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Trento

Coronavirus: malumori e preoccupazioni dei dipendenti del Sait per la mancanza di tutela

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Sono numerose le lamentele che arrivano da parte dei dipendenti, in particolari quelli del Sait che in questo momento sono i soggetti più a rischio per l’emergenza CoronaVirus.

In special modo i rischi interessano gli operatori delle casse che maggiormente sono a contatto con i clienti.

Dopo la categoria dei medici ed infermieri la loro è la categoria più a rischio. 

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Nei punti vendita Sait viene segnalata una grande confusione. Non sono per ora state fornite mascherine in grado di proteggere i lavoratori e per questo è scattato il «fai da te», con dipendenti che si sono costruiti delle protezioni artigianali.  In alcuni casi lavorano anche delle donne incinte che dovrebbero essere tutelate ancora di più.

La tutela della salute e della sicurezze all’interno dei punti vendita anche in questo momento di particolare difficoltà causato dal corona virus non esonera la responsabilità dei direttori dei punti vendita  che devono  garantire le condizioni applicando le normative vigenti.

Ad oggi ci troviamo un problema, chi lavora nei punti vendita alimentari e non, farmacia ecc e deve svolgere il lavoro presso il reparto cassa è considerata ad alto rischio contagio per la vicinanza e per le operazioni che non possono esonerare il lavoratore/cliente da una comunicazione verbale inevitabile. (richiesta di borsa per la spesa, resto, resi, info prodotto ecc ecc).

In questi giorni le aziende almeno quelle più rilevanti per il nostro territorio si sono prodigate nella tutela dei lavoratori attenendosi alle indicazioni del DPCM 4/3/2020 con qualche inevitabile difficoltà.

Sull’argomento è intervenuto anche Sandro Bordignon (foto) di Agire per il Trentino che incalza subito tutti i supermercati a «mettere dei pannelli in plexiglass (foto) alle casse per creare una barriera di protezione, mettere a disposizione dei dipendenti  e clienti del gel alcolico da utilizzare quando si entra in negozio e per quando si esce. Delle aziende non fanno più utilizzare il cesto “Basket spesa” questo per evitare che le persone restino a contatto troppo ravvicinato e allora fanno usare solo i carrelli che permette una distanza obbligata da persona a persona. E tante altre iniziative…» – Spiega Bordignon che aggiunge: «L’unica situazione che preoccupa molti dipendenti è il fatto che le aziende restano un pò restie verso l’utilizzo della mascherina. E’ vero che qualche azienda le ha consegnate per utilizzarla ma sono mascherine poco “rassicuranti”. Altre Aziende hanno risposto che non sono obbligati, ma se vogliono portarle da casa possono indossarle. E’ vero, non lo prevede il DPCM ma lo prevederebbe il buon senso. Quello stesso buon senso che era stato affidato alle persone prima di entrare tutti, per decreto in zona rossa. Non si pretende la mascherina con certificazione ffp3 (mascherina più sicura anche per il corano virus) ma almeno una soluzione che permetta di non inalare le microgocce di saliva. Magari non risolviamo il problema ma lo attenuiamo sia sotto il profilo emotivo e anche pratico. Insomma una soluzione in più vicina alle altre dettate dal DPCM».

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Bordignon sottolinea anche che i cassieri/e non sono immuni al contagio e lancia un appello ai clienti perché le richieste che vengono fatte sono anche per il loro interesse.

La mascherina infatti protegge anche i clienti oltre che il personale dei supermercati. «Se vi assale un dubbio sulla richiesta qui fatta pensate solo che dietro alla cassa potrebbe esserci un vostro figlio, nipote, ecc ecc non diventeranno tutto primari o avvocati. Si chiede alle aziende di investire sui propri dipendenti tutelandoli con delle mascherine che possano essere definite tali. In questo momento di difficoltà a molte aziende hanno ringraziato pubblicamente i loro dipendenti per come si stanno comportando. Anche i dipendenti vorrebbero ringraziare e ricordare la propria azienda in un momento come questo che resterà indelebile nella mente di tutti noi per molti decenni. Si vorrebbe ricordarla per come si è comportate in momento difficile con i propri dipendente e non per decreto ma per una sana e sincera vicinanza» – conclude Bordignon

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