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Politica

Silvia Zanetti, candidato sindaco di «Si può fare. Liberi civici trentini»: una storia di valori e di amicizia

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Mamma di due figlie, laureata in giurisprudenza nella nostra città, avvocato con un notevole curriculum, Silvia Zanetti  è candidata sindaco per la città di Trento per la lista «Si può fare. Liberi civici trentini».

Quando ha cominciato a fare politica?

Domanda difficile: un giurista si occupa della polis, in un certo senso, da quando comincia gli studi. Il diritto è il mondo di chi concepisce l’uomo come un “animale sociale, politico, razionale”, secondo le note definizioni classiche. Per questo direi che interessarsi alla vita della città e del paese è nella natura stessa del giurista.

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Ma la politica attiva, diretta?

Nel 2014, quando sono stata cofondatrice di “Trento città sicura”. Come ho già detto la sicurezza è un bene di tutti, dei cittadini di ieri, di oggi e di domani. Di per sé non dovrebbe avere colore politico, dovrebbe interessare ogni partito, ma purtroppo non è così. Qualcuno minimizza, come se la libertà di muoversi in una città, senza pericoli, non fosse essenziale alla libertà di tutti. Qualcuno, invece, ne parla tanto, ma poi, concretamente, non sembra avere molte idee.

Dopo aver fondato Trento Città sicura è entrata in Civica trentina…

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Sì, un’esperienza molto bella e intensa. Civica ha una duplice radice: l’esperienza di Pino Morandini prima e quella di Rodolfo Borga poi. Due giuristi anche loro! Morandini con una particolare attenzione al sociale, alla famiglia, alla vita; Borga, con valori analoghi, ma uno sguardo più concentrato sulle questioni amministrative, anche in virtù della sua attività di sindaco (molto amato dai suoi paesani!). Direi così: i grandi temi esistenziali, antropologici, che danno senso alla vita, che la interrogano, e la concretezza della quotidianità. In Civica c’erano proprio queste due anime che convivevano molto bene tra loro. Finché Rodolfo ha potuto occuparsene…

Poi cosa è successo?

Che Civica è stata chiusa, e un gruppo di persone ha deciso di non permettere che tutto quello che si era fatto morisse così. Così abbiamo fondato Si può fare. Liberi Civici Trentini, il cui segretario è Stefano Deavi, mentre Francesco Agnoli, che era responsabile cultura di Civica, ne è il presidente. Una storia curiosa: pensi che Stefano è stato alunno di Francesco e si sono incontrati di nuovo dopo 20 anni!

Anche una storia di amicizia?

Certo! Non solo quella tra le due persone citate. In generale siamo rinati proprio grazie all’amicizia e alla stima reciproca di un gruppo di persone che volevano rimanere fedeli alla loro storia. Vede, molti di noi potevano anche scegliere di legarsi a partiti ora al governo provinciale, ne avevano la possibilità. Invece abbiamo scelto di fare ciò che ci sembrava giusto, non ciò che poteva essere utile.

Quali sono i vostri valori di riferimento?

Li abbiamo citati nel nostro statuto, quando abbiamo fondato il partito: la famiglia e la persona umana; l’iniziativa dei singoli; il rispetto delle nostre radici e dell’autonomia, i principi di solidarietà, sussidiarietà e bene comune…

Leggo anche riferimenti dotti, ad Aristotele, Tommaso d’Aquino, Rosmini…

Sì, sembrano anacronistici, eppure li abbiamo voluti inserire appositamente. La politica è amministrazione concreta, ma anche idealità. Siamo figli di una grande civiltà, “nani sulle spalle di giganti”. Oggi siamo in un’epoca di crisi, e ci sentiamo molto nani: e allora perché non guardare anche alla grandezza che ci precede? Sappiamo dove andare, se sappiamo da dove veniamo. Lo dico anche come madre: la vita è sempre novità, cambiamento, ma in continuità con quanto ci precede. Ognuno di noi è figlio, ha radici, provenienza, storia che lo precede; ma ognuno di noi, poi, è anche novità, personalità unica, libertà di farsi…

Lei è l’unico candidato donna, eppure nella conferenza stampa di presentazione ha lanciato una frecciata contro il “femminismo aggressivo”.

Sì, e ho visto che il concetto ha generato un dibattito. Una lettera di dura critica, da parte di Margherita Cogo, e tre belle lettere di Flavia Angeli, Elena Albertini e Giuseppina Coali che ringrazio. Voglio dire solo alcune cose: anzitutto che a parte tanti discorsi “femministi”, la sinistra, almeno da noi, candida sempre dei maschi; il secondo è che nessuno di noi ha merito a nascere maschio o femmina, per cui sarebbe bene piantarla con maschilismi e femminismi e capire che dobbiamo rilanciare l’alleanza uomo/donna, oggi così incrinata; infine vorrei ricordare che i femminismi sono tanti e ben diversi tra loro, talora persino opposti. Utero in affitto e prostituzione, per esempio, sono per alcune simboli di emancipazione, per altre, me compresa, il contrario.

Oltre ai componenti di Civica, chi fa parte di Si può fare?

Si sono uniti a noi anche personalità note della politica trentina, come Silvano Grisenti, Sergio Niccolini, Renzo Gubert. Abbiamo così tre anime coerenti tra loro: quella civica, quella autonomista e quella popolare. Abbiamo un partito giovane, che però può contare sull’esperienza di persone che sicuramente possono aiutarci moltissimo. Anche in questo a noi non piace la parola “rottamare”, tanto cara a Matteo Renzi, ma non dissimile da un certo nuovismo leghista: vediamo bene che persone troppo giovani e inesperte, faticano a muoversi nel mondo complicato della macchina amministrativa. Il passato e il presente, per preparare un futuro migliore. Per provare a rilanciare una città bellissima, ma stanca, immobile. Gli unici movimenti sono le continue polemiche sterili, le accuse e le controaccuse. Ma intanto la città muore. E i giovani lasciano sempre più spesso una terra che non siamo riusciti a fargli amare!

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