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Italia ed estero

Coronavirus: quali ricadute avrà la paura che stiamo vivendo?

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“Bisogna fare qualcosa in una società in cui persino quello che dovrebbe dare sicurezza genera oggi insicurezza”, con queste parole il Professor Vittorino Andreoli, psichiatra e studioso, commenta nel suo ultimo libro ‘Homo incertus’ quanto sta accadendo ad ognuno di noi. La paura ha avvolto tutto e tutti. Insicurezza, ansia, panico e angoscia.

Quale sfida per l’uomo di oggi?

Andreolli descrive un’umanità che è in una situazione passiva di attesa, un’attesa timorosa, in cui la vita si tinge di colori grigi e spenti, in cui si vive male e non si fa nulla, non si è più in grado di fare nulla. La paura infatti porta proprio alla paralisi, all’immobilità e all’incapacità di agire.

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Stefano Gasperi, (foto) medico e segretario generale della Società Antroposofica in Italia, ci aiuta a fare chiarezza.

Dottor Gasperi, prima di parlare di questi temi mi permetta di chiederle un commento su quanto è stato scritto a proposito di Rudolf Steiner sul giornale diretto da Mentana.

“L’articolo pubblicato dal giornale diretto da Mentana è davvero di basso profilo, contiene menzogne assolute, frutto di un giornalismo di bassa lega. Basterebbe poco per capire che la verità non è quella che Juanne Pili ha scritto. La Società Antroposofica è stata messa al bando dal nazismo, fin dal 1935.

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Ci sono documenti dell’epoca in cui Rudolf Steiner e gli antroposofi vengono dichiaratamente indicati come nemici del nazionalsocialismo, tanto che lo stesso Rudolf Steiner, additato tra i più pericolosi, fu oggetto di numerosi attentati. Basta una corretta e onesta informazione e documentazione storica per constatare che l’antroposofia è totalmente opposta alla visione nazista: i suoi principi si fondano sul valore assoluto della libertà individuale e della dignità dell’uomo, attingendo alla ricca eredità umanistica delle radici cristiane della cultura europea, e dalla più genuina tradizione fiolosofico-artistica del romanticismo e dell’idealismo della Mitteleuropa; in ciò si mostra totalmente opposta all’ideologia nazista della razza e alla sua evidente matrice anticristiana.

In un’ordinanza del 1935 Reinhard Heidrich, capo supremo della Gestapo, vietò la Società Antroposofica e chiuse tutte le scuole Waldorf, considerando i metodi pedagogici applicati come contrari ai principi del nazionalsocialismo. Già nel 1921 vi sono delle affermazioni di Hitler in cui additava la figura ed il pensiero di Rudolf Steiner come pericolosi per il regime.

In una lettera al Fuehrer del 31 luglio 1939 Martin Bormann scrive: “In questa occasione il Fuehrer ha deciso: i membri della Società Antroposofica sono da trattare come gli appartenenti alle logge. Essi sono ancora più pericolosi di questi poiché con le loro idee contagiano molta più gente. Nel partito o nella Wehrmacht il Fuehrer non vuole avere membri della Società Antroposofica”.

Lettera

Bisogna ricordare che furono molti i medici e i pedagoghi antroposofi che a rischio della vita protessero durante il terzo Reich malati psichiatrici e disabili in Germania. Parecchi antroposofi scelsero poi la via dell’esilio, molti altri finirono nei campi di sterminio.

Ancora prima degli anni ’20-’21 Steiner disse profeticamente: “Se questa gente andrà al potere io non potrò più mettere piede in Germania” e così di fatto avvenne.”

A suo avviso potevano essere adottate delle misure idonee ad evitare l’instaurarsi di un clima di paura e angoscia in tutto il territorio nazionale, anche laddove il numero di contagi non si dimostra così elevato?

“Io credo che, come è stato rilevato da seri colleghi, l’Italia, sia nella sua parte politica che nel suo sistema sanitario si sia trovata in buona parte impreparata ad affrontare questa emergenza, forse anche perchè la Cina non ha fornito in modo adeguato le informazioni di cui era in possesso, e inoltre abbiamo pagato decenni di tagli alla sanità pubblica. Questo ha contribuito, assieme ad informazioni spesso contraddittorie a creare un clima di incertezza e di disagio, su cui poi ha trovato facile terreno la paura e si è instaurato il panico.

