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Trento

Lo Stato contro le autonomie: si tiene i 430 milioni e per il Trentino si mette male

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Niente da fare. Lo Stato vuole tenersi tutti i 430 milioni di euro che ogni anno versa a Roma per il risanamento del debito pubblico.

Per il Trentino si mette male quindi. Dalle parole emerse durante l’incontro di ieri, il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia ha fatto intendere, pur prendendosi ancora 15 giorni per decidere nel merito che lo Stato non è intenzionato a lasciare 430 milioni di euro nelle casse della nostra provincia autonoma di Trento. 

Nelle parole del ministro Boccia è arrivato poco di concreto e i soliti discorsi che per ora rimangono solo sulla carta. Tante promesse, ma per il resto il nulla.

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L’altro no è arrivato sulle riaperture delle attività ancora chiuse. Per il ministro infatti di riaprire il 18 maggio invece che il primo di giugno non se ne parla proprio.

“Il rapporto fra il Governo e le Autonomie speciali è continuo e molto costruttivo. Nessuno al momento sa con certezza quali saranno i numeri reali del minor gettito fiscale, sia sul versante del bilancio dello Stato che di quello di Regioni e Province autonome. In questo momento sono stati stanziati dal Governo 3,5 miliardi per tutti i Comuni italiani, senza distinzione fra Ordinarie e Speciali, e lo stesso è stato fatto per i 600 milioni messi a disposizione per il trasporto pubblico locale. Un ulteriore fondo di 1,5 miliardi è oggetto di un confronto con le Regioni e le Provincie autonome, che ne beneficeranno per almeno due terzi, e le Regioni a Statuto ordinario. Aspettiamo i dati finali delle Commissioni per definire le cifre, cosa che avverrà nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni. Ho confermato anche al presidente Fugatti che le minori spese – poco meno di 100 milioni – per il rimborso di prestiti sono garantite e non dovranno essere sostenute dai territori”.

Questi alcuni dei passaggi del discorso del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, nella conferenza stampa tenutasi al termine della sua visita di ieri in Trentino e del suo incontro con il presidente Maurizio Fugatti, assieme ai vertici della Giunta provinciale.

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A sua volta Fugatti ha ringraziato il ministro per la sua visita, “non la prima in Trentino, che testimonia della sua attenzione alle Autonomie speciali, e per la giusta considerazione delle nostre istanze. Il lavoro che faremo assieme nelle prossime settimane sarà di grande importanza per fare ripartire il nostro territorio”.

“Abbiamo ricordato al ministro che gli accordi che la Provincia ha preso con il Governo nel 2009 e nel 2014 erano importanti ed utili in una situazione ordinaria –ha detto ancora Fugatti, riferendosi in particolare al contributo del Trentino, stimato quest’anno in circa 430 milioni, per contribuire al risanamento dei conti pubblici dello Stato italiano –  ma a fronte del calo previsto del nostro gettito fiscale di 400 milioni a causa del Coronavirus poter utilizzare quelle risorse per gestire le nostre competenze statutarie diventa per noi determinante. Ciò in virtù del meccanismo di finanziamento previsto dall’Autonomia speciale ma anche del fatto che gli equilibri di bilancio vigenti prima dello scoppio della pandemia sono naturalmente saltati. Speriamo di poter arrivare in breve di un accordo con il Governo in questo senso.

Riguardo all’utilizzo della leva del debito, c’è la possibilità che il Trentino possa ricorrervi, ma serve un passaggio formale in Parlamento. Ci sembra di avere riscontrato su questo punto una sostanziale condivisione di vedute con il ministro. Abbiamo parlato infine della situazione sanitaria e della situazione economica generale. Sul piano sanitario, il contagio si è ormai stabilizzato da 15-20 giorni, il che fa ben sperare riguardo alla possibile apertura di alcune attività – ristoranti, pizzerie, estetisti, parrucchieri e quant’altro – anche in anticipo rispetto al calendario nazionale, cioè prima del 1° giugno. Una ipotetica data è quella del 18 maggio. Crediamo che il Trentino, anche con l’apporto del Ministero e della Protezione civile nazionale, che ringraziamo, abbia oggi un’organizzazione sanitaria tale  da garantire ai cittadini le cure che saranno necessarie, come avvenuto anche in queste settimane”.

“Siamo ancora alle prese con un’emergenza che nessuno avrebbe mai potuto immaginare – ha detto a sua volta il ministro – per quanto impatta sulla salute dei cittadini ma anche sulle regole sociali e l’economia. Abbiamo voluto con grande rigore proteggere le vite degli italiani, perché i numeri del contagio e dei decessi sono nomi, cognomi, vite, storie familiari. Il Governo ha portato il suo aiuto anche alle Speciali: abbiamo inviato qui oltre 32 ventilatori per le terapie intensive, 2 milioni di mascherine e molti altri dispositivi di protezione. Tutto quello che il Governo ha fatto per il Trentino è riscontrabile sul sito della Protezione civile.

Ancora oggi il presidente Fugatti sa di potere contare su di noi. Il commissario Arcuri acquista su richiesta dei territori tutto quanto viene da essi richiesto ed è in grado di metterlo prontamente a disposizione Sono arrivati in Trentino anche 46 operatori sanitari fra medici, paramedici e quant’altro e 10 oss arriveranno nelle carceri nelle prossime ore. Questo è lo Stato, che ha dato un grande contributo anche a questi territori, con il supporto delle Forze armate e della Guardia di finanza, nel rispetto dell’Autonomia, che noi vogliamo tutelare e valorizzare. La prevenzione territoriale pubblica è la sfida futura e va rafforzata in tutta Italia. Dove ciò già avviene le cose funzionano meglio.

Tutti noi vogliamo tornare alla vita che facevamo prima. Ma se non sconfiggiamo il Covid non ce la faremo. Venendo qui mi sono fermato a visitare alcune imprese, dando atto dello straordinario sforzo che stanno compiendo. Un mese fa non sembrava possibile, ma oggi c’è un sistema di monitoraggio e  di controllo della salute dei lavoratori che lo consente, condiviso dall’Inail, dalle parti sociali, e dai comitati scientifici.  Deve esserci un analogo meccanismo anche per gli altri settori dell’economia. Grazie ai protocolli e alle certificazioni approntate presto anche nei negozi di commercio al dettaglio, dove il rischio di trasmissione del contagio è molto elevato, potrebbe essere ragionevole ripartire in sicurezza. Riguardo alla ripresa differenziata, quindi, stiamo monitorando la situazione, e tireremo le somme l’11 maggio.

Vorremmo che ciò che vale oggi per l’industria valesse anche per il commercio, con protocolli Inail condivisi che mettano in sicurezza i lavoratori: barman, chef, camerieri, commesse, e così via, e naturalmente gli stessi proprietari degli esercizi. Non è detto che per aprire sia necessario attendere giugno. Detto questo, se si deciderà ad esempio di assegnare più spazio pubblico agli esercizi per svolgere attività all’esterno lo stabiliranno i governatori, come Fugatti. Condivido infine l’apertura graduale a forme di debito pubblico per finanziare gli investimenti pubblici. Sul piano politico dobbiamo trovare un accordo per dare il via libera a questa sperimentazione”.

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