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Trento

Il nostro editore Roberto Conci replica alle dichiarazioni di Ghezzi: «Sei solo il festival del nulla»

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Nella foto da sinistra Paolo Ghezzi e Roberto Conci

Non è mia abitudine rispondere a coloro che si occupano di politica.

In primis perché non ho le competenze per farlo, ed in secondo luogo perché lo ritengo uno dei lavori più difficili di questo mondo, dove dare un giudizio diventa difficile e complicato.

Il rischio di sbagliare è elevato, e spesso ce ne accorgiamo dopo tanti anni.

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In questo caso però non ci sono dubbi, e nella piena consapevolezza di essere nel giusto critico e giudico chi fa finta di fare politica, con i nostri soldi, facendo alla comunità trentina danni gravissimi.

Sto parlando del consigliere provinciale Paolo Ghezzi. L’ex direttore dell’Adige sembra invero in evidente astinenza di visibilità: i due giornali cartacei della provincia ormai lo ignorano da tempo perché hanno capito che far passare le  sue deleterie idee politiche porta ad una emorragia di lettori ancora più alta del solito.

Proprio questa astinenza da palcoscenico mediatico tipica dei politici mediocri e senza idee ha portato il consigliere di Futura ad abboccare all’amo del «Dolomiti» come un ingenuo pesciolino rosso. L’unico ormai che ne «esalta» le gesta, usandolo per colpire le testate che non sono allineate al pensiero unica della sinistra cercando così di silenziare la libera informazione

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Prima di tornare su Ghezzi voglio però ringraziare gli amici del Dolomiti.

Grazie al loro articolo infatti ho ricevuto centinaia di e-mail di complimenti e molte esortazioni a continuare il lavoro che i miei due giornali stanno facendo da anni. Non ce n’era bisogno, ma certo fa piacere sapere che un popolo intero ti segue e silenziosamente ti sostiene

Un momento di inaspettata notorietà che comunque non mi farà cambiare idea dal riposizionarmi dietro le quinte e ricominciare il lavoro che porto avanti ormai da 9 anni.

A molti di loro non ho risposto, e me ne scuso. Lo faccio qui per chiarire i miei rapporti con la giunta e i consiglieri provinciali.

Con alcuni di loro non ho nessun rapporto, con altri mantengo rapporti di stima e rispetto reciproco, con altri solo professionale e con altri ancora, di amicizia. Nulla di sconvolgente mi pare dottor Ghezzi quindi, o sbaglio? Capisco che questo possa darle fastidio ma sono rapporti di vera (sottolineo vera) amicizia che intrattengo da anni, da quando lei non esisteva ancora come uomo politico, ammesso che ora esista.

Ai tanti che mi hanno chiesto se il governatore della provincia autonoma di Trento stia lavorando bene nella lotta contro l’epidemia coronavirus dico che è la persona giusta, al posto giusto e nel momento giusto. Ma ci pensate se ci fosse Paolo Ghezzi al posto suo? Una tragedia senza fine, torneremmo nel 1600 ai tempi dei Promessi sposi.

Caro dottor Ghezzi nelle sue dichiarazioni rilasciate al Dolomiti mi accusa di aver pensato di scendere in campo nel 2018 con un movimento di centrodestra, ma lei ha fatto anche di peggio, come ex direttore dell’Adige si è candidato col centrosinistra diventando consigliere provinciale.

Pare normale ora riflettere sul grado di imparzialità del giornale Adige al tempo della sua direzione. Nel merito i Trentini hanno già trovato la risposta da tempo e lo dimostrano le ormai poche copie che vende il suo ex giornale

Lei è il personaggio che accusava il nostro governatore Maurizio Fugatti di razzismo quando dopo l’emergenza prese in considerazione l’idea di chiudere il Trentino, per poi riaccusarlo di aver fatto entrare i turisti e non aver fatto chiudere gli impianti in quella prima tragica settimana dell’inizio dell’emergenza Covid. E qui esce lo spessore politico dell'”essere umano”.

Ma nella sua desertificazione politica c’è dell’altro. Lei interroga la Provincia per sapere quanti finanziamenti sono stati erogati al mio giornale non sapendo nemmeno che sono pubblici e che li può andare a leggere chiunque tranquillamente sul sito web dell’amministrazione provinciale.

Troverà il mio giornale beneficiario di finanziamenti insieme a televisioni e altri giornali presenti sul territorio. Tutto trasparente e chiaro, naturalmente non per chi è strumentalizzato dalla ideologia politica, dall’odio e dal rancore e dalle catene appese al cervello.

Peraltro la legge 18, che riconosce il sostegno all’editoria, è stata proposta da Ugo Rossi insieme a Claudio Civettini al tempo del governo di centro sinistra. Il suo governo Dottor Ghezzi.  E qui mi arrendo e depongo mestamente le armi perché di fronte al festival del nulla sarebbe come sparare sulla croce rossa.