In altri Paesi dell’Europa, in cui il Covid-19 ha avuto una simile incidenza, non sono state adottate misure così estreme e, inspiegabilmente, anche il numero dei decessi è stato decisamente inferiore (vedi confronto Italia – Germania) e questo nostro isolamento forzato non ha certo contribuito ad allentare la paura.

In una recente intervista riportata dal Corriere della Sera, il potente politico tedesco W. Schäuble, ex ministro delle finanze e presidente del Bundestag, sulla base dell’articolo 1 della Costituzione federale tedesca che recita ‘La dignità dell’uomo è intangibile’, ha esplicitamente affermato che “la dignità delle persone viene prima della salvaguardia della vita.”

Leggo ogni giorno i giornali esteri, in particolare spagnoli e tedeschi e tutti i giorni riportano anch’essi notizie del virus ma con toni più pacati e con molta meno drammatizzazione. Al contrario i nostri mezzi di informazione presentano ogni giorno i loro macabri bollettini di guerra, con una evidente distorsione delle notizie. Dovrebbe essere il primo dovere di una medicina umanistica fornire una corretta informazione e cercare di rassicurare la popolazione, piuttosto che creare angoscia a suon di statistiche e numeri di decessi e contagiati. Un eccesso di informazione medica, se non attenta nel modo di comunicare, rischia di produrre l’effetto opposto: di presentare ogni malattia come possibile minaccia per la salute e la vita dell’uomo. In fondo questa pandemia ha portato alla ribalta il più grande tabù della civiltà moderna, di cui è vietato parlare che è la morte, scoprendo improvvisamente tutta la fragilità e impotenza dell’uomo di fronte ad essa; è stato pertanto facile evocare ansie e angosce.”

Dottore, perchè secondo lei il virus ha colpito il polmone e non un altro organo?

“Per rispondere a tono, bisognerebbe andar oltre la visione meccanicistica-riduzionistica dell’uomo che considera gli organi del corpo come meri apparati meccanici: l’uomo è un’entità a più dimensioni e ogni funzione e organo hanno, oltre alle note attività biologiche, un rapporto con la vita psichica. E’ noto a tutti come una forte emozione modifichi immediatamente il ritmo del respiro e come, viceversa, anomalie del respiro inducano stati d’ansia. Il polmone è l’organo più sociale e comunicativo dell’uomo: con il respiro entriamo in un immediato rapporto, sia fisico che psichico, con il mondo. Con il polmone compiamo il primo respiro quando nasciamo ed esaliamo l’ultimo respiro quando moriamo; quindi è legato al binomio di vita e di morte. Attraverso il respiro siamo immersi in uno spazio comune con gli altri, tutti respiriamo la stessa aria; il polmone trattiene una parte d’aria per sé e poi, in un momento successivo, la rimette nell’atmosfera. L’aria è anche il veicolo delle nostre emozioni: la parola, il linguaggio, il canto, la musica (tutte espressioni delle nostre relazioni sociali) hanno come mezzo l’aria. Di conseguenza è un organo che evidenzia più di altri lo stretto rapporto tra uomo e ambiente esterno. Dobbiamo pertanto sollevare la domanda del nostro rapporto con l’ambiente esterno, nel senso più lato: naturale, sociale e umano.”

Perchè ha colpito maggiormente certe zone?

“Difficile dare delle risposte certe e fondate; forse si spera, se ci saranno l’onestà e la volontà scientifica necessarie, si potrà un domani far luce sulle vere cause, per ora si possono solo suggerire delle ipotesi.

Molti studi dimostrano che si tratta di zone in cui l’aria (ma anche il suolo e le falde acquifere) sono più inquinate.

Da decenni i pediatri hanno rilevato, durante l’inverno, un aumento preoccupante di forme infettive delle vie respiratorie dei bambini, di asma e bronchiti, per non parlare poi delle morti causate da inquinamento atmosferico. E’ evidente che in queste condizioni il sistema immunitario che dovrebbe proteggere il polmone si ritrova fortemente indebolito.

