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Valsugana e Primiero

Elezioni Pinè, Santuari: «C’è voglia e necessità di cambiamento»

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Alessandro Santuari, classe 1973, è amministratore e direttore tecnico di una società di ingegneria con più di venti addetti; ha deciso di candidarsi sindaco a Baselga di Pinè sostenuto dalle liste Lega, Pinè Futura e Autonomisti Popolari.

Santuari è sposato e padre di due adolescenti che, assieme all’esempio che la madre ha lasciato in termini di dedizione al volontariato e alla comunità, sono stati fonte di ispirazione nel decidere di impegnarsi nel cercare di dare alla nostra realtà un futuro migliore.

Il suo impegno e coinvolgimento nelle associazioni sportive è sempre stato notevole, pratica orienteering, sci da fondo e discesa; in precedenza ha praticato molti altri sport (anche ottenendo ottimi risultati a livello agonistico); è un atleta da sempre.

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Ha girato il mondo e, nonostante non si sia mai impegnato di politica, è sicuro di poter servire al meglio la cittadinanza ponendosi sempre la domanda, prima di fare qualsiasi scelta, ”lo farebbe un buon padre di famiglia?”

Abbiamo deciso di porre al candidato sindaco del centro-destra alcune domande alle quali è stato felice di rispondere.

 Come si descriverebbe in cinque parole?

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«Io sono disponibile all’ascolto, indipendente, equo, sicuro di me stesso e determinato»

 Come definisce il suo orientamento politico?

«Io ho avuto sin da giovane uno spirito di centro-destra moderato, negando sempre ogni genere di estremismo. Sono convinto tuttavia che nella politica locale quello che si deve valutare, più che i partiti, sono le persone. Ho sempre dato il mio voto alle persone che in quel momento ritenevo più fossero in grado di rispondere in modo migliore alle esigenze della gente»

Quale lavoro svolge attualmente? Nel caso in cui venisse eletto, pensa di abbandonarlo e dedicarsi interamente alla comunità oppure pensa di fare il sindaco “part time”?

«Sono amministratore e direttore tecnico di una società di ingegneria, che tra l’altro mi ha permesso di maturare una notevole esperienza anche amministrativa. Nel caso in cui venissi eletto, manterrei la titolarità nella mia azienda dedicando il mio impegno alla comunità».

Perché ha scelto di scendere in campo? Si era già occupato di politica?

«Non mi sono mai occupato di politica, salvo rispettare gli impegni elettorali; ho deciso di scendere in campo perché voglio cercare di lasciare un “mondo migliore” ai miei figli e alla nostra gente e sento di avere età, energia, esperienza giuste per farlo».

Cosa prospetta il futuro per Pinè?

«Di sfruttare al massimo le sue potenzialità e di mitigare le tensioni nella comunità su tanti fronti. La natura ci ha dato tanto e dobbiamo sfruttarla in modo sostenibile, mettendo da parte liti e egoismi. Sono sicuro che con la buona volontà possiamo creare un futuro migliore per tutti».

 Cosa ne pensa dell’operato del sindaco precedente?

«Per giudicare ritengo sia necessario capire se quanto fatto rispetta le esigenze della nostra comunità: le scelte che condizionano pesantemente la vita della comunità devono essere sempre condivise per interpretare il bene comune. Purtroppo non ho visto, da elettore, questo ascolto e questa condivisione (es. Biblioteca, Piazzale Costalta, chiusura giro del lago). A mio avviso è inoltre mancata una programmazione generale degli interventi: tante opere ma senza una regia comune e senza la giusta attenzione a tutte le frazioni (che sono la ricchezza del nostro territorio). Rispetto all’approccio con le Olimpiadi non ho visto la giusta convinzione e decisione che ritengo indispensabili per evitare di trovarci travolti dagli eventi. Dobbiamo essere noi i protagonisti delle scelte strategiche sul nostro Altopiano».

 Qual è il suo pensiero riguardo alle Olimpiadi e cosa deve fare Pinè al riguardo?