Per quanto riguarda quanta pubblicità la provincia ha dato al mio giornale, sarà sorpreso nello scoprire che alla casella «Cierre Edizioni» per eventuali acquisti ci sarà il numero zero.

Lo stesso «zero» che troverà nella medesima casella quando ha governato la ex maggioranza ora sua alleata, dove la pubblicità era distribuita a pioggia a tutti i giornali eccetto il mio, naturalmente. Faccia un’interrogazione anche su questo Dottor Ghezzi, il tempo non le manca di certo e visto che è anche pagato da noi cittadini si dia una mossa. Forza dia qualche segno di sopravvivenza.

La mia casa editrice non si occupa della vendita pubblicitaria e non mi risulta che sia nemmeno censita nell’apparato provinciale. Le richieste arrivano da concessionarie pubblicitarie varie.

Ma ho la sensazione che lei non sia preparato per capire o conoscere certe cose.

Oltre a non conoscere bene l’iter della legge che i suoi alleati hanno approvato nella precedente legislatura, dimostra anche di essere poco informato.

Ma la cosa che fa più rabbia caro dottor Ghezzi è che in un momento come questo, dove il popolo trentino incolpevole si ritrova stremato e impoverito, lei possa presentare un’interrogazione tanto inutile quanto dannosa a lei stesso che le ricordo, fa parte della parte politica che nella presente legislatura ha smantellato il nostro apparato provinciale sanitario chiudendo i punti nascita di Cavalese, Tione e Arco, e prima l’ospedale di Mezzolombardo, depotenziando poi quello di Borgo Valsugana. Milioni di euro di tagli che ora sarebbero serviti. Eccome!

Lei fa parte di quel Ghota di persone, per fortuna diventato minuscolo e quasi invisibile, che in Trentino ha dilapidato 17,7 milioni di euro dei contribuenti in pochi anni, per sostenere una selvaggia accoglienza dei migranti che ha impoverito la nostra provincia e che ha portato droga, criminalità e reati alle stelle. Altro che integrazione. Una catastrofe, un’apocalisse senza confronti della quale lei e i partiti della sinistra benestante siete complici.

E deve solo ringraziare i cittadini che sono intervenuti con donazioni di oltre 6 milioni di euro all’azienda sanitaria, per risanare quel sistema che voi avete inconsciamente prosciugato e distrutto, ma non solo in Trentino ma in tutt’Italia e purtroppo il lavoro che avere fatto è sotto gli occhi di tutti in questi giorni durissimi.

Ma i nodi vengono al pettine. I Trentini non sono così stupidi come lei pensa dall’alto della sua presunzione e arroganza. E lo hanno dimostrato il 18 ottobre 2018, quando siete stati cacciati dai banchi della maggioranza e umiliati nei consensi, da chi è stato obbligato per anni a subirli in silenzio vedendo le ingiustizie a cui era sottoposto nel nome dei cosiddetti «diritti civili». Ma solo degli altri però, e non quelli della comunità trentina.

Ed è ancora più incredibile che lei continui ostinatamente a sostenere concetti ormai superati che hanno portato il nostro Paese sull’orlo del baratro.

Lei afferma che il mio giornale ha sostenuto le politiche di centrodestra. La mia testata ha solo raccontato la verità che gli altri giornali trentini non volevano raccontare per ottenere il consenso del centrosinistra. Il mio giornale ha accolto il grido disperato di centinaia di cittadini che testimoniavano il degrado, il fenomeno della criminalità in grave aumento, le rapine, le violenze, i figli dipendenti dall’eroina e le minacce con cui ogni giorno dovevano convivere.

Se queste denunce fatte dal mio giornale coincidevano con le idee e la politica del centrodestra e della maggior parte dei cittadini, non è colpa mia.

Tutto questo mentre le giunte di centrosinistra, i suoi cari amici, si susseguivano cambiando protagonisti e dicendo a tutti che eravamo un’isola felice. Non era così caro dottor Ghezzi e i fatti purtroppo mi hanno dato ragione. Quello che sarebbe successo lo denunciai già nel 2016 attraverso un articolo poi ripreso nel 2018 (leggi qui).

Dopo aver ringraziato gli amici del Dolomiti devo però fare alcune critiche. Il giornale lo conoscono tutti, è la voce della sinistra e dei centri sociali, quindi non ci può quindi attendere altro.

Ma ognuno fa il proprio lavoro quindi va bene così.