Non voglio sottacere i rischi potenziali legati all’esposizione a campi elettromagnetici ed alle tecnologie di quinta generazione, in attesa di seri studi scientifici che possano garantire la loro non pericolosità.

Questo è un aspetto fisico che riguarda l’inquinamento dell’aria e dell’ambiente, ma l’uomo è un essere ben più complesso, dovremmo recuperare una visione olistica dell’uomo, come cercano di fare la medicina antroposofica, ma anche altri seri indirizzi delle cosiddette “medicine integrate”.

Uno dei più grandi filosofi europei, Giorgio Agamben in un suo scritto recente ha affermato che “abbiamo scisso l’unità della nostra esperienza vitale, che è sempre inseparabilmente insieme corporea e spirituale, in una entità puramente biologica da una parte e in una vita affettiva e culturale dall’altra. Ivan Illich ha mostrato, e David Cayley l’ha qui ricordato di recente, le responsabilità della medicina moderna in questa scissione”. E’ la frattura tra scienze umanistiche e scienze naturali che conduce ad una visione unilaterale dell’uomo e di conseguenza della malattia. Tale visione sposta sempre all’esterno le cause della malattia. Non si vuole certo negare l’evidenza del virus o la sua aggressività, né tantomeno criticare le doverose misure di profilassi, ma perché si crei la malattia occorrono certe condizioni, il cosiddetto “terreno”, una certa predisposizione. Se questo viene ignorato o poco considerato si adottano misure ingiustificate ed esagerate solo contro il virus ed il pericolo del contagio e non si fa affidamento sulle naturali capacità di resistenza e difesa dell’organismo. Anche in questo caso la paura abbassa le difese immunitarie.

Basti ricordare le esperienze di sanitari volontari in Africa, in zone colpite dalle epidemie peggiori: si poteva riscontrare che la paura del contagio aumentava in essi il rischio di infezione, mentre al contrario il coraggio creava una sorta di immunità.

Una visione riduzionistica dell’uomo mi porta a ricercare le cause di malattia fuori dall’uomo e se trovo un germe a cui addossare tutte le colpe mi sento soddisfatto. In una visione integrata, invece, in cui l’uomo è visto anche nelle sue componenti psichiche e spirituali-individuali, è la sua intera complessa natura che deve essere oggetto delle riflessioni mediche e delle conseguenti misure terapeutiche. La malattia non fa altro che evidenziare una frattura tra uomo e mondo, tra uomo, natura e vita sociale. Se questo presupposto antropologico è vero, ciò che determina lo stato di salute sono non solamente le condizioni fisiche dell’essere umano ma tutta la sua condizione esistenziale. Quindi, non solo la qualità dell’aria, le condizioni igieniche, una sana alimentazione rappresentano elementi fondamentali per la nostra salute, ma anche i sentimenti, le emozioni hanno una importanza enorme per il nostro benessere: rabbia, odio, aggressività, rancore, paura, minano la salute, “inquinano” la nostra vita interiore altrettanto di un ambiente malsano; viceversa i sentimenti positivi, la gioia di vivere, l’ottimismo, l’entusiasmo, la fiducia in se stessi e negli altri, il coraggio, gli ideali etc. rappresentano dei formidabili elementi di salute psico-fisica.

Potrei ricordare il caso emblematico di Viktor Frankl, lo psicoterapeuta fondatore della Logoterapia, finito in un campo di sterminio perchè ebreo e in cui perse tutti i familiari. Nella sua biografia ‘Uno psicologo nei lager’ afferma che si è salvato (molti non morivano per le torture e le privazioni ma per l’annullamento psichico a cui si veniva sottoposti e per le umiliazioni subite: perdita dello stato sociale, denudamento, rasatura dei capelli…) perché una sola forte motivazione etico-sociale l’aveva tenuto in vita: prima della deportazione aveva iniziato a scrivere un libro che riteneva importante, non per sé, ma per l’intera umanità, pertanto si sentiva in dovere nei confronti dell’umanità di portarlo a termine: unicamente questa responsabilità morale-ideale lo ha tenuto in vita. Da qui si vede la forza salutogenetica che scaturisce dallo stato interiore.

L’epigenetica ci insegna che i vissuti dei genitori, specialmente delle madri, possono lasciare segni profondi nei figli, di generazione in generazione. Cosa mi può dire in merito?