«Le Olimpiadi sono una delle più grandi occasioni che Pinè deve sfruttare per risvegliare, attraverso il turismo, un paese che si sta lentamente “spegnendo”. Dobbiamo saperle sfruttare con scelte che siano sostenibili anche economicamente per il nostro futuro (in accordo con le istituzioni superiori, PAT etc.). è un impegno importante che va affrontato di petto e con convinzione, studiando le soluzioni e i benefici che potranno arrivare, senza tentennamenti o indecisioni».

Qual è stato l’impatto di Vaia? Cosa ne pensa dell’ambiente e dei cambiamenti climatici?

«Sicuramente i cambiamenti climatici sono un dato di fatto con cui ci troveremo spesso a che fare; per professione ho curato personalmente la sostenibilità ambientale di opere pubbliche di rilevanti dimensioni (piscine, edifici pubblici, scuole, aeroporti etc.) e ritengo di poter dare un contributo importante nelle scelte che ci troveremo davanti.

Vaia ha creato grossissimi danni; si devono tuttavia cercare i lati “positivi” di questo evento, come ad esempio la riscoperta di tanti spazi “aperti”, che ci riportano ad un territorio più vicino a quello del passato e che ben si prestano a nuovi usi sostenibili del territorio, a favore di turismo, sport e agricoltura di montagna»

 Che cosa pensa di fare per incentivare il turismo, grande fonte di ricchezza fortemente in calo?

«Il turismo è sicuramente una grande fonte di ricchezza da valorizzare e che da anni tende al ribasso. Per incentivarlo bisogna partire dalle piccole cose, come la maggiore cura del territorio e delle nostre frazioni, oltre a incentivare la riqualificazione degli edifici esistenti. Dobbiamo imparare da chì ha saputo fare meglio di noi (Alto Adige, Molveno…). Come cittadini dovremmo poi imparare a accogliere con il sorriso i nostri ospiti.

Importante è sicuramente lo sport: favorire iniziative che possano portare sportivi e accompagnatori sul nostro territorio (es. ritiri estivi di sport anche minori), in modo da far girare il nostro nome e l’economia in generale. Qui il tema stadio del ghiaccio svolgerà un ruolo importante, da intendersi come centro di manifestazioni, eventi e campi estivi, non solo del ghiaccio, ma in modo da poter essere sfruttato nel corso di tutto l’anno».

Le iniziative sportive (e non) dovranno portare il nome e la bellezza dell’altopiano in tutta Italia, ma anche in Europa e nel mondo.

Perché poi non valorizzare il turismo religioso a Montagnaga? Abbiamo strutture che se inserite in un giusto contesto possono attirare persone che cercano luoghi di spiritualità, sia dal punto di vista Cristiano che di meditazione e spiritualità più in generale, e che il nostro territorio può dare.

15 anni fa in Trentino le ciclabili erano pochissime: oggi siamo uno delle poche realtà che non ne possiede una utilizzabile ed in sicurezza nonostante un territorio favorevole. Dobbiamo costruire una pista ciclabile che collega Montagnaga a Montesover, e da qui fare in modo di creare collegamenti con val di Cembra e val di Fiemme da un lato e Pergine dall’altro. Abbiamo poi decine di chilometri di piste sterrate che sono un paradiso per escursioni di ogni tipo.

Agricoltura di montagna, allevamento possono inoltre essere elementi centrali di un turismo sostenibile, creando così un sistema integrato e completo e valorizzato.

Ultimo ma non ultimo i nostri laghi: abbiamo il dovere di valorizzarli al meglio e permettere la fruibilità (inaccettabile a mio avviso non aver fatto tutto il possibile per ripristinare il giro al lago). Abbiamo già allo studio interventi per migliorare la qualità delle acque del lago della Serraia, tristemente verde a dispetto della bandiera blu…»

 Qual è il punto centrale del suo programma?

«Cercare di perseguire uno sviluppo sostenibile e positivo dell’Altopiano, oltre che riportare ottimismo nella nostra comunità, sfruttando tutte le nostre potenzialità al meglio, prestando ascolto a tutte le persone e cercando di risolvere le troppe liti che rovinano il nostro presente».