Un giornale che spesso ha pubblicato degli scoop che poi si sono rivelati dei veri flop. Mi vengono in mente i finti episodi di razzismo del Flixbus, quelli di Piazza Fiera oppure la sceneggiata sulle riprese video di Daniele Demattè,  o ancora la falsa chiusura della Questura del centro storico per la manifestazione ambientalista e via dicendo. Ma non è possibile dimenticare nemmeno la gigantesca fake del caso di razzismo presso l’ospedale di Sondrio smentito in tutte le salse da tutti 

Ma l’articolo del Dolomiti a parer mio rappresenta una delle più brutte pagine della storia del giornalismo anche per altri motivi.

Nella frase dove l’articolista Grottolo scrive: «Scorrendo le pagine social dei vari esponenti della maggioranza provinciale è facile notare come La Voce sia uno dei siti più presenti» emerge l’insofferenza di una testata che dimostra di essere poco democratica e rispettosa delle idee altrui. Questa frase che probabilmente avrà fatto sorridere i più, la reputo invece molto pericolosa perché segno di un tentativo di restaurare un regime.

Gli amici del Dolomiti poi si sono dimostrati molto scorretti inviando un «troll» nel mio account privato di Facebook per rubarmi le foto che mi ritraggono insieme ad alcuni membri della giunta. E questo è davvero molto triste e certifica i modi di comportarsi di questa testata.

La cosa che in altri momenti sarebbe divertente, è che le foto sono state fatte in eventi pubblici oppure nella redazione dove erano state realizzate delle interviste con i protagonisti. Lo stringere le mani in un evento pubblico a dei politici o il solo intervistarli, per il Dolomiti sarebbe sospettoso e sintomo di chissà quale reato. Come sarebbe inopportuno per il dottor Ghezzi il solo, ripeto il solo, pensiero di candidarsi con il centrodestra. E ci mancherebbe, se decidi di farlo lo puoi fare solo con la sinistra. Ridicolo!

Un comportamento intimidatorio degno dei vecchi regimi totalitaristi che hanno ridotto alla fame mezzo mondo uccidendo milioni di persone innocenti. Ma non si preoccupi dottor Ghezzi, hanno tentato in tanti prima di lei a farlo. Ma io sono qui insieme a tanti altri. Aumentiamo sempre di più, diventeremo sempre di più. E voi invece sempre di meno. 

Veniamo ora all‘inserimento di uno dei miei due giornali nella lista di «proscrizione» di un sito sconosciuto al mondo intero. Nel merito abbiamo fatto delle indagini e ne sono uscite delle belle che la direttrice Elisabetta Cardinali pubblicherà nelle prossime ore e che dimostrerà quanto ho scritto in queste poche righe.

Pensare di essere finito in un lista del genere, come scritto da una sconosciuta giornalista (denunciata dal nostro studio legale insieme ad un giornalista del Trentino) per: «essere di destra», per «essere critico nei confronti del governo giallorosso», per «in alcuni articoli aver sostenuto Matteo Salvini» (frase cancellata dopo la nostra prima diffida) e aver pubblicato dei pareri di scienziati e ingegneri sul possibile collegamento fra la tecnologia e il coronavirus  francamente fa sorridere non poco. Soprattutto alla luce dei molti comuni e province che hanno detto no alla tecnologia 5G.

Al Dolomiti dico che le mie testate, come tutte quelle del mondo intero, considerano come unico motore di certificazione del traffico web dei giornali quello che viene inserito in molte leggi provinciali: cioè Google analitycs, l’unico affidabile che gli addetti ai lavori conoscono bene. 

Ed è proprio questo motore che certifica i 130 mila circa lettori che ogni giorno leggono gli articoli del nostro giornale sfogliando quasi 300 mila pagine lette che ci fa stare tranquilli e sereni.

Il resto, comprese le classifiche da calcio amatoriale, è solo lo zero assoluto, fuffa, da chi ha tempo da perdere scrivendo articoletti che lasciano il tempo che trovano.

Il Dolomiti nasce nel 2016 per portare il Partito Democratico al governo del Trentino e per detronizzare la Voce Del Trentino. Le ‘mission’ pare però non siano andate un granché bene.

Il partito democratico abbiamo visto la fine che ha fatto, ed il mio giornale dal 2016 al 2019 è salito da 4 milioni ad oltre 18 milioni di pagine lette e alla fine del 2020 supererà le 28 milioni di visualizzazioni

A nulla sono serviti i video di Ghezzi vestito da pagliaccio a sostegno della brava candidata Merlo alle ultime elezioni suppletive: nel vedere come è andata, viene da pensare davvero che questa gente porti una sfiga pazzesca.

Ma quelli di sinistra sono ormai riconoscibili dal DNA, fra i loro marcatori genetici infatti sono presenti 3 geni esclusivi. Li hanno nominati con 3 lettere, C come cattiveria, A come arroganza, I come Invidia.

Ed ora penso: ma se fosse davvero così, se in loro ci fosse davvero il vaccino contro il coronavirus? Sarebbe la prima volta che servono a  qualcosa.

Roberto Conci

 

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