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economia e finanza

«Nessuno ci regala niente, almeno lasciateci lavorare»: Lo sfogo di Nadia, parrucchiera del Pinetano

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Il 12 marzo il Presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte chiudeva tutte le attività cittadine e segregava in casa le persone.

Pochi giorni fa il Premier ha dichiarato la riapertura di molte attività per il 4 maggio e il 18 maggio; invece i bar, ristoranti e parrucchieri (già riaperti in Alto dige) sono stati dimenticati e lasciati fuori dalle attività in apertura.

Forse riapriranno l’1 giugno.

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La nostra redazione ha accolto il grande grido di aiuto di queste attività andando a sentite i malumori e i disagi di un’altro salone di parrucchiera.

Dopo la pubblicazione dello sfogo delle due socie del salone salone Claudio a Rovereto  siamo saliti ad intervistare Nadia, (foto) una parrucchiera del pinetano che gestisce da 32 anni il “Salone Nadia”, un luogo accogliente dove i clienti si sentono a casa; lo si capisce anche dalla commozione della proprietaria quando ci spiega come le manchino i quotidiani Caffè con le sue amate clienti.

Il “Salone Nadia” partecipa inoltre da anni alla campagna “Diamoci un taglio!” campagna di raccolta capelli per i malati oncologici.

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Siamo andati a sentire la «temperatura» di una delle tante artigiane messe in seria difficoltà dall’ultimo decreto Conte.

Dove si trova il suo negozio e quanti clienti riesce a soddisfare lei durante una giornata? Come passa ora le sue giornate?

«Da 32 anni gestisco la mia attività di parrucchiera nella località di Montagnaga a Baselga di Pinè; negli scorsi anni ho sempre avuto dipendenti ma da un po’ di tempo sono sola.

Le mie giornate dopo il 12 marzo sono orrende; sono molto preoccupata per la mia attività.

Inoltre mesi fa lo stato mi ha obbligata a comprare un registratore di cassa di 1.200 euro.

Logicamente ho dovuto pagarlo di tasca mia anche se è stato lo Stato ad obbligarmi a metterlo; io sarei andata avanti benissimo continuando ad utilizzare le ricevute fiscali. Dopo soli due mesi dall’acquisto del registratore ho dovuto interrompere il mio lavoro a causa di questo Coronavirus, ma il mutuo non  è stato interrotto e bisogna saldarlo».

Da giovedì 12 marzo tutti i negozi sono stati chiusi, cosa ha pensato quel giorno di questa decisione? Era necessario adottare delle misure così drastiche?

«Inizialmente si diceva che la chiusura sarebbe stata di soli 15 giorni quindi non mi ero preoccupata molto. La situazione è cominciata a pesare quando ci hanno bloccati a casa per un mese; anche perché  mutui anche a livello famigliare non sono stati sospesi. La mazzata è arrivata quando Conte ha prorogato la nostra chiusura sino al 1 giugno; mi sono sentita presa per i fondelli. Perché tutte le altre attività sono riaperte e noi no? Ci rendiamo conto  che riapriranno i musei e i parrucchieri dovranno rimanere agli arresti domiciliari un altro mese? Ci hanno chiuso in casa in maniera drastica da un giorno all’altro; ora altrettanto drasticamente dovranno farci riaprire!»

Quanto l’ha aiutata il Governo? Le ha dato il necessario per la sopravvivenza della sua famiglia e della sua impresa?

«La mia famiglia è composta da cinque persone; io sono un artigiana e mio marito è un imprenditore e con 600 euro io e 600 mio marito in due mesi con cinque bocche da sfamare  si fa la fame! Non si riesce neanche a pagare l’acqua, il gas e la luce. Tra l’altro devo anche pagare il mutuo della casa  e per fortuna il negozio è mio e non devo pagare l’affitto! Lo Stato è inesistente per quanto riguarda gli aiuti».

Cosa farebbe lei al posto di Fugatti?

«Speriamo che Fugatti riesca a tener testa a Conte e a far valere la nostra autonomia facendo riaprire anche noi. Già costringendoci ad avere un cliente per volta, il fatturato si dimezzerà; riuscirò a fare molti meno clienti in una giornata. Devono lasciarci lavorare perché abbiamo già perso due mesi di lavoro e tutto il periodo della Pasqua con tutte le cerimonie che significava grandi introiti. Sicuramente per recuperare il lavoro perso e costretti ad avere solo una persona alla volta dovremo prolungare l’orario di lavoro. Dovremo cominciare alle 7 del mattino e finire alle 9 di sera per sopravvivere».

Se lei avesse davanti a lei Conte, cosa le direbbe?

«Probabilmente Conte, con il suo stipendio, non si rende conto di che cosa vuol dire essere una piccola azienda o essere artigiani; fermarsi per alcuni mesi significa andare  a morire. Il Premier lo stipendio lo prende tutti i mesi a prescindere da quanto lavori. Noi artigiani lo stipendio dobbiamo sudarcelo; non ci regala niente nessuno. Ma noi non vogliamo che ci sia regalato alcunchè; vorremmo solo che ci lascino lavorare. I soldi sono in grado di guadagnarmeli da 32 anni a questa parte».

Il governo ha prorogato la chiusura di tutti i parrucchieri sino al primo giugno; ha fatto bene?

«O tutti o nessuno. Non puoi aprire solo alcune aziende; così facendo si creano solo malumori e confusione. Se adesso ci sarà un’altra impennata di contagi, a giugno l’apertura verrà prorogata ancora. Allora quando ci faranno riaprire? Ad agosto? Conte a parer mio sta sbagliando alla grande perché non ascolta le piccole aziende che farebbero di tutto pur di lavorare. Voglio vedere alla fine dell’anno come ci sovraccaricheranno di tasse per rimettere i conti in regola».

Lei sarebbe pronta a riaprire domani?

«Certo che sarei pronta ! Le precauzioni adatte alla riapertura le avevamo già messe in atto ancora alcuni giorni prima della chiusura totale. Sicuramente dalla riapertura si prenderanno delle misure ancora maggiori come guanti e mascherine anche per i clienti ma noi siamo pronti; basta che ci facciano riaprire».

L’Italia sopravvivrà alla crisi economica post-virus?

«Secondo me la ripresa sarà durissima; sarà come un dopo guerra. Oltre ad esserci persone che muoiono di virus, ci saranno persone che muoiono di fame. Le faccio un esempio: se io avessi dei dipendenti, probabilmente sarei costretta a licenziarli; così faranno molte aziende e moltissime persone perderanno il lavoro».

La giunta provinciale Fugatti ha stanziato 850 milioni di euro per aiutare le imprese; Fugatti ha fatto bene a stanziare questi soldi? Sono abbastanza?

«Se le parole diventeranno fatti, il governatore avrà fatto una gran cosa, invece se i soldi verranno persi e non arriverà nulla alle imprese, resteranno parole inutili. Anche Conte aveva promesso moltissimi soldi che poi non sono arrivati; speriamo che in Trentino non sia lo stesso».

Una volta riaperto tutto, lei pensa di riuscire a recuperare la sua clientela e a ricominciare a lavorare?

«Il mio Salone è una grande famiglia; c’è un bellissimo clima e con i miei clienti io ho un rapporto d’affetto e d’amicizia. Sono convinta che la mia clientela resterà, anzi, ne sono certa: le mie clienti mi scrivono quotidianamente e mi supportano… non vedo l’ora di poterle rivedere tutte».

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