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Io la penso così…

Lotta coronavirus, con la sanità trentina «Sen en bòne man»

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Egregio direttore,

In questi giorni complicati e surreali ho maturato una piccola riflessione e ho pensato che potesse essere condivisa da tanti ed offrire uno spunto di fiducia per il futuro, proprio ora che il presente sembra essersi dilatato all’infinito.

Ci svegliamo ogni mattina con un senso di angoscia latente, spesso senza la sveglia del lavoro ma con il clamore dei notiziari, con i loro aggiornamenti riguardo il numero dei contagi e le loro notizie sulle difficoltà crescenti del sistema sanitario nazionale.

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Affrontiamo la giornata con una tensione che segue il ritmo dei comunicati della protezione civile e degli appelli del governo, non senza fatica sacrifichiamo la nostra libertà e le nostre sicurezze in cambio di protezione, quella protezione che ricerchiamo contro un virus che non sembra intenzionato a lasciarci in pace.

Anche in Trentino i dati sono stati allarmanti, il numero di contagiati in relazione alla popolazione era superiore alla media nazionale e si è temuto un sovraccarico dell’apparato sanitario provinciale.

Alla paura di contrarre la malattia si è presto aggiunta l’apprensione per un possibile ricovero in una situazione critica, con il timore di non poter contare sulle migliori cure per noi e per i nostri familiari.

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Con il passare dei giorni però il temuto collasso ospedaliero, purtroppo raggiunto in altre regioni con bilanci drammatici, è stato scongiurato e si è concretizzata la speranza che l’emergenza potesse essere mantenuta sotto controllo.

La risposta della nostra Azienda Sanitaria infatti non si è fatta attendere: in tempi brevissimi il sistema provinciale “ha cambiato marcia” ed è intervenuto a livello centrale e locale in base alle necessità straordinarie imposte dalla pandemia, riuscendo a mettere in campo una serie di misure adeguate all’emergenza in atto.

Con grande tempestività sono stati riorganizzati i processi interni, snelliti i meccanismi e re-ingegnerizzate le strutture ospedaliere centrali e locali.

L’organizzazione centralizzata e la rapida condivisione delle informazioni hanno posto le basi per una risposta corale ed efficiente da parte di tutti i dipendenti coinvolti, sanitari e non, massimizzando competenze e professionalità.

Gli effetti sono stati tangibili e si sono potuti osservare nella crescente disponibilità di posti letto di terapia intensiva e semi intensiva, nel razionale sfruttamento delle risorse disponibili sul territorio, nella qualità dell’assistenza offerta ai pazienti positivi (ricoverati e in quarantena), nelle fornitura di DPI e strumenti di sanificazione per proteggere il personale in prima linea (medici di famiglia, di guardia e infermieri).

Dopo i primi giorni di forte emergenza l’Azienda Sanitaria, in sinergia con Provincia, Protezione Civile, Associazioni di del terzo settore e Comunità di Valle, ha inoltre assicurato nuove risorse sanitarie alle Case di Riposo trentine, fragili ed in difficoltà nell’affrontare una situazione di contagio crescente per gli operatori e i nostri nonni (in troppi ci hanno lasciato), memoria storica e patrimonio delle nostre comunità.

Penso che, per dette Strutture, si debba accelerare la fase di riforma volta ad attivare nuovi sistemi integrati di gestione socio-sanitaria ed a garantire maggiori investimenti in sanità (reclutamento e formazione di personale delle professioni sanitarie), fermo restando il radicamento territoriale e la valorizzazione della risorsa del volontariato locale.

Posso essere sinceramente orgoglioso di aver partecipato alla costruzione, attivazione e crescita di un’Azienda sanitaria che negli ultimi anni ha prodotto notevoli economie di scala razionalizzando i processi all’insegna del motto “meno burocrazia e più sanità”, indirizzando le risorse disponibili in nuove specialità mediche e connessa tecnologia sanitaria innovativa.

È gratificante poter vivere sulla propria pelle i frutti di questo lavoro e poter ancora oggi sostenere quella scelta politica, forte e lungimirante, che ha prodotto un’Azienda sanitaria unica per la Provincia autonoma di Trento.

Un abbraccio virtuale e un immenso grazie a tutti gli ex-colleghi dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari che si stanno spendendo nelle corsie degli ospedali, sul territorio e negli uffici tecnico-amministrativi a supporto delle nostre comunità e a tutte le donne e gli uomini che, a vario titolo, lottano quotidianamente contro il Covid-19 a difesa della salute di noi cittadini, assicurandoci sostegno e professionalità, ma anche una umanità toccante che si fa carico di sofferenze fuori dal comune.

Penso che, se ora possiamo parlare di “situazione sotto controllo” lo dobbiamo a tutti loro, nella consapevolezza che l’arma più potente per proteggerci da questa virulenza rimane il nostro comportamento sociale responsabile, le attenzioni quotidiane e il rispetto delle prescrizioni emanate a protezione della nostra comunità.

È confortante però sapere che, in una situazione come questa in cui ognuno è messo alla prova e deve confrontarsi con la paura per sé e per i propri cari, possiamo contare sul rassicurante abbraccio di una Realtà sanitaria che, in una delle più sofferte pandemie della storia recente, ha risposto “presente”!

E forse, dopo questa riflessione, questa sera andrò a letto un po’ più fiducioso perché “sen an bone man”.

Aldo Webber – Predaia – Dirigente APSS dal 1976 al 2016 (foto)

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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