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Italia ed estero

«Abbiamo messo in prigione i nostri bambini e liberato i mafiosi»

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“L’Italia è veramente un paese che a volte fa venire i brividi: facilita gente che ha ammazzato, che ha ergastoli sulla pelle, e poi vincola e di fatto mette in galera i bambini.

Le parole di Paolo Crepet, psichiatra, scrittore ed educatore (qui l’intervista radiofonica) arrivano chiare e forti e squarciano un silenzio assordante che ha avvolto un tema che dovrebbe, invece, essere stato posto al primo posto, soprattutto in una situazione così difficile e particolare, come quella che da mesi ognuno di noi, e quindi anche i bambini, sta vivendo: quali conseguenze abbiamo posto irrimediabilmente nell’interiorità dei bambini? Quali i danni della loro reclusione?

“Questi bambini, costretti a stare davanti a uno schermo invece di giocare a pallone, verranno danneggiati e nessuno ne parla! Però ad un camorrista bisogna, poverino, dargli un po’ di soddisfazione” prosegue Crepet. (nella foto sotto)

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Ai Governi e alle task force non interessano i bambini. (…) Loro che sono il futuro sono messi alla fine di tutto, anche dopo i delinquenti. Questo fa venire i brividi!

Bisogna aprire le bocche e parlare, bisogna dire le cose, urlate! Sono loro che si devono vergognare non voi.

Qualcuno parla di modernità. Questa non è la modernità! Mettere di fronte ad un computer un bambino, che vuole il pongo, vuole sporcarsi, vuole divertirsi in una scuola in cui c’è un’autorità (autorità non vuol dire autoritarismo) che ti dice cosa non devi fare. I bambini hanno bisogno di ciò che non c’è (non dello schermo ma delle mucche per esempio, oggi non sanno neanche come sono fatte!) ma questo è più comodo, si fa prima. Lo smart working scolastico è più facile, loro stanno lì come amebe nei loro loculi digitali, dove non si fa più niente.

Volete una generazione in cui i bambini non si abbracciano più? Lo abbiamo già avuto in passato. C’era un uomo con i baffetti che ha fatto 50 milioni di morti, vogliamo replicarlo?”

A queste parole, pronunciate da un adulto, fanno eco quelle scritte da un bambino, uno studente trentino della scuola primaria in cui insegna Michela Comai, Presidente della sede del Trentino Alto Adige del C.N.I.S. (Associazione per il coordinamento Nazionale degli insegnanti specializzati e la ricerca sulle situazioni di handicap– presieduta dalla Professoressa Daniela Lucangeli) che ha ricevuto il suo scritto.

Parole frutto dell’immaginazione di un bambino che molto hanno da insegnare a tutti noi. Come spesso accade all’orecchio, agli occhi e al cuore più attenti, sono proprio i bambini gli educatori più saggi.

“CAPITOLO 1 – LA PRIGIONE

Al sud del Canada, nella città di Toronto c’è una prigione.

La prigione si chiama “La prigione dei serpenti” perché secondo il tiranno di quel luogo, chi si comporta male finisce in una cella di isolamento dove le guardie portano i serpenti, velenosi e non.

All’interno della prigione ci sono i capi di due fazioni differenti.

Roger, è il capo dei Bulldog e Lilly è il capo delle Pretty Pop.

Roger, capitano della squadra di calcio del Toronto, è in prigione perché continuava a rilasciare interviste contro il regime.

Lilly invece è in prigione perché essendo una famosa influencer nei suoi post criticava la politica del tiranno Gargoyle.

I due ragazzi sono presi di mira dai secondini e per le loro idee vengono portati sempre nella stanza dei serpenti.

I due giovani decidono quindi di escogitare un piano per sfuggire.

CAPITOLO 2 – LA FUGA

Roger e Lilly cominciano di nascosto a sottrarre dalla mensa i cucchiai usati per mangiare e riescono così a costruire una pala a testa un po’ improvvisata.

Studiando la mappa della prigione i due ribelli scoprono che è possibile raggiungere l’esterno della prigione scavando un breve tunnel che collega la loro cella alla rete delle fogne.

Così i due iniziano tutte le notti a scavare di nascosto all’insaputa dei secondini. Prima di iniziare a scavare, mettono nel loro letto un pupazzo che serve per ingannare le guardie quando passano a controllare.

Dopo trenta giorni di duro lavoro, la galleria è pronta.

Nei trenta giorni trascorsi a scavare riescono a informare del piano gli amici che vengono in visita settimanale chiedendo loro di tenersi pronti per il gran giorno.