“Fortunatamente l’epigenetica è un concetto ormai entrato nell’immaginario biologico. In passato si aveva una visione inossidabile del genoma, poi si è scoperto che il patrimonio genetico dell’uomo non è così deterministico. Ai miei tempi, quando studiavo medicina, si considerava che una parte considerevole dei geni fosse inutile, semplicemente non si conosceva il loro scopo, ma poi si è visto che non è così: anche il genoma dell’uomo ha una sua plasticità; così come noi, pur avendo accolto modelli culturali nella nostra crescita, assorbiti dall’ambiente famigliare e culturale e che possono condizionare in buona parte la nostra vita, dandoci una certa impronta, abbiamo però sempre la possibilità, grazie alla nostra individualità, di trasformare questo materiale culturale che ci ha plasmato e di sottrarci in parte alle influenze culturali che ci hanno determinato, allo stesso modo possono trasformarsi i nostri geni. Psicologia e pedagogia insegnano pertanto che, altrettanto delle trasformazioni individuali, anche la natura corporea dell’uomo è in continua interdipendenza con l’ambiente, tale addirittura da modificarne la struttura genetica.

Così anche il genoma può subire modificazioni dall’esterno e trasmettersi alle generazioni successive. Quindi questo mostra, in modo ancora più chiaro, la interdipendenza tra uomo e ambiente. La giornalista scientifica Sonia Shah, in uno studio pubblicato recentemente su Le Monde diplomatique, si è occupata di tutte le ultime grandi epidemie ed è arrivata a queste conclusioni, supportate da molti dati: le epidemie si sono scatenate laddove si è maggiormente alterato il rapporto dell’uomo con la natura: per esempio l’epidemia dell’Ebola è stata favorita dal disboscamento selvaggio e dalla sistematica distruzione degli ecosistemi. Questo ha determinato un eccessivo avvicinamento degli animali all’uomo perchè scacciati dal loro l’habitat naturale; inoltre in tal modo è stato favorito l’incontro di specie animali che in natura non avevano mai avuto contatti tra di loro; si possono così creare le condizioni ottimali di migrazione e trasmissione del virus dall’animale all’uomo. Un’ulteriore conferma di come l’irresponsabile alterazione degli ecosistemi possa generare dei grandi problemi a tutta l’umanità: dai preoccupanti cambiamenti climatici, a pericolose pandemie.”

Durante questi giorni di quarantena abbiamo visto scene di chi cala il proprio cane dal balcone di casa per fargli fare i bisogni e poi lo ritira sempre tenendolo per il guinzaglio o addirittura casi di suicidio. Quali sono le conseguenze drammatiche per chi vive immerso nel terrore e nella paura?

“E’ una drammatica esperienza di solitudine e di negazione dell’entità umana. Aristotele diceva che l’uomo è “un animale sociale”: l’essenza dell’uomo sta nelle sue reali (e non virtuali) relazioni sociali, oggi invece fortemente compromesse per l’isolamento. Parlo soprattutto dell’isolamento nelle case di riposo, ma anche negli appartamenti delle grandi città: la solitudine, l’insicurezza e la paura, l’assenza degli affetti dei propri cari, può portare, soprattutto nei soggetti più fragili, ad un indebolimento di qualsiasi forma di difesa organica e alla perdita di interesse per la vita, esponendoli ad un maggior rischio di malattia, altrettanto della loro promiscuità.

Ma anche i bambini, rinchiusi nei propri appartamenti, impediti nelle loro relazioni sociali, nel libero movimento all’aperto, subiscono tutti i disagi di queste privazioni, venendo inevitabilmente spesso condannati ad una massiccia problematica esposizione a realtà virtuali.

Cosa dovrebbe fare una medicina responsabile di fronte ad una situazione critica per limitare i danni psicologici che dalla stessa possono derivare soprattutto ai soggetti più deboli?

“Tutta la medicina moderna si fonda sulla patogenesi: tutta la nostra medicina è in buona parte costruita sullo sforzo di comprendere ciò che rende l’uomo malato. Conosciamo l’effetto patogeno dei fattori ambientali, delle sostanze cancerogene, delle infezioni causate da virus o batteri; è innegabile che molti successi della nostra medicina siano dovuti a questa impostazione. Si può però, in modo altrettanto valido, rovesciare la prospettiva.