 Che cosa ne pensa dell’operato e della linea politica dell’attuale amministrazione trentina?

«Bisogna lasciare il giusto tempo di permettere che l’attuale amministrazione possa esprimersi. Nella coalizione abbiamo la fortuna di avere liste vicine all’attuale amministrazione provinciale, elemento fondamentale per rendere più proficuo il dialogo e la condivisione di idee e soluzioni.

Ho trovato in personaggi di grande caratura politica, come l’attuale Presidente della Provincia e assessori provinciali, un’apertura al dialogo ed una disponibilità a valutare soluzioni che non mi sarei mai aspettato».

Chi butta dalla torre tra Rossi e Fugatti?

«Non butterei nessuno dalla torre poiché ritengo che l’ascolto e il coinvolgimento di tutte le parti politiche sia essenziale. Non credo nella guerra e nel rancore ma nel dialogo e nel confronto, che a mio avviso sono mancati nella precedente amministrazione.

Voglio premettere che, anche in caso di vittoria per la mia coalizione, tutti, comprese le minoranze, saranno sempre ascoltati, rispettati e valorizzati. Preferisco di gran lunga un risultato positivo per la comunità che la soddisfazione personale o di partito».

Secondo lei perché il 21 ottobre 2018 il centro-sinistra è stato sconfitto in Trentino?

«Perché probabilmente quella parte politica si era allontanata dalle esigenze della gente, senza riuscire più ad interpretarne le richieste. La politica dovrebbe muoversi sullo stesso piano delle persone, anzi meglio sotto, poiché dovrebbe mettersi in una posizione tale da raccogliere le esigenze della comunità anziché decidere ed imporre tutto dall’alto».

Quali responsabilità crede di avere nei confronti della comunità di Pinè?

«Credo di avere una grandissima responsabilità. Quello che cerco non è né fama, né gloria, né un lavoro alternativo ma voglio mettere a disposizione le mie esperienze per dare al nostro Altopiano lo sviluppo che merita. So di chiedere alla mia famiglia un sacrificio di tempo ed energie; se lo faccio è solo perché sento il dovere di dare il mio contributo affinché i nostri giovani si trovino a vivere in un ambiente migliore e riprendano a credere e investire nella nostra realtà anziché puntare lo sguardo lontano».

 Cosa ne pensa delle liste che la sostengono e di quelle avversarie? Com’è il candidato sindaco opposto?

«Nelle liste che mi sostengono c’è vicinanza di pensiero, seppure con qualche divergenza. Ritengo di poter garantire la giusta mediazione; attraverso l’ascolto e il dialogo si riesce sempre a trovare la giusta soluzione, che dal dialogo risulta sempre arricchita. Voglio precisare che non ci sono “burattinai” o persone che esercitano influenza dall’esterno sul mio operato. Sono stato scelto come persona al di sopra delle parti e manterrò sempre fede a questo ruolo, con unico scopo il bene comune.

Il candidato sindaco opposto è una persona che conosco e che stimo. Oltre alla comune formazione universitaria, rispetto a lui posso dire di avere avuto la fortuna di amministrare una importante società di ingegneria e sviluppare esperienze in appalti di lavori di centinaia di milioni di euro in Italia ed all’estero. Dell’altro schieramento mi preoccupa il fatto che possano aggravarsi tensioni tra le liste che lo sostengono e che possano compromettere il suo operato. Quello che posso garantire personalmente è di essere senza vincoli e al di sopra delle parti, non avendo avuto alcun coinvolgimento politico o professionale con i soggetti che mi sostengono».

Lei è fiducioso di vincere?

«Io sono determinato a vincere; se non avessi considerato la vittoria come scopo da perseguire con tutte le mie forze, non avrei di certo considerato la candidatura. La speranza è di riuscire a trasmettere ai nostri concittadini le mie intenzioni, la voglia di ascolto e la mia disponibilità. C’è una gran voglia (e necessità) di cambiamento e ognuno di noi puoi decidere se seguire questa strada».

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