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Io la penso così…

100 mila medici scrivono al ministro Speranza, Ioppi: «l’esperienza del coronavirus per una rinascita della medicina del territorio»

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Spett.Le Direttore,

vorrei portare all’attenzione della nostra comunità la lettera inviata da un gruppo social di 100.000 medici al Ministro della Salute on. Roberto Speranza, al Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO), ai Presidenti di Regione, ai Presidenti delle Federazioni regionali e provinciali degli Ordini Dei Medici.

Nell’appello, che come Ordine di Trento condividiamo totalmente, vi è tra gli altri un passaggio molto importante da tener presente per il futuro prossimo, di ripensamento del nostro servizio sanitario e, soprattutto, in previsione di eventuali ricadute o altre esperienze simili a quella che stiamo vivendo: la centralità della medicina del territorio.

Importante e indispensabile, come i dispositivi di protezione individuale, come l’esecuzione dei tamponi, come le terapie di cura sperimentate e si potrebbe proseguire nell’elenco, la medicina del territorio diventa la chiave di volta di un’organizzazione sanitaria che deve essere il più possibile vicino alla popolazione, per poterla assistere meglio e tempestivamente.

Deve essere coordinata e messa nella condizione di poter assicurare cure efficaci perché, e lo dimostra proprio questa esperienza, laddove i territori hanno una connotazione ospedalocentrica – vedi la Lombardia – sono stati più penalizzati.

E’ un tema, quello della medicina del territorio, su cui discutiamo da anni, complici l’invecchiamento della popolazione e l’incremento conseguente di malattie croniche e della multimorbidità. Ma che da anni non trova soluzione adeguata.

E’ necessario dunque più che mai un ripensamento che coinvolga il Servizio Sanitario Nazionale tutto. Istituzioni, Sindacati di categoria e primi attori, i medici: tutti devono fare la loro parte, con la consapevolezza che tale cambiamento, organizzativo e culturale – che sicuramente mieterà disallineamenti e opposizioni – diventa indispensabile per poter assicurare la cura e l’assistenza negli anni a venire.

Facciamo in modo che il Coronavirus ci serva davvero da lezione, dove il compito della medicina del territorio è trattare i pazienti il più presto possibile a domicilio prima che si instauri la malattia vera e propria.

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E facciamoci ispirare da un’esortazione (attribuita a San Francesco d’Assisi): “Cominciamo col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso ci sorprenderemo a fare l’impossibile”.

Di seguito il testo della lettera.

“Siamo un gruppo di circa 100.000 Medici, di tutte le specialità e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri sparsi per tutta Italia, nato in occasione di questa epidemia, che da quasi due mesi ormai, sta scambiando informazioni sull’insorgenza della malattia causata dal Coronavirus, sul come contenerla, sul come fare, a chi rivolgersi, come orientare la terapia, come e quando trattarla, e siamo pressochè giunti alle stesse conclusioni: i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio , prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in rianimazione.

Dagli scambi intercorsi e dalla letteratura mondiale, si è arrivati a capire probabilmente la patogenesi di questa polmonite, con una cascata infiammatoria scatenata dal virus attraverso l’iperstimolazione di citochine, che diventano tossiche per l’organismo e che aggrediscono tutti i tessuti, anche vascolari, provocando fenomeni trombotici e vasculite dei diversi distretti corporei, che a loro volta sono responsabili del quadro variegato di sintomi descritti.

I vari appelli finora promossi da vari Organismi e Organizzazioni sindacali, che noi abbiamo condiviso appieno, sono stati rivolti a chiedere i tamponi per il personale sanitario, a chiedere i dispositivi di sicurezza per tutti gli operatori, che spesso hanno sacrificato la loro vita, pur di dare una risposta ai pazienti, non si sono tirati indietro, nessuno. Proprio per non vanificare l’abnegazione di medici e personale sanitario, oltre ai Dispositivi di Protezione e ai Tamponi, chiediamo di rafforzare il territorio, vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità per squadre speciali, nel decreto ministeriale del 10 marzo, definita USCA, di essere attivate immediatamente in tutte le Regioni, in maniera omogenea, senza eccessiva burocrazia, avvalendosi dell’esperienza di noi tutti nel trattare precocemente i pazienti, anche con terapie off label, alcune delle quali tra l’altro già autorizzate all’AIFA.

Siamo giunti alla conclusione che il trattamento precoce può fermare il decorso dell’infezione verso la malattia conclamata e quindi arginare, fino a sconfiggere, l’epidemia. Il riconoscimento dei primi sintomi, anche con tamponi negativi (come abbiamo avuto modo di constatare nel 30% dei casi) è di pura pertinenza clinica e pertanto chiediamo di mettere a frutto le nostre esperienze cliniche, senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, Rx e/o Tc, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la clinica, ma che non la sostituiscono.

Lo chiediamo, indipendentemente dagli schieramenti politici e/o da posizioni sindacali, lo chiediamo come Medici che desiderano ed esigono di svolgere il proprio ruolo attivamente e al meglio, dando un contributo alla collettività nell’interesse di tutti.

Lo chiediamo perché tutti gli sforzi fatti finora con il distanziamento sociale non vadano perduti, paventando una seconda ondata di ricoveri d’urgenza dei pazienti tenuti in sorveglianza attiva per 10-15 giorni, ma che non sono stati visitati e valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi. La mappatura di questi pazienti, asintomatici o paucisintomatici e di tutti i familiari dei casi conclamati è oltremodo indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno dei contagi appena finirà il «lock down»”.

IL PRESIDENTE – dott. Marco Ioppi Presidente Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri della provincia di Trento

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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