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Trento

Alla Portela spuntano locandine in difesa del negozio etnico chiuso dal Questore

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Spaccio, assembramenti, risse, consumo di alcol e di droghe e nessun rispetto delle regole: questa la situazione che si era venuta a creare attorno al minimarket etnico in piazza della Portela, in uno dei quartieri più colpiti dal degrado a Trento.

Per questi motivi il questore Cracovia con il parere favorevole del governatore Maurizio Fugatti il 22 maggio ne ha disposto la chiusura per un mese, fino al 21 giugno.

Il questore di Trento, con provvedimento notificato il 21 maggio ha decretato la sospensione dell’attività commerciale “Eurasia Minimarket” di piazza della Portela, come previsto dall’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

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Ma non tutti i residenti sembrano pensarla come il Questore, il governatore della provincia e i numerosi residenti che da ormai 10 anni continuano a lottare contro il degrado e la criminalità che tiene in ostaggio un completo quartiere che un tempo era uno dei più belli della città. Uno dei manifesti affissi sulla vetrina del negozio etnico è comunque di compiacimento per la reazione della questura. 

Nella giornata di ieri infatti sulle vetrine del negozio etnico della Portela chiuso con tanti di sigilli sono spuntate delle scritte in difesa dello spaccio «in allegria» dove vengono difesi spacciatori, criminalità, degrado e delinquenti.

La solidarietà di alcuni residenti della zona nei confronti del negoziante costretto a chiudere dalla Questura ha dell’incredibile.

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Naturalmente questi messaggi non sono firmati e rimangono anonimi. Al contrario di quelli invece lanciati dal comitato Torre Vanga che si è sempre esposto con tutti i suoi protagonisti nella lotta allo spaccio nella zona. Una differenza sostanziale fra chi ci mette la faccia ed invece chi trama nell’ombra come fanno i codardi.

Non è risaputo per il momento chi sono i difensori di spacciatori e delinquenti, ma possiamo comunque fare delle ipotesi. Qualche Radical Chic che riflette il sinistrismo di maniera di certi ambienti culturali d’élite di Trento? I ragazzi del centro sociale Bruno che sono sfrattati ormai dal mese di giugno del 2019? Qualche componente anarchica Trentina? Qualche «essere» inutile della sinistra del capoluogo?

O tutte e 4 queste categorie insieme? Ai posteri ed ai nostri lettori l’ardua sentenza. 

Tornando ai motivi della chiusura del negozio etnico: dallo scorso 6 maggio un presidio fisso delle forze dell’ordine era stato predisposto al fine di limitare i danni del degrado in un contesto già ampiamente fuori controllo, come più volte segnalato dal nostro quotidiano: gruppi di immigrati senza mascherina, noncuranti del rispetto della distanza minima raccomandata dalle norme di prevenzione anti contagio, avevano continuato ad affollare gli spazi interni ed esterni al locale creando tra il resto, secondo quanto riportato dalla Questura, un grave pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini (ai sensi art.100 del T.U.L.P.S).

Durante l’attuale periodo emergenziale, era stato deferito all’autorità giudiziaria per spaccio di stupefacenti un soggetto di origine nigeriana sorpreso in flagranza di reato davanti al negozio e sono stati inoltre sanzionati diversi soggetti che si intrattenevano in zona, sia per violazioni delle disposizioni per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, sia per il mancato rispetto delle norme di convivenza contenute nel Regolamento di polizia urbana.

Le recenti verifiche effettuate presso il negozio, svolte anche in collaborazione con la polizia di Stato e con le altre forze di polizia statale, avevano portato alla contestazione di alcune violazioni a carico della società titolare dell’esercizio per mancato rispetto delle disposizioni igieniche sanitarie del periodo emergenziale, ma hanno soprattutto evidenziato che il locale è abitualmente frequentato da persone pregiudicate. Infatti in diverse occasioni sono stati identificati soggetti con pendenze penali che si ritrovavano presso l’attività commerciale.

   

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