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Trento

Il giornalista trentino Francesco Agnoli sbugiarda Mentana: «Ricostruzione storica completamente falsificata»

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La liberazione di Silvia ha scatenato le reazioni più disparate, e sui social è stato detto di tutto: qualcuno ha semplicemente gioito per una bella notizia; qualcuno si è interrogato, con modo, sulla conversione della ragazza alla religione dei suoi rapitori (una sorta di sindrome di Stoccolma?); qualcuno ha fatto notare che i 4 milioni di euro pagati per liberarla andranno ad ingrassare le tasche dei terroristi.

Molti altri, purtroppo, hanno trasceso i limiti del buon senso e del rispetto, con affermazioni poco umane.

E’ questa la realtà dei social: tutti possono dire la loro, qualche volta senza aver riflettuto, qualche volta senza pensare che le parole possono essere pesanti come le pietre.

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Ma non è su questa ovvietà che vorremmo riflettere, quanto sulla reazione di un giornalista famoso e influente, come Enrico Mentana: da lui, che spesso fa in censore delle vere o presunte fake news altrui, non ci saremmo mai aspettati un commento così sguaiato e falsificante come quello postato su facebook intorno alle 14 dell’11 maggio.

Lo riportiamo per intero: “A tutti quelli che in queste ore fanno orrendi e insensati paragoni con chi tornò da Auschwitz (come quel consigliere regionale leghista che ha scritto “avete sentito di qualche ebreo che liberato da un campo di concentramento si sia convertito al nazismo e sia tornato a casa in divisa delle SS?”) voglio solo sommessamente ricordare che il campo di Auschwitz sorgeva nella cattolicissima Polonia, e che lo stesso Hitler era cattolico battezzato e cresimato. Provate a riformulare il paragone ora…”.

Un errore  Mentana lo compie subito, cioè quello di attribuire la prima frase ad un leghista: la frase incriminata (fra parentesi) è stata pronunciata ieri sera da Alessandro Sallusti direttore del Giornale ieri sera durante una trasmissione televisiva

Il giornalista e scrittore trentino Francesco Agnoli lette le parole di Mentana ha voluto subito replicare: «comincia con il condannare i paragoni storici altrui: tornare vivi da Auschwitz, sostiene, non può essere paragonato all’esperienza di Silvia. Si tratta di un’ affermazione leggermente dogmatica, visto che la prigionia della ragazza italiana non deve essere  stata poi tanto piacevole. Ma non è questo il punto (siamo, infatti, di fronte all’opinabile). E’ il prosieguo che scandalizza. Mentana afferma: “adesso il paragone storico lo faccio io, e vi sistemo!” E qui inizia lo sproloquio.»

«Vediamo il primo errore marchiano: Mentana parla di campi di concentramento nella “cattolicissima Polonia” come se detti campi fossero stati costruiti dai “cattolicissimi polacchi” e non dai nazisti! Cosa potrebbero dire i 6 milioni di polacchi che proprio in quei campi hanno lasciato la loro vita, per opera dei tedeschi? Può un giornalista famoso non saper distinguere tra il luogo in cui avviene un misfatto, e gli autori del misfatto stesso?»

Vediamo il secondo errore, in quelle poche righe. «Hitler, scrive Mentana, era una cattolico battezzato: da questa affermazione vorrebbe far derivare una sorta di equivalenza tra nazismo e cattolicesimo che sconvolge. Hitler, come noto, fu battezzato, ma non per altro che per una consuetudine tipica dell’Austria di allora. Una celebre storica, Brigitte Hamann, nel suo Hitler. Gli anni dell’apprendistato (Corbaccio), ripercorre gli insegnamenti del padre, fortemente anticlericale, e le letture del giovane Adolf: tutte andavano in direzione di una critica asprissima all’ebraismo ed al cattolicesimo, considerati due facce della stessa medaglia. E’ noto infatti, a chi frequenta almeno un poco la storia del nazismo, che per i gerarchi nazisti il cristianesimo altro non era che ebraismo sotto mentite spoglie: fondato anch’esso da ebrei, Cristo e san Paolo, condivide con esso la fede nell’esistenza di un Creatore, quella di una fratellanza universale tra gli uomini e della dignità di ogni vita umana, anche malata e debole ecc.»

«Ma pur ignorando tutto ciò – continua Francesco Agnoli – basterebbe leggere Conversazioni a tavola di Hitler, ripubblicato da Goriziana nel 2010, per conoscere dalla bocca stessa di Hitler il suo pensiero. Dialogando con i vari gerarchi che ospita a cena, tra il 1941 e il 1944, Hitler racconta di aver abbandonato il cattolicesimo, religione per “cervelli malati”, già in giovanissima età. Hitler racconta le sue discussioni con l’insegnante di religione, bersaglio preferito dei suoi strali, e non esita a fare affermazioni di questo genere: “Il colpo più duro che l’umanità abbia ricevuto è l’avvento del cristianesimo. Il bolscevismo è figlio illegittimo del cristianesimo. L’uno e l’altro sono una invenzione degli Ebrei. E’ dal cristianesimo che la menzogna cosciente in fatto di religione è stata introdotta nel mondo. Si tratta di una menzogna della stessa natura di quella che pratica il bolscevismo quando pretende di apportare la libertà agli uomini, mentre in realtà vuol far di loro solo degli schiavi… Il cristianesimo è stata la prima religione a sterminare i suoi avversari in nome dell’amore. Il suo segno è l’intolleranza”. La notte tra il 20 e il 21 febbraio 1942 Hitler inizia così il suo monologo: “Lo zucchetto. Il solo fatto di scorgere uno di quegli aborti in sottana mi fa andare fuori di me. L’uomo ha avuto in dono il cervello per poter pensare, ma se ha la disgrazia di servirsene è perseguitato da un brulichio di cimici nere (i preti). L’intelligenza è condannata all’autodafè…. Il cristianesimo costituisce il peggiore dei regressi che l’umanità abbia mai potuto subire, ed è stato l’ebreo, grazie a questa invenzione diabolica, a ricacciarla indietro di quindici secoli circa” (Adolf Hitler, Conversazioni a tavola di Hitler, Goriziana, Gorizia, 2010, p. 45; 308). Di più: in questo e in altri scritti Hitler elogia i musulmani, che non venerano un Dio sconfitto, crocifisso, inerme, come Cristo, ma seguono un profeta, Maometto, che ha impugnato la spada per tutta la vita!»

Agnoli poi conclude con una domanda: «non sarebbe più opportuno se un giornalista come Mentana, invece di spacciare pillole di storia falsificata, provasse a raccogliere le varie idee, anche quelle esposte nel modo peggiore, svolgendo un ragionamento un po’ più articolato ed analitico? Per esempio, dopo aver gioito per la liberazione di Silvia, si potrebbero proporre alcune domande: come aiutare i giovani volontari, pieni di nobili sentimenti, a non andare incontro a vicende terribili? Come comportarsi di fronte ai ricatti dei terroristi, senza rischiare di incentivare ulteriormente i sequestri? ecc.. Può darsi non ci sia nessuna risposta a portata di mano, ma almeno ci siamo risparmiati le lezioni moralistiche e storiche del tutto errate che vorrebbero essere intelligenti, ma non lo sono affatto».

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