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Val di Non – Sole – Paganella

Fondo Strategico: il Tar dà ragione ai Comuni di Romeno, Ronzone, Cavareno e Ruffrè-Mendola

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I Comuni di Ronzone, Romeno, Cavareno e Ruffrè-Mendola avevano ragione. La sentenza del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento ha accolto il ricorso presentato dai Comuni dell’alta Val di Non, rappresentati e difesi dall’avvocato Damiano Florenzano, contro la Comunità della Val di Non.

Oggetto della discordia era il finanziamento a valere sul Fondo Strategico Territoriale degli interventi previsti in alta valle, in particolare quella passerella ciclopedonale, con ponte tibetano sulla forra del torrente Novella, che dovrebbe collegare Castelfondo a Fondo.

Un’opera che impegna fondi consistenti, e che secondo i ricorrenti non potrà avere ricaduta positiva dal punto di vista turistico e sociale sulla loro zona.

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Il giudice si è ora pronunciato a favore dei Comuni ricorrenti, annullando sia l’ormai nota delibera del Consiglio della Comunità del 12 settembre 2018, che aveva approvato il piano di finanziamento e l’individuazione dei relativi criteri, sia le conseguenti deliberazioni del Comitato esecutivo della Comunità, aventi ad oggetto, rispettivamente, l’ “approvazione della disciplina delle fasi relative all’iter di finanziamento degli interventi”, nonché l’ “approvazione dello schema di accordo disciplinante i rapporti tra la Comunità della Val di Non e i Comuni di Amblar-Don, Castelfondo, Dambel, Fondo, Malosco, Sanzeno e Sarnonico per la realizzazione dell’intervento collegamento ciclopedonale Castel-Fondo”.

Il Giudice Amministrativo ha innanzitutto rilevato l’illegittimità del piano di finanziamento, perché mancava la previa stipula di un apposito accordo di programma integrativo, con riferimento alle “risorse aggiuntive”, pari a un milione e 300 mila euro, che erano state concesse dalla giunta provinciale.

Sul punto, il Giudice ha precisato che “colgono nel segno i Comuni ricorrenti quando affermano che con l’approvazione della delibera n. 24 del 2018 ad essi è stato impedito di confrontarsi con le altre amministrazioni sulla destinazione delle risorse integrative messe a disposizione dalla Provincia”, come era invece stabilito dalle regole previste dalla medesima delibera provinciale.

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Inoltre, il TRGA ha rilevato che la delibera approvativa del piano di finanziamento risulta illegittima, ed anche intrinsecamente contraddittoria, sotto altro profilo, perché non avrebbe dovuto considerare – sulla base di quanto stabilito dalla Giunta provinciale in un precedente provvedimento in materia – i territori dei Comuni ricorrenti, che non avevano sottoscritto l’Accordo di programma, in sede di definizione dei territori di riferimento e di ripartizione delle risorse da destinare ai singoli interventi.

La delibera aveva dunque errato nell’assegnare ai singoli interventi le risorse messe a disposizione dalla Provincia, e quelle derivanti dai sovracanoni, in proporzione agli abitanti residenti in tutti i Comuni, compresi gli abitanti dei Comuni ricorrenti.

In terzo luogo, il TRGA ha statuito che risulta illegittima anche la decisione della Comunità di implementare il budget del Fondo Strategico Territoriale con le somme derivanti dai cosiddetti canoni ambientali. In particolare, ha evidenziato che una serie di interventi (ciclabile Cles-Mostizzolo; collegamento ciclopedonale Castel-Fondo; “Acquaticità per Famiglie”) non integrano affatto “misure e interventi di miglioramento ambientale”, alle quali debbono essere invece necessariamente destinate, in base agli indirizzi interpretativi della Provincia, le predette risorse.

Per queste ragioni sono stati annullati dal TRGA di Trento, come detto, sia il piano di finanziamento, sia gli atti conseguenti (disciplina delle fasi dell’iter di finanziamento; schema di accordo di per la realizzazione del collegamento ciclopedonale Castel-Fondo).

Il TRGA ha ritenuto di non poter rilevare d’ufficio la nullità dell’Accordo di programma approvato con il decreto del Presidente della Val di Non n. 9/2018 – cui era diretto il primo motivo di ricorso – essenzialmente perché, al momento della proposizione del ricorso, i termini per contestare l’Accordo erano già ampiamente scaduti.

Ma tale argomento – fanno sapere i Comuni ricorrenti – era stato sollevato per evidenziare, nel ricorso, le modalità con le quali si era pervenuti alla contestata approvazione dell’Accordo, a mera maggioranza, anche al fine di collocare nella giusta luce “il rilevante interesse” dell’iniziativa contenziosa, che, in vero, il TRGA ha pienamente apprezzato”.

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