La sera della fuga, finita la cena, i due ragazzi salutano i compagni di cella e si calano nel tunnel.

All’uscita come previsto si incontrano con gli amici e fuggono con la loro macchina.

CAPITOLO 3 – LA RIVOLTA

I due eroi camuffati da postini si nascondo nel covo sotterraneo dei ribelli situato nelle antiche cantine della chiesa.

Di giorno, grazie al camuffamento riescono porta a porta a dare ai cittadini una lettera che chiede se vogliono ribellarsi al tiranno. E così i ribelli riescono a creare una banda molto numerosa per tornare alla prigione a liberare i compagni.

Dopo un breve scontro con i secondini i ribelli riescono ad entrare nella prigione e a liberare tutti i compagni di cella e tutti insieme a sconfiggere il tiranno malvagio.

I due eroi vengono acclamati dal popolo e nominati re e regina. E vissero tutti felici e contenti.”

“Questo bambino, come tanti, – afferma Comai – tutto ad un tratto si è trovato a vivere chiuso in casa, nella sua prigione, in isolamento, lontano dagli amici, dalle persone che ama perché ‘un tiranno’ come lui lo chiama ha decretato la chiusura delle scuole, ha fermato il mondo, ha cancellato la vita sociale, ha separato le vite di ciascuno, in nome della salute pubblica. I bambini, si sa, quando scrivono le loro storie raccontano i loro vissuti, le loro emozioni, e inconsapevolmente si identificano nei personaggi, negli eroi che risolvono le situazioni.

Ma questo bambino chiede giustizia e insieme a lui i suoi compagni che mi scrivono e chiedono di poter rivedere gli amici, chiedono di riavere la scuola.

‘Quando riapriranno le scuole?’. Da settimane i genitori e insegnanti si sentono rivolgere questa domanda dai loro bambini sorpresi e “sospesi” a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al contagio da Coronavirus. E’ una domanda a cui non si era abituati, una situazione inedita all’interno di una condizione di vita senza precedenti.

Ora, in questo scorcio di 2020 che ha rovesciato tante abitudini e messo in crisi molte certezze, questo è il drammatico interrogativo che milioni di bambini e di famiglie sollevano.

Quando si pianificano le politiche per affrontare un’emergenza dovrebbero essere presi in considerazione i possibili effetti e le ricadute dal punto di vista sociale, economico, ma anche le implicazioni educative della chiusura prolungata di scuole e dei servizi educativi e ricreativi.
La gestione della situazione e la questione della riapertura delle scuole in Europa appaiono eterogenee in ciascun Paese. Ci si chiede su quali basi i vari Paesi, e nello specifico l’Italia, abbiano intrapreso le loro politiche d’intervento e quale valore abbiano attribuito ai diritti dei bambini e al sostegno delle famiglie.

Questa emergenza sanitaria non rischia forse di dimenticare i diritti dei minori?
Cosa porterà questo tempo ai nostri bambini? Lontani dal mondo, sospesi in un tempo senza tempo e uno spazio senza spazio, cosa lascerà nell’immaginario infantile?

Ci siamo davvero interrogati sulle ricadute emotive che questo forzato isolamento avrà nella crescita dei più piccoli?

Il segretario generale dell’ONU, Antonio Gueterres, ha dichiarato:” La pandemia COVID-19 è un’emergenza sanitaria pubblica – eppure è molto di più.

È una crisi economica. Una crisi sociale. E una crisi umanitaria che sta rapidamente diventando una crisi dei diritti umani.” A febbraio ha lanciato un invito all’azione per mettere la dignità umana e il rispetto della Dichiarazione universale dei diritti umani al centro. Il messaggio è chiaro: le persone e i loro diritti devono rimanere al centro dell’attenzione.

Anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Michelle Bachelet ha ammonito i Paesi a rispettare lo stato di diritto, perchè se questo ‘non è rispettato, l’emergenza sanitaria può diventare una catastrofe per i diritti umani, i cui effetti dannosi supereranno a lungo la pandemia stessa’, ha affermato Bachelet. ‘Danneggiare i diritti come la libertà di espressione può causare danni incalcolabili. I Governi non dovrebbero usare i poteri di emergenza come arma per mettere a tacere l’opposizione, controllare la popolazione o rimanere al potere’.”

Michela Comai, lei cosa ne pensa?

