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Affidamento, allontanamento dei figli dai genitori in emergenza covid 19: la straziante lettera di una mamma

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In questo articolo riportiamo la lettera di una mamma, che come tanti altri genitori, vive la tragedia dell’allontanamento dal figlio.

Una riflessione dovuta in particolar modo nel periodo della Pasqua, sull’importanza di una giustizia a misura di bambino.

E’ un articolo con domande attuali, ancora di più vista l’interruzione degli incontri tra figli in comunità o in affidamento e i loro genitori e parenti, giustificata dal covid-19.

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Domande simili sono arrivate da figli a cui non è stato concesso di portare a casa i genitori anziani dalle RSA prima che l’epidemia li contagiasse con conseguenze spesso letali e da familiari di persone con disabilità che le hanno dovute lasciare in comunità nelle vacanze di Pasqua dandogli la sensazione di essere stati lasciati soli e abbandonati.

Situazioni dolorose, strazianti, che necessitano di risposte certe e di azioni concrete perché portatrici di violazioni di diritti umani. Pensiamo che in alcuni casi la i genitori non vedono i figli ormai da 7 settimane

In fondo alla lettera la mamma in questione pone due domande alle quali rispondiamo.

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Il tema è molto sentito in questo periodo e nell’articolo, in fondo, abbiamo deciso di rispondere anche ad un’altra domanda inviata da un’altra mamma, che riguarda lo stesso straziante tema.

LA LETTERA DELLA MAMMA – Pasqua è simbolo di nascita, di curiosità dei bambini che scartano le uova di cioccolato alla scoperta della sorpresa, ma purtroppo anche profondo dolore per noi mamme che siamo state castigate con la punizione più brutta: ci hanno allontanate dai nostri bambini. Mi hanno ritenuta non idonea a fare la mamma, non so ancora perché, ero appena diventata mamma quando mi hanno costretto alla comunità mamma-bambino, amavo mio figlio più della mia stessa vita, hanno scritto cose non vere o interpretato in modo deformante.

Nellincontro con altre madri nella mia situazione cerco di ritrovare fiducia, speranza ma sento infinito dolore. Non ci sentiamo ascoltate. Avevo avuto la fortuna di incontrare una vera famiglia affidataria che rispettava il diritto di mio figlio a crescere con noi genitori naturali. Non si sono mai sostituiti a noi, hanno dato un nido sicuro e ricco damore a nostro figlio intanto che le assistenti sociali ci valutavano.

Non è mancato incontro in cui la mamma affidataria non mettesse a mio figlio i vestitini che gli avevo regalato. Era un suo messaggio di profondo rispetto, che mi faceva sentire parte della vita di mio figlio. Prima di portarlo in vacanza i genitori affidatari mi chiedevano se ero d’accordo che lo portassero al mare perché sapevano che quelle due sole ore settimanali, in cui mi era concesso di incontrarlo, mi sarebbero mancate come laria. Io nonostante questo, per il suo bene, non ho mai detto di no.

Le relazioni dei servizi sociali andavano bene, la famiglia affidataria si era resa disponibile, in caso di rientro di mio figlio, ad affiancarmi, anche ad ospitarci pur di non spezzare questo legame da loro stessi definito sacro. Ma purtroppo il Giudice ha cambiato la famiglia affidataria collocando il mio bambino in un altro distretto, sotto altri assistenti sociali. La motivazione?

La mamma affidataria che aveva tenuto con lei il mio bambino per nove mesi non era uscita dal pericolo di riammalarsi di tumore, era guarita da quattro anni e non da cinque!

Mi chiedo, non lo sapevano prima di affidarglielo? Dolore sul dolore. Spezzato di nuovo un legame damore a mio figlio.

A un anno il mio piccolo bambino è stato strappato dalle mie braccia e da quelle del suo papà, a due anni dalla mamma affidataria.

LA DOMANDA – Ora con il covid-19 ci hanno sospeso gli incontri nonostante io non lavori da più di un mese, nonostante sono disponibile a sottopormi a tampone, quindi vorrei sapere in base a quale legge hanno potuto farlo?

«La legge prevede che i provvedimenti dell’autorità giudiziaria debbano essere rispettati da chiunque tanto che sono previste conseguenze penali per la loro inosservanza. Quindi il comportamento di chi viene meno a quanto stabilito dal Giudice potrà essere denunciato e chi sarà ritenuto responsabile di tali azioni o omissioni sarà chiamato a risarcire le persone lese. Non ritengo sufficiente lo stato di emergenza sanitaria COVID-19 a giustificare la sospensione degli incontri da parte dellente, perché allora, se fosse possibile derogare ai decreti, molti minori potrebbero essere meglio protetti presso le loro famiglie, là dove non sono stati constatati pericoli attuali e gravi per la loro incolumità. Oltretutto ogni provvedimento lesivo di diritti fondamentali deve essere motivato facendo riferimento a fatti specifici e concreti, principio assolutamente violato da una sospensione generalizzata degli incontri»

LA DOMANDA – I Giudici italiani non ci ascoltano, c’è la possibilità di uscire dallItalia e far esaminare i nostri casi a un giudice europeo?

«Si certo, la Corte Europea dei Diritti dellUomo ha già condannato diverse volte lo Stato Italiano a causa di sentenze emesse in violazione dellarticolo 8 CEDU, il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Lo Stato non deve compiere un’ingerenza ingiustificata nella vita familiare del minore, ovvero senza la sussistenza di gravi motivi e inoltre, se sussistono i presupposti per intervenire, deve dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee per cercare di evitare l’allontanamento del minore dalla sua famiglia, quindi di rafforzamento dei genitori e dei parenti. In molti casi sottoposti all’attenzione della Corte Europea questi principi non sono stati rispettati dall’Italia».

LA DOMANDA È normale che dopo due anni di incontri protetti con mio figlio, siano ancora in presenza di uneducatrice? Sono terrorizzata perché un’altra mamma di mia conoscenza ha gli incontri protetti da 9 anni, cioè da quando suo figlio è in affido presso un’altra famiglia.

«Innanzitutto mi preme sottolineare che la finalità dellincontro protetto deve essere favorire e facilitare il mantenimento e la costruzione della relazione familiare. Fatta questa premessa, le linee guida degli enti efficacemente organizzati prevedono percorsi di una durata di massimo 18 mesi per gli incontri protetti e se, in tale periodo non sono stati raggiunti gli obiettivi sperati, è suggerito un cambio di strategia progettuale. Pertanto il caso della sua amica sicuramente è anomalo e da verificare l’operato dei Servizi Sociali e della Magistratura stessa, visto anche il tempo dell’affido che sembra assumere le caratteristiche di un’adozione se pur mascherata (per la legge l’affido dovrebbe durare massimo 24 mesi). Anche l’operato dei Servizi Sociali e dei Giudici può essere sottoposto all’attenzione dell’Ordine dei Servizi Sociali e del Consiglio Superiore della Magistratura, qualora ce ne fossero gli estremi».

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