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Trento

Le multinazionali europee vogliono allungare la scadenza del latte fresco. Confesercenti e Federazione sul piede di guerra

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E’ di questi giorni l’allarme sulla possibilità di aumentare la data di scadenza del latte fresco da 6 a 12 giorni.

Una modifica legislativa che andrebbe a sconvolgere il prodotto, le sue caratteristiche, la sua storia e soprattutto l’economicità di un comparto costituito, soprattutto in Trentino, da aziende dove la zootecnia ha un ruolo di presidio.

Il comparto è composto da piccoli imprenditori di montagna che riescono a resistere e a garantire anche grandi eccellenze di prodotti di malga e alpeggi.

Ora, prolungare la data di scadenza del latte fresco e del latte fieno significa  svincolare  i grandi gruppi industriali dal  rivolgersi alle aziende locali per rispettare tempistiche che oggi sono stringenti.

Per il presidente della confesercenti Villotti (foto) «Significa svilire il lavoro di centinaia piccoli imprenditori che con tenacia e con passione offrono un prodotto di qualità e territorialità».

L’appello di Confesercenti del Trentino, che si unisce a quello degli Agricoltori,  è dunque quello di non permettere tale modifica legislativa, ma piuttosto di tutelare le nostre piccole aziende, il nostro sistema.

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E non importa che appartengano al settore zootecnico o del commercio, piuttosto che dei servizi o turistico.

«Le nostre piccole aziende sono presidi territoriali di tradizioni e autenticità. Il “made in Trentino” –aggiunge Villotti –  il consumo locale e di qualità parte proprio da qui».

Confesercenti del Trentino  rinnova l’appello: “Facciamo girare l’economia locale” e propone un intervento solidale.

«Per incentivare il consumo di latte fresco, in questo momento così penalizzato dal freno ai consumi causato da covid 19, si potrebbe proporre anche una consegna “porta a porta” di latte fresco a coloro che ne fanno richiesta, o ancora pensare a un sostegno economico per quei produttori cosi danneggiati dalla riduzione dei consumi»Conclude il presidente di confesercenti

Anche la federazione non condivide la proposta delle multinazionali europee sull’allungamento e la durata di scadenza del latte fresco.

Stamane in tal senso è stata inviata una lettera al presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, al vicepresidente Mario Tonina e all’ass. Giulia Zanotelli dalla presidente del Collegio sindacale Patrizia Gentil e dal direttore generale della Federazione Alessandro Ceschi in merito alla proposta da parte delle multinazionali europee di allungare la scadenza del latte fresco.

Se venisse accolta – spiegano dalla federazione – metterebbe in forte difficoltà gli allevatori produttori di latte, trentini e italiani.

LA LETTERA INVIATA AL GOVERNATORE FUGATTI –  la Federazione Trentina della Cooperazione, appresa la proposta da parte delle multinazionali europee del settore lattiero-caseario di allungare la durata della scadenza del latte fresco per far fronte al calo vertiginoso delle vendite causato dal Coronavirus, si dichiara fermamente contraria alla manovra e fortemente convinta che tale provvedimento sarebbe profondamente lesivo per gli allevatori produttori di latte, trentini e italiani.

Siamo consapevoli che l’attuale situazione economica stia attraversando un periodo di crisi senza precedenti – il consumo di latte fresco ha subìto infatti un crollo del 35% a causa della chiusura di mense, bar e ristoranti – e siamo concordi che tale situazione di emergenza imponga scelte talvolta difficili, finalizzate a limitare i danni per l’intera comunità, ma non possiamo condividere le soluzioni opportunistiche proposte delle grandi aziende europee che, cogliendo l’occasione dell’emergenza Coronavirus, vorrebbero togliere uno sbarramento oggi insuperabile per poter chiamare latte fresco anche un prodotto a più lunga conservazione.

Riteniamo che l’adozione di questa soluzione si rivelerebbe dannosa sia nell’immediato, perché difficilmente comprensibile per il consumatore finale, sia nel lungo periodo, perché le nostre aziende agricole del settore lattiero caseario, notoriamente di piccola e media dimensione, non potrebbero mai competere con le produzioni delle grandi multinazionali del settore alimentare.

Siamo fermamente convinti che sia il momento di tenere i nervi saldi e di adottare scelte ponderate e non impulsive. Il rischio è che soluzioni drastiche, adottate sull’onda dell’emotività per far fronte ad un momento critico, se nel breve periodo potrebbero apparentemente portare benefici, nel lungo periodo rivelerebbero la loro vera natura speculativa, seriamente lesiva per i nostri allevatori che da sempre fanno della qualità e della salubrità del latte l’obiettivo primario del loro lavoro.

Oltre ogni scelta economica adottabile per far fronte alla crisi del mercato dettata dal Coronavirus deve, a nostro avviso, prevalere la grande importanza di tutelare un prodotto come il latte fresco, anche in funzione della sua salubrità, e soprattutto va difeso con forza il prodotto made in Italy. Il nostro latte fresco trentino è un prodotto unico, di qualità superiore perché Ogm free. Una deroga della scadenza di durata vorrebbe dire trasformarlo in un latte completamente diverso ponendolo sullo stesso livello di quello venduto dalle multinazionali che comperano il loro latte dove costa meno e puntano unicamente a massimizzare i volumi di vendita. Tali strategie di mercato non possono essere fatte nostre, non possiamo permetterci di compromettere per sempre il duro lavoro svolto dai nostri allevatori che in tutti questi anni hanno sostenuto grandi sforzi per arrivare ad avere un prodotto superiore, differente per qualità e salubrità.

Vediamo infatti in questa proposta un grosso rischio per la continuità aziendale delle attività dei nostri soci allevatori che sarebbero costretti ad abbandonare per manifesta impossibilità di competere sul piano dei volumi e dei prezzi, di cui le major alimentari sono leader indiscusse. E questo, per il nostro Trentino non porterebbe un danno al solo settore lattiero caseario, ma a tutto il tessuto economico delle nostre valli, fatte di servizi all’agricoltura e turismo: da sempre sosteniamo infatti che i nostri allevatori ricoprono, oltre ad un aspetto economico, anche un importante ruolo sociale fatto di presidio, cura e mantenimento del territorio. Una ricchezza che dobbiamo conservare gelosamente.

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