“L’individuo si forma e cresce attraverso la relazione con l’altro. Gli esseri umani, per quanto siano diversi gli uni dagli altri, sono stati creati per vivere insieme. Si cresce e si conosce se stessi e il mondo nel gruppo dei pari. Si costruisce il senso di appartenenza e di integrazione di un tessuto sociale che accoglie ognuno. Si stabiliscono norme di comportamento sociale, si riconosce il confine tra bene e male, giusto e ingiusto, e si definisce il valore delle proprie azioni. Ma se tutto ad un tratto l’altro diventa un “nemico”? Tutto si capovolge. Dall’altro devo allontanarmi, sottrarmi e il processo di socializzazione lascia il posto all’individualismo della sopravvivenza. ‘Mors tua, vita mea’.”

Quale ruolo riveste il mondo degli adulti?

“Gli adulti sono testimoni, nel senso che devono rendere testimonianza ai più giovani della fiducia verso il mondo, ma ora sono forse persi in un’angoscia generalizzata che non permette di uscire da una visione catastrofica del mondo e da azioni sconsiderate. Lo stato di paura così diffuso ha paralizzato la popolazione, allontana le persone, crea diffidenza, isolamento e solitudine.”

Cosa manca in questo momento ai bambini?

“La scuola. Non solo come luogo di istruzione, ma come luogo di interazione sociale, come luogo di incontro, di scambio, di gioco, di confronto. Nelle lettere che ricevo dai miei alunni, questi manifestano la fatica di non poter stare con i loro amici, la fatica di questa attesa nel poter rivedere le persone che amano, di cui si fidano.”

Quali diritti dei minori vengono violati?

“Con la scuola sono stati tolti tutti gli spazi ricreativi, le attività extrascolastiche, le corse e i giochi all’aria aperta, tutte le possibilità di incontro sociale.

Quali conseguenze potrà avere tutto questo sullo sviluppo e la crescita emotiva di questi bambini a cui sono stati sottratti diritti fondamentali?

Dov’è finito il rispetto della dignità della persona, il diritto alla crescita serena e nella fiducia del mondo?

A qualcuno importa? Qualcuno si è posto l’interrogativo?

Si pensa davvero di poter formare individui capaci di migliorare se stessi e il mondo, dividendo, separando e riducendo la scuola a una trasmissione digitalizzata di saperi?

Papa Francesco ha detto: “Educa alla speranza chi è attento a imparare.

Il primo nemico da sottomettere non è fuori di te, ma dentro. Non concedere spazio ai pensieri amari e oscuri. Fede e speranza procedono insieme, confida nell’esistenza di verità più alte e più belle, credi in Dio che muove tutto verso il bene.”

Da pochi giorni Luca Scantamburlo e Valentina De Guidi hanno dato il via ad un’iniziativa per proporre un’istanza che verrà inoltrata al Ministro dell’Istruzione.

Il testo della comunicazione recita: “Concepire che a settembre 2020 dei bambini restino a casa online, separati dai compagni, o irregimentati in “distanziamento sociale”, significa accettare che la “emergenza si faccia regola “.

Questo “stato di necessita” deve avere termine, le regole e le abitudini sociali rotte devono tornare, come gia’ sostenuto dal prof. Gaetano Azzariti de La Sapienza di Roma, nel suo scritto “Il diritto costituzionale d’eccezione”, Editoriale Scientifica , 2020, fascicolo 1.

Noi genitori ci faremo presto promotori di una istanza nazionale al Ministro sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale per fermare questa deriva autoritaria e scempio del vivere civile, che sta distruggendo i sogni dei nostri figli.

E mettendo in crisi centinaia di migliaia di famiglie italiane, costrette ad ore ed ore online, rinunciando alla propria serenità ed al lavoro.

E mettendo a rischio la salute dei nostri figli, proiettati verso un “autismo digitale” (Paolo CREPET, LA7).

Presto Valentina De Guidi ed io, ed altri genitori, daremo indicazioni sulle modalità di partecipazione a questa iniziativa civica ad adesione libera e spontanea, per la quale auspichiamo che aderiscano tutte le famiglie italiane in difficoltà da mesi.

Luca Scantamburlo 06 maggio 2020”

Per ulteriori informazioni su questa iniziativa visitare questa pagina: https://11marzo2018veronacittadinisovrani.wordpress.com/2020/05/11/istanza-al-ministro-della-istruzione-ritorno-a-scuola-con-didattica-in-presenza-per-la-salute-di-bambini-famiglie-ed-il-rispetto-della-legittimita-costituzionale-2/

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