Il medico israelo-americano Aaron Antonovsky ha sviluppato il concetto di salutogenesi: ossia ha indagato non tanto ciò che fa ammalare l’uomo, bensì quali siano i fattori che lo rendono sano, che promuovono nel tempo la sua salute, superando in tal modo la tradizionale dicotomia che separa la salute dalla malattia. Antonovsky è arrivato a queste tesi studiando lo stato di salute delle donne sopravvissute ai campi di sterminio, convinto di trovare, conseguentemente ai drammatici traumi psicofisici subiti, un accumulo di patologie e disturbi psichici. In realtà gran parte di loro godevano di un’ottima salute fisica e psichica. Si chiese pertanto come ciò fosse stato possibile nonostante le loro tremende esperienze vissute. Antonovsky concluse che fattori fondamentali per la salute sono: motivazione, fiducia in se stessi, speranza, ottimismo, gioia, impegno sociale, ricerca di valori essenziali etc. Tutti questi valori trovano un loro coronamento nel “senso di coerenza”, vale a dire nella capacità dell’uomo di dare e trovare un senso alla vita ed alla propria esistenza come tali, anche e soprattutto nelle condizioni estreme e nelle grandi difficoltà; queste sono le migliori forze in grado di promuovere e generare la salute.

Qui si vedono due approcci ed atteggiamenti medico-terapeutici diversi che non sono l’antitesi l’uno dell’altro, ma che sarebbe necessario integrare per recuperare una vera medicina umanistica e per promuovere un’autentica ed efficace prevenzione.

Una visione medica dell’uomo impostata eccessivamente sull’ossessione dell’igiene e del rischio del contagio, e che vede solo in queste misure di isolamento una riposta efficace, finisce suo malgrado per scatenare panico, paura, ma anche il sentirsi indifesi di fronte ad un nemico invisibile, alimentando pure una cultura di diffidenza e ostilità tra gli uomini.

Io non sono contrario a tutto questo perchè la profilassi del contagio ha una sua fondata ragione d’essere, ma c’è stata una certa immotivata esagerazione, in parte anche barando su numeri e cifre, come dimostrano le statistiche e le misure ben diverse adottate da Paesi molto vicini al nostro: è sufficiente confrontare inoltre la discrepanza tra i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità con quelli indicati dai media.

Non si devono escludere le misure adottate ma si dovrebbero affiancare ad esse concetti come quello di resilienza o di salutogenesi, che si appellano alle capacità dell’uomo di resistere, di trovare risorse salutari nelle situazioni avverse e di scoprire come molti altri valori, come quelli sopracitati, da affiancare alle necessarie misure igieniche (profilassi, sana alimentazione, movimento fisico, esposizione al sole), siano di grande aiuto per affrontare situazioni d’emergenza, mobilizzando tutte le naturali forze di salute presenti nell’organismo.

Bambini e anziani sono le vittime principali di questa pandemia perchè soffrono più di altri della privazione delle relazioni sociali; l’inevitabile sovraesposizione ai media è a sua volta problematica nei minori, per i danni provocati nella prima infanzia da un uso non calibrato dei vari strumenti mediatici, in particolar modo in quel periodo di crescita e sviluppo in cui il bambino non è ancora in grado di distinguere ciò che è reale da ciò che è virtuale. (vedi gli studi del noto neurologo e psichiatra Manfred Spitzer pubblicati anche in italiano: Demenza digitale; Solitudine digitale; Emergenza smartphone). Si tratterebbe in definitiva di stimolare e mobilizzare nell’adulto le capacità di resistenza per un’ottimizzazione del suo sistema immunitario; in questo senso la medicina antroposofica possiede strumenti terapeutici molto efficaci; nel bambino di rispettare i suoi passi evolutivi e i suoi bisogni, proteggendolo da tutto quanto di problematico e nocivo proviene dalla nostra cultura.”

A sua avviso è mancato un controllo nella sfera delle comunicazioni e della diffusione delle informazioni?

