un contesto cronologico nel quale qualsiasi cosa che si dica è ovvia. Forse persino queste parole.

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I virologi dicono tutto e il contrario di tutto, i politici si adeguano, ovvero tutto e il suo contrario, ma in questo caso la cosa è normale.

Osservate un po’ di provvedimenti, vengono sbandierati come salva-popolo poi per accedervi ci vogliono due lauree solo per districarsi nel magma della burocrazia, e dire la maggior parte degli ammortizzatori sono diretti a chi la laurea non ce l’ha. Gli unici che sembrano esultare sono i commercialisti. Gli unici per il momento a capirci qualcosa.

Basti vedere l’accesso al credito con garanzia: Un incaglio tra tutti che determina il prolungamento sine die dell’erogazione per certi soggetti sta in una semplice frase che nessuno comprende: “Altre famiglie produttrici”. Questa frase viene usata nel prospetto di richiesta per differenziare le varie categorie dei richiedenti, tra artigiani, commercianti ecc. le “altre famiglie produttrici” sarebbero gli avvocati, gli ingegneri, i commercialisti.

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Mai un libero professionista si è sentito omologare sotto il titolo di “altre famiglie produttrici”. Mai a nessuna mente con un po’ di senso comune sarebbe venuto in mente un tale titolo, per indicare un negoziante piuttosto che un legale.

Ed è un miracolo che non gli abbiano chiamati con dei semplici numeri, come avevano fatto coi genitori. 

Se siete proprio sadomasochisti andate nel sito Fondo di Garanzia del Ministero dello Sviluppo Economico.

Ve lo ricordate il paradigma di Tafazzi? Uguale. Tutti si lamentano, nessuno escluso. Qualcosa vorrà pur dire, al di là della solita e ormai superata idea del piagnisteo italiano come identificazione di una nazione.

E come nazione l’Italia si è anche comportata bene, chiudendo tutto appena ci si è accorti che il virus uccideva. Uccideva, è vero, per la maggior parte gli anziani con problemi pregressi, ma molti di questi aiutavano i figli e nipoti con la loro pensione, in un’epoca che abiura i giovani come fossero peste, altro che Covid.

In Svezia se ne sono fregati, hanno la mortalità più alta al mondo e sono contenti così, del resto non si salutano tra vicini di casa quando si incrociano in corridoio, figurati se gli frega di mantenere figli e nipoti, ci penserà lo Stato. Quindi l’anziano con problemi pregressi, secondo certe logiche, non rientra nell’interesse pubblico un pub in centro sì.

Alcuni rappresentanti del governo giallorosso spiegano all’interno delle varie trasmissioni che l’Italia è stata presa ad esempio da tutta l’Europa per la gestione della pandemia. Per fortuna che gli altri Stati non hanno preso d’esempio i tempi di accredito degli euro promessi, perché ora staremmo a parlare di vera e propria apocalisse.

Quella su è giù che sta costringendo molte famiglie a chiedere un prestito in banca per andare a fare la spesa al supermercato in attesa della cassa integrazione in ritardo ormai di 3 mesi.

Alla fine a guadagnarci sono sempre loro: le banche.

Ma tranquilli che va tutto bene, fra poche ore potremmo essere coperti di migliaia di euro sparati dal bazooka di Conte oppure di qualcos’altro che è meglio non menzionare.

Strano però, e parlo dei pochi seguaci rimasti dei cinque stelle, che non si siano ancora chiesti come mai i propri eroici beniamini non abbiano ancora inondato di miliardi a fondo perduto i cittadini italiani. Saranno ancora in cerca dell’apriscatole buono per aprire qualche forziere depositato da anni nelle segrete della banca d’Italia. A sentir loro sarebbero capaci di fare anche questo.

La differenza tra noi e certe nazioni che ora si mettono di traverso per impedirci un sostenibile accesso al credito è che quando abbiamo visto sfilare una interminabile colonna di automezzi militari carichi delle bare di persone morte tra sofferenze indicibili e senza nessuno dei loro affetti che gli chiudesse gli occhi, abbiamo pianto tutti: Adulti, anziani, donne, ragazzi, insegnanti, professionisti, militari, politici, industriali, disoccupati, artisti, prostitute, preti e atei, e tutto il panorama di una canzone di Rino Gaetano.

