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Io la penso così…

Testimoni di Geova: la storia di Massimo e i video di condizionamento mentale dei bambini

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Spettabile Redazione,

ho letto l’esperienza di Massimo (fuoriuscito dai Testimoni di Geova) e vorrei esporre delle mie riflessioni.

Mentre gli aderenti a questo culto rivendicano la loro libertà di praticare la loro religione senza discriminazioni, e mentre l’opinione pubblica si fa un’idea basata sulle proprie esperienze personali o su ciò che legge in giro, la maggior parte dei lettori ignora questi due importanti fattori: I meccanismi che inducono molti a credere o a rimanere nonostante tutto in un culto (Leggere argomenti su Dissonanza Cognitiva e Bias di conferma) e il condizionamento mentale che, a vari livelli, operano le organizzazioni religiose (oggi facilitate dalla tecnologia)

Mi piacerebbe che pubblicaste questa mia lettera per mostrare al pubblico del materiale che è sì, disponibile in rete, ma che in pochi vanno a guardarsi.

Sono video di indottrinamento al culto. Sono visibili (non so per quanto ancora) sul sito ufficiale dei Testimoni di Geova e che la maggior parte del pubblico potrebbe considerare raccapriccianti.

Il primo è un video che spinge a far sentire in colpa un bambino se si azzardasse ad augurare “buon compleanno” ad un amico.

Il secondo è un video in cui si esortano i giovani a vendere gran parte degli averi e a mettersi al servizio (gratuito) dell’organizzazione.

Questi video sono fruibili liberamente a questo indirizzo: https://www.jw.org/it/biblioteca-digitale/video/#it/home

 

Sarebbe interessante che psicologi ed autorità aprissero gli occhi su questo fenomeno. Libertà di credere, sì, ma anche libertà di indottrinare e coercizzare le menti dei più deboli?

I Testimoni di Geova si battono legalmente in ogni parte del mondo per la (loro) libertà di religione, calpestando (con la loro dottrina) quella altrui. Essi difendono le loro ‘regole’ asserendo che la disciplina imposta ad esempio ad un “peccatore” (tra cui l’espulsione dall’organizzazione ed il rifiuto di stare insieme all’espulso in qualunque circostanza, non rivolgendogli neppure un saluto – vedere questo link) servono a ‘redimerlo’.

Peccato che, come vedete dal video, i ‘peccati’ per il loro credo non sono solo i reati di omicidio, furto, e violenza. Per loro è ‘peccato’ anche solo firmare un biglietto di auguri o semplicemente affermare di voler abbandonare il culto in cui sono stati allevati da bambini.

Ma questa è da considerarsi libertà di religione o violazione dei diritti fondamentali dell’individuo?

Samuel Candeago

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