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Psicologia & Crescita personale

Il senso di colpa può aiutarci a cambiare?

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Sentirsi in colpa, non stare bene per qualcosa che si è fatto o detto, pensare in modo ripetitivo ad una situazione che si è vissuto, prima o poi a tutti è capitato di vivere momenti di dolore emotivo causato da propri comportamenti che poi hanno causato dolore alle persone, o hanno innescato delle condizioni di danno a qualcuno.

Tutto questo e molto di più, ci può far sentire in qualche modo complici e colpevoli di uno stato d’essere altrui, che sta soffrendo o ha sofferto.

La lotta sociale e la volontà di prevaricare gli altri incentivano comportamenti predatori verso gli altri, e questo quasi giustificati dalla lotta per la vita.

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Il senso di colpa è una situazione emotiva molto soggettiva, che si manifesta quando la persona sente di aver causato un danno o un dispiacere verso qualcun altro, e per questo prova disagio, pensando in maniera frequente di volere porre un rimedio a compensazione. Dipende molto dalla coscienza e dal codice valoriale che si ha.

La condizione che si instaura con il senso di colpa è di particolare sofferenza per chi lo sta provando, che può avere espressioni anche molto invasive per la salute.

Infatti la somatizzazione di uno stato emotivo disturbato e segnato in termini di pensieri negativi, porta spesso come conseguenza la manifestazione di patologie a livello di salute del corpo.

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Per quanto riguarda l’espressione diretta del disagio emotivo provocato dal senso di colpa, il passo diretto verso uno stato depressivo è frequente. L’idea di avere causato, in maniera conscia o meno, un problema, di aver infranto regole, portano a soffrire. Il dolore che si prova diventa l’eco di un disagio non risolto. Da qui, la lotta tra inconscio non rimosso e desiderio di riparazione, diventano l’inizio di uno stato di crisi.

In questo confine, che viene tracciato tra una condizione che la persona subisce, oppure che ha causato in forma diretta con un atto volontario, si può definire la responsabilità o meno verso il proprio stato d’essere e la risposta verso questo tipo di emozione, che inevitabilmente in tutti i due i casi si manifesta.

Quando si causa un danno a qualcuno, sia se è stato fatto in maniera intenzionale o per semplice atto fortuito dovuto ad altre motivazioni di cui non si è stati pienamente responsabili, si cade in un meccanismo legato all’emozione che inevitabilmente si prova per il dolore che sta vivendo la persona coinvolta nel fatto.

Certamente la sensibilità soggettiva è un elemento non uniforme, e quindi la reazione della psiche di ognuno è molto legata alla propria modalità di compensazione emotiva.

Il fatto comunque rilevante per chi è colpito dal senso di colpa, è che si provoca uno squilibrio nel proprio stato di salute, sia mentale che fisica, proprio a causa della sofferenza che gli altri provano.

La chiave per tentare di capire i meccanismi di questo stato, è da ricercare nel rapporto tra la realtà e la percezione della stessa attraverso il nostro sistema cognitivo-sensoriale.

Sigmund Freud aveva affrontato il tema nel suo libro “Lutto e malinconia” del 1915, portando l’attenzione sull’importanza dello sviluppo mentale a partire dall’infanzia, periodo in cui pensiero e realtà esterna sono percepiti senza un’ apparente distinzione, che poi si specificherà con la crescita.

E’ questo il tempo in cui può comparire un modo di rapportarsi con la realtà che tende a soggettivizzare tutto attorno al proprio modo di essere. Quindi, se qualcosa succede, c’è un riflesso diretto a cui do un contributo con il mio comportamento. E se intorno a me assisto a situazioni di sofferenza, tendo a farmi un quadro di auto colpevolizzazione oggettiva, che può avere degli effetti anche patologici.

Nel fare un’esame di realtà importante è valutare se effettivamente con il nostro comportamento abbiamo provocato qualche effetto negativo sugli altri. Al di là di casi tipici come può essere l’incidente di macchina, o episodi in cui la partecipazione che ha portato al danno è incolpevoli, il senso di colpa vive molto nelle dinamiche relazionali, e questo succede in particolare nell’amore. E’ questo un ambito di sofferenza del “cuore” e dell’anima, che deve essere tenuto molto in considerazione, poiché gli effetti possono essere anche molto invasivi del nostro benessere emozionale.

Non c’è solo lo stato depressivo più o meno grave, ma anche il semplice riflesso sull’umore che provoca la colpevolizzazione autoimposta o di riflesso.

A monte c’è una questione di fondo, e cioè l’impreparazione per gestire determinate situazioni. E’ importante sviluppare la propria intelligenza emotiva. Questa competenza ha un valore molto pregnante per la vita di tutti, è dovrebbe essere insegnata e coltivata per la crescita personale e le risposte che possono essere messe in campo difronte a situazioni di stress emozionale.

L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie e altrui emozioni in maniera consapevole. Il rischio che la mancanza di una sana intelligenza emotiva comporta, è quello di sentirsi responsabili in qualche misura un po’ di tutto quello che accade. E attribuirsi profili di colpa percepita, di cui non c’è nessuna ragion d’essere.

Si tratta di avere coscienza che quello che succede dipende al di là della nostra presenza al mondo, al di là della nostra volontà. Molto spesso non riusciamo a comprendere, che le decisioni che riguardano gli altri spettano a loro. E se qualcosa non va come dovrebbe, il nostro atteggiamento non può essere di specchio riflesso, ma semmai di umana partecipazione e solidarietà, non di colpa.

L’elemento fortuna è un carattere presente, come il principio finalistico, il destino è un po’ una trottola che gira diversamente per tutti. Non si può troppo domandarsi perché uno riesce a diventare felice, ricco, amato e soddisfatto e chi invece vive in altro modo.

Spesso, al di là dell’impegno soggettivo nel porsi al mondo, quello che ci accade non è solo colpa di altri. Ma anche nostra, e in quei casi il senso di colpa è quasi un richiamo verso chi mette in atto pratiche vessatorie o comportamenti lesivi e squilibranti per affermare sè stesso.

E’ un cartellino giallo, o rosso, come si preferisce, il senso di colpa può farti riflettere sulla qualità delle tue scelte, e sul perché le hai messe in atto.

E’ un invito a cambiare, prima che sia troppo tardi, perché se un disagio naturale che il senso di colpa ti provoca in tempi in cui qualcosa si può rimediare, quando sei giovane o sei maturato ad esempio; è opportuno farlo e sostenere questa consapevolezza che il senso di colpa ti rimanda.

Quando viene decifrato il messaggio inconscio che ti sta proponendo la tua coscienza (cambia!). il pericolo di non si accorgersi o non considerare il senso di colpa, può diventare un rimorso o un rimpianto anche pesante poi da superare.

Allora il senso di colpa diventa un peso sulla coscienza con poche possibilità di venir superato, soprattutto quando compare in età molto avanzata.

Può subentrare una crisi profonda del proprio vivere, visto che al male causato, più si è in là con gli anni, diventa più faticosa la possibilità di rimedio, resta solo la possibilità di chiedere perdono, ma difficilmente anche se si tenta di restituire, c’è un feedback autentico.

Rimane solo un senso di pietà…..

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