“Siamo stati colpiti da un lato da un’eccessiva mole di informazioni d’ogni genere, dall’altro da una nuova forma di imperialismo culturale: l‘imposizione di un unico pensiero dominante, una sorta di “monocoltura della mente” (del tutto perniciosa come i disastri provocati in agricoltura dallo stesso metodo), che elimina la biodiversità, in questo caso il diritto di avere pensieri ed opinioni diverse. Abbiamo subìto tutto il peso “inquisitorio” del cosiddetto “comitato scientifico” che ha imposto un’unica visione della pandemia, tacciando o ridicolizzando qualsiasi altra voce altrettanto scientificamente autorevole che semplicemente chiedeva il diritto di esprimere un parere diverso o sollevare qualche obiezione o perplessità. C’è stato un perverso incontro tra politica e imperialismo pseudoscientifico che ha monopolizzato a senso unico gran parte dell’informazione.

In tutto questo periodo si poteva e si possono avere notizie diverse solo da fonti di informazione alternative, con tutti i rischi delle fake news circolanti.

Ad esempio, il fatto che in Cina e in India buona parte dei malati siano stati curati con rimedi della millenaria medicina tradizionale cinese o con pratiche omeopatiche è stato in Europa semplicemente ignorato o ridicolizzato.”

Che cosa consiglierebbe, per esempio ad una madre che vive una situazione di panico e ansia, insieme ai suoi figli e alla sua famiglia e che si ritrova chiusa in casa da circa due mesi?

“Si tratta in primo luogo di considerare l’età del bambino: più il bambino è piccolo, più vive di riflesso i sentimenti dei genitori e dell’ambiente in cui vive, respirando di volta in volta un clima di paura o di preoccupazione o di serenità e calore affettivo. Come molti fatti della vita anche questa situazione di improvvisa emergenza può rappresentare una preziosa opportunità:

può essere un periodo drammatico o straordinario. Si pensi ad esempio all’occasione per molti bambini, spesso precocemente allontanati dalle famiglie e istituzionalizzati per esigenze sociali, di poter rimanere a casa a lungo con i genitori, poter recuperare valori e vicinanza affettiva, godere di un tempo dilatato per giocare, per sognare, anche per annoiarsi, poter ascoltare una storia dalla viva voce, partecipare attivamente ai lavori domestici, ritrovare il tempo per un dialogo più prolungato, non inquinato da stress o fretta dovuti al lavoro.

Qualcosa di analogo avviene per una malattia o per una difficoltà della vita, che di per sé non sono né buone nè cattive ma semplici opportunità: una grave malattia, così come un difficile ostacolo, possono incattivirci, farci disperare, abbatterci, o viceversa essere motivo di profonda trasformazione della propria vita, di ricerca di altri valori, di risorse inesplorate, di nuove amicizie, di nuove mete o della scoperta di imprevisti interessi.

Molte famiglie possono approfittare di questa straordinaria condizione di un tempo sospeso, dilatato, esente da scadenze e deroghe, per recuperare fantasia, gioia, rapporti sociali più genuini, come pure riflettere sul senso dell’esistenza e sul proprio stile di vita.

Se questo non viene perseguito allora si affacciano inevitabilmente paura, angoscia, disperazione, tutti i controvalori negativi di quanto detto.”

Cosa si aspetta dai prossimi mesi?

“Purtroppo mi immagino drammaticamente il grave tonfo economico, la pesante crisi economica che inevitabilmente ci colpirà con tutte le impopolari ed inevitabili misure che dovranno venir adottate, a maggior ragione per un Paese già pesantemente indebitato come l’Italia. Una inaspettata pandemia è come un grave terremoto, lascia la popolazione in uno stato di fragilità e insicurezza: dopo una forte scossa di terremoto non si riesce più a dormire tranquilli e al primo rumore ci si precipita in strada. La domanda che ci facciamo ora è: cosa succederà in autunno e in inverno?

Il Covid 19 tornerà annualmente come i virus influenzali? Con quali caratteristiche e quale pericolosità, dal momento che la sua struttura genetica varia continuamente? Dovremmo nuovamente ricorrere a queste misure estreme, abituarci a convivere con la paura e con le restrizioni sociali imposte?

