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Sport Trentino

Dall’atletica Valle di Cembra la richiesta alla provincia per cominciare gli allenamenti. Ma non tutti sono d’accordo

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Nella foto il presidente della Fidal Fulvio Viesi
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Dall’Atletica Valle di Cembra arriva una proposta condivisa anche dalle altre società con la quale si chiede alla Provincia autonoma di Trento l’autorizzazione per gli atleti, a partire dalla categoria Cadetti tesserati Fidal e quindi riconoscibili tramite la tessera, di potersi allenare dalle 5 alle 9 e dalle 18 alle 20.

Gli atleti dovranno essere in regola col tesseramento e avere il certificato medico agonistico e negli allenamento manterranno tra loro la distanza minima di due metri.

Obbligatoria, per essere più facilmente riconoscibili, la divisa sociale, canotta o tuta oppure un abbigliamento che identifichi la società d’appartenenza, la rappresentativa e per i professionisti anche l’abbigliamento della nazionale.

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Lo scopo è quello di non disperdere anni di investimenti tecnici e nei settori giovanili, spesso sostenuti anche dai contributi della Provincia.

Oggi l’impossibilità di allenarsi a livello agonistico con le limitazioni in essere, rischia di far perdere un patrimonio che ha valenza anche sociale.

Consistente il rischio dell’abbandono dell’attività o il ritiro.

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Negli ambiti territoriali di ogni società ci sono aree o sentieri ben poco trafficati dove un atleta da solo, potrebbe allenarsi.

Nel comunicato delle società, tra l’altro si afferma: “A livello atletica leggera non ci si può permettere di perdere più di un mese di attività altrimenti va vanificato proprio tutto quanto acquisito durante l’inverno, e non si parla di categorie di bambini o delle categorie ragazzi, ma dagli allievi in su, ove cominciano ad esserci agonisti, secondo la Fidal dove si comincia ad avere una mentalità che poi potrebbe portare a qualcosa di serio. Non bastano gli allenamenti in casa, ovvero, non basta tenersi la forma”.

Ma non tutte le società la pensano come l’atletica valle di Cembra.

Il Gruppo sportivo Valsugana spiega che «noi siamo contrari perché risulta pressoché impossibile rispettare distanze e prescrizioni correndo in gruppo, soprattutto coi ragazzini, inoltre è pressoché impossibile correre con una mascherina. Ne abbiamo parlato brevemente anche col Comitato Fidal Provinciale, vedremo cosa fare nei prossimi giorni».

La paura è che in caso di un possibile contagio da parte di un ragazzino si possa andare contro a conseguenze cause legali che vedrebbero coinvolti presidenti e direttivo delle società.

In tal senso si pensa ad una autocertificazione affinchè tutti si prendano le proprie responsabilità.

L’iniziativa di chiedere alla provincia una lenta riapertura parte comunque dal basso, cioè dalle società, con un interrogativo? La Fidal si farà portavoce delle istanze delle società in provincia?

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