E scommettiamo che chi ha pianto prima di loro sono stati i medici e gli infermieri, coloro che gli occhi glie li hanno chiusi dettando l’ora della morte, e che hanno pagato un tributo di vite pesantissimo nella piena virulenza del Covid.

In altre latitudini organizzate quantunque settentrionali vien da pensare che la cosa sarebbe passata sotto una voce asettica di perdite più o meno previste, ma con un fatalismo burocratico che ne giustificava la ragion d’essere.

Ma facciamo una passeggiata, non in città, lungo l’Adige. Gli spacciatori hanno ripreso l’attività a pieno ritmo, biciclette nuove, mascherina inesistente, droga in bocca, pronta per essere ingoiata al primo controllo serio.

Girano avanti e indietro, rifornendo gruppi di adolescenti con la mascherina sotto il mento che bevono birra, finalmente socializzando, dopo mesi di clausura. Non li si può colpevolizzare. Siamo stati giovani tutti, loro stanno subendo una dura lezione dalla vita, proprio quando è il momento di baciare le ragazze, di fare l’amore. E invece non si può. Ecco perché gli spacciatori vanno avanti e in dietro più del solito.

Approfittano dello smarrimento collettivo, di quella sindrome di astinenza da soddisfazione o perlomeno esperienza che è propria della vita reale, quella che non stiamo vivendo.

Bisogna pensare ad una alternativa, ma non le solite, una cosa innovativa anche in termini di centri di aggregazione autogestiti ma controllati con un patto sociale.

Nello stesso tempo per la cultura va pensato un qualcosa fuori dalla logica del senso comune, visto che in questo periodo surreale di logico non c’è nulla.

È pensiamo, l’ora di pensare alle prevendite, di biglietti per i musei, degli alberghi, dei ristoranti, di qualsiasi forma di accoglienza possibile. Una crociera prima la paghi meno ti costa. E spesso la paghi molti mesi prima, per risparmiare, con un margine accettabile di cancellazione.

La Provincia dovrebbe farsi carico di supportare pacchetti all-inclusive che garantiscano soggiorni, musei, ristoranti e altri benefit in prevendita scontata alla fine dell’emergenza Covid.

Come fossero Bond-benessere a breve termine. È la logica di Privalia e altri e-commerce, e in questo caso ci guadagnano tutti, anche chi paga le tasse.

Sta succedendo di tutto in questo periodo, persino la lotta intestina tra il centrodestra a fronte di elezioni che dovrebbero essere una passeggiata, vista l’inconsistenza di due giunte municipali tra le più disastrose dal primo accampamento romano in riva all’Adige.

Come se nella sinistra cambiare nome sia sinonimo di nuove rotte rispetto alle linee di partito. Facciamoci sopra una risata.

In questo periodo non possiamo aspettarci le palle di nessuno, intese in termini decisionali e non come bugie. Quindi ben venga un cambiamento almeno moderato ed ecumenico che finora sembra proposto solo dal centrodestra.

Perché questa provincia non è il Veneto di Zaia, con una precisa identità millenaria, siamo mezzi tedeschi, e questa ambiguità ce la porteremo dietro come un marchio, che lo si voglia o no.

Del resto siamo stati governati a lungo, nel bene o ne male, da un austriaco di nome Kessler.

Infine il problema Sgarbi. Potrà stare sulle palle, ma baciate dove pesta. Nell’uccisione dell’arte contemporanea dovuta ad un eccesso di autoreferenzialità.

Ad un mercato drogato e, diciamocelo pure, a mancanza di idee, ben venga uno che propone cose fuori da canoni morti e sepolti. Ci sono pochi quattrini, ebbene solo una persona al fulmicotone ma seguita dalle masse può proporre un futuro sostenibile per un museo recentemente destinato a pochi eletti e alla perplessità di molti.

Un museo che moriva, ora abbiamo una perenne performance del presidente seguita anche da media ultra nazionali.

Cosa volete di più? È la performance continua a beneficio delle masse che sogna ogni direttore, e Sgarbi ci sta riuscendo, da neo-futurista, ultra-fascista perché ai fascisti non piace, sicuramente tribuno di un popolo che schifa la cultura come era stata proposta fino ad ora. Dategli una medaglia. Disinfettata.

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