Guardando invece agli aspetti positivi, questa pandemia, nel mostrare senza veli un alterato rapporto dell’uomo con il mondo (anche il mancato rispetto dell’ambiente nelle pratiche agricole convenzionali, nemiche della biodiversità o lo sfruttamento delle risorse) può essere un’opportunità per interrogarsi sui valori e sul modo di vivere della nostra civiltà (benessere senza confini, crescita economica illimitata) e attivare una sana e buona volontà per ricercare soluzioni più rispettose della salute dell’uomo e dell’ambiente.

Purtroppo vedo invece troppa gente terrorizzata, confusa, facilmente preda delle manipolazioni del main stream e la paura crea notoriamente insicurezza, blocco e paralisi della volontà: un blocco fisico ed emotivo, con il rischio di un ripiegamento egocentrico e narcisistico su se stessi.”

Quale opportunità offre all’uomo questa crisi?

“Dipende dalla concezione dell’uomo e del mondo a cui ci si aggrappa: se questa si appiattisce unicamente sul livello corporeo o se si amplia anche alla sua dimensione animica e spirituale.

Da una parte, come dicevo, viene data la possibilità di una riflessione sul rapporto con il mondo e sul proprio stile di vita e la volontà di un radicale cambiamento. Gli economisti affermano che per uscire dalla crisi bisogna aumentare i consumi, ma un consumo illimitato va a scapito della distruzione delle risorse della natura e crea una sopraffazione di chi non ha i mezzi necessari. Quindi tutti forse dovremmo imparare a condurre una vita più semplice e morigerata, non fatta solo del soddisfacimento incessante dei bisogni materiali. Un’eccessiva preoccupazione esclusiva per la salvezza-salute del corpo, finisce fatalmente per farci perdere la tensione ideale per la “salvezza dell’anima”.

Per quanto riguarda la sfera più interiore, questo virus ha messo in luce il reale rapporto tra gli uomini: non abbiamo solo inquinato l’aria come noto, ma anche i rapporti sociali, segnati da un crescente individualismo, dal culto dell’ego, l’egotismo, dalla frammentazione e dalla crescente antisocialità; abbiamo inquinato pure la sfera economica, là dove l’economia di finanza ha soppiantato l’economia reale: una sorta di gigantesca “formazione carcinomatosa sociale” come affermò profeticamente Rudolf Steiner giudicando le condizioni socio-economiche, apparentemente euforicamente felici, che precedettero la Prima guerra mondiale.

Anche queste sono forme di inquinamento e di malattia sociale. Quindi occorre rivedere le nostre relazioni sociali: con noi stessi, con gli altri uomini, con la natura, con la vita intera.

Sul piano spirituale il Covid 19 ha scoperchiato un’altra fragilità dell’uomo moderno: ha evidenziato come egli sia assolutamente indifeso rispetto alla realtà della morte. La morte esiste ancora ma si vorrebbe non vederla, ignorarla e relegarla lontano da noi, per non esserne turbati o disturbati; la morte rappresenta oggi il più grande tabù del mondo occidentale; di fronte ad essa l’uomo si sente abbandonato dalla scienza e la fede tradizionale non è più in grado di dare quel sostegno necessario.

Anni fa l’uomo si affidava al sacro nei momenti di crisi, (ancora nei nostri paesi troviamo capitelli votivi eretti per scongiurare gravi pericoli o come ringraziamento durante le epidemie di peste), mentre oggi è stato minato anche questo aspetto: gli uomini sono morti soli nelle sale asettiche degli ospedali, senza il conforto dei famigliari, privati anche dell’umano accompagnamento alle esequie. In tal modo anche la sfera del sacro è stata colpita e negata, espropriando l’uomo di quel sostegno morale ed esistenziale di cui avrebbe avuto un grande bisogno interiore. L’uomo allora, in questo abbandono fisico e spirituale, sperimenta tutta la sua fragilità, dubbio e impotenza di fronte al pericolo della malattia e allo spettro della morte, si trova impaurito, smarrito e impreparato. Un perentorio invito a fermarci, approfittando della quiete e del ritrarsi, per poterci interrogare sul senso della vita, sul perché della malattia e della morte e della nostra stessa esistenza, allora possiamo esser certi che la vita potrà acquistare per noi una dimensione più vera, più autentica e profonda.”

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