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Società

Donna: dalla società di ieri all’immobilismo imposto dal Coronavirus

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Continuando le riflessioni sulla trasformazione della donna iniziate con l’articoloNon solo una mimosa per ricordare l’inesauribile forza delle donne” pubblicato l’8 Marzo scorso, si cercano ora di analizzare i cambiamenti sociali che hanno caratterizzato la posizione della donna all’interno del suo ambiente.

E’ indiscutibile che l’uomo e la donna abbiano avuto cambiamenti sociali, lavorativi e politici molto diversi nel tempo: si pensi ad esempio che la presenza delle donne, fino a meno di un secolo fa, era legata quasi esclusivamente al suo corpo e alla sua funzione rispetto al contesto familiare di appartenenza.

La donna era vista infatti come figlia, sorella, madre, moglie e non nella propria individualità con le sue caratteristiche personali e le sue inclinazioni.

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Al massimo si parlava di una madre buona, di una bella moglie, di una nonna che sapeva cucinare o di una zia più o meno generosa.

Vigeva un sistema basato sull’onore che considerava la donna come  appartenente ad una famiglia, pertanto il suo disonore minava non tanto la sua persona, bensì l’integrità dell’intero gruppo familiare. Si pensi inoltre che le disposizioni del delitto d’onore sono state abrogate con la legge 442 del 1981, quindi solamente 39 anni fa.

Ma in che cosa consisteva il delitto d’onore?  – Si trattava di un delitto atto a salvaguardare una particolare forma di onore o reputazione rispetto ai rapporti sessuali, matrimoniali ed in genere familiari. L’onore costituiva un valore tale da tenerne conto in ambito penale, per cui venivano prese in considerazioni attenuanti all’omicidio di una donna e di chi avesse perpetrato insieme a lei condotte disonorevoli. La donna quindi aveva un valore decisamente inferiore a quello dell’onore di un uomo, il quale poteva essere giustificato nei suoi atti violenti e persino letali.

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Negli ultimi quarant’anni ci sono stati molti cambiamenti che hanno portato le donne ad essere riconosciute come individui, portatori di diritti e di un ruolo diverso all’interno del contesto relazionale.

Negli anni ‘80 infatti nascono centri di studio, documentazione e ricerca sulla condizione femminile; si era arrivati al punto che la cultura del femminismo riusciva a condizionare molte discipline come la sociologia, la linguistica, la storia, l’antropologia, l’economia e la filosofia. 

La trasformazione del ruolo della donna si ha anche e soprattutto a livello familiare. Dagli anni ‘70 in poi si è registrato un vero crollo di nascite, scomparse quasi completamente la famiglia numerosa e i dati ISTAT relativi al 1981 rilevavano  che il 40% delle ragazze erano in possesso di diploma a differenza dei maschi che raggiugevano solo il 37%. Altro dato interessante è che il 5% delle donne (contro al 7% degli uomini) era in possesso di un diploma di laurea. Negli ottanta forse l’obiettivo delle persone in generale era studiare per un lavoro che desse una sicurezza economica e l’idea della carriera era ancora prerogativa di pochi. La donna dopo il lavoro si occupava ancora della famiglia e l’uomo iniziava a contribuire al menage familiare. 

Ma oggi che cosa accade? Che posizione ha ora la donna?  – Forse non lo sappiamo ancora: l’uomo e la donna stanno ancora cercando di comprendere come collaborare alla pari senza che l’uno prevarichi sull’altro. Certo è che la precarietà lavorativa è lo sfondo in cui si muovono le relazioni affettive sempre più labili, dalle quali poi nascono figli che non hanno punti di riferimento.

I genitori arrivano a casa sempre più tardi da lavori che non danno una prospettiva del futuro. La stanchezza e lo stress non permette di seguire i figli come si dovrebbe, o meglio come si vorrebbe.

Siamo talmente abituati a stare fuori casa, a non avere una vita regolare che di fronte all’emergenza del Coronavirus non riusciamo a reggere i giorni a casa imposti per la salvaguardia della salute nostra e in generale di tutti.

Anche i nostri figli, dopo i primi giorni senza la scuola, hanno cominciato ad annoiarsi talmente tanto da non riuscire a stare fermi e godere della propria famiglia.

L’immobilità che ci impone il COVID19, oltre a spaventare molte persone, disorienta, privandoci della nostra quotidianità ed invece in questo silenzio sociale e allo stesso tempo in questa chiusura all’interno della famiglia occorrerebbe utilizzare il tempo per vivere le nostre relazioni più intime, leggere di più, dedicarci a noi stessi e fare cose che la frenesia dei mesi passati e nella quale poi ritorneremo ci ha impedito e purtroppo, se non facciamo attenzione, ci impedirà ancora di goderne.

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