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Spettacolo

Al Teatro sociale «Libri da ardere»: «L’inferno è il freddo»

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Per altri tre giorni, fino a domenica, sarà in scena al teatro Sociale di Trento Libri da ardere (Les Combustibles, 1994), ad oggi unico testo teatrale della romanziera belga Amélie Nothomb, per la regia di Cristina Crippa. Producono Teatro dell’Elfo e La Corte Ospitale.

In una città non indicata, sotto assedio da molto tempo, tre personaggi si ritrovano a convivere a causa dei bombardamenti.

Il padrone di casa è noto solo come il Professore (Elio De Capitani), insegnante universitario cinquantenne cinico e disincantato, in possesso di una grande e selezionata biblioteca.

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Al momento ospita il suo assistente Daniel (Angelo Di Genio), trentenne sedicente idealista la cui carriera è stata distrutta dalla guerra – come la sua casa.

Presto si aggiunge ai due Marina (Carolina Cametti), studentessa dell’ultimo anno e nuova fiamma di Daniel, il cui alloggio universitario è raso al suolo.

La situazione è tanto disperata che non si trova più nulla da bruciare: il Professore ha dato fuoco a tutte le suppellettili concepibilmente (per lui) combustibili. Marina obbietta.

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Gli scaffali saranno pure metallici, ma i libri faranno all’uopo in modo eccellente, spiega scandalizzando gli accademici.

I fatti le danno ragione: presto comincia il rogo dei volumi, tra la polemica dei due uomini incentrata su cosa sia sacrificabile prima e cosa dopo.

Parallelamente allo svuotarsi della libreria, precipitano i rapporti tra i tre. Il freddo e la guerra faranno il resto.

Si leggono congetture sulla reale identità della città di Libri da ardere, a me incomprensibili: se l’autrice avesse voluto palesarla l’avrebbe fatto con poche battute.

Au contraire, Nothromb ha reso la situazione completamente astratta. Fuori il nemico, chiamato sempre e solo “i barbari”, che assediano una città fatta quasi soltanto di università e alloggi di chi ci ruota intorno.

Un nebuloso ma letale Nemico tiene nella morsa la cittadella della dea Ragione, mettendola alla prova.

Intendo dire che, per mettere a nudo il rapporto tra cultura e umanità, era necessario che questa vicenda avesse luogo in circostanze straordinarie: qui bruciare un libro non significa semplicemente bruciarne una copia, ma cancellarlo completamente.

L’assedio, le privazioni, il gelo e la convivenza più o meno forzata erodono progressivamente la patina di civiltà che sorregge le relazioni umane, fino alla sua eliminazione.

È questo un testo molto dialogato (tre personaggi e una scena fissa, la casa del Professore), ma a suo modo vivace e dinamico: Cristina Crippa l’aveva già portato in scena dieci anni fa (sempre con De Capitani), la mise en scène è molto ben rodata e il cast affiatato e complice.

Chiaramente il perno dell’azione è il Professore di De Capitani, aduso a fare il bello e il cattivo tempo nella sua torre d’avorio: è in casa sua, quindi non metterà il cappotto, il gelo sia dannato; Marina è davvero troppo magra, ma vive sotto il suo tetto e pertanto lui si farà avanti comunque; ha passato vent’anni ad elogiare l’alta letteratura, eppure privatamente divora i libri contro cui tuona dalla cattedra.

Dalla sua ha umorismo e autoironia, ed Elio De Capitani dispiega le sue doti di cattivo carismatico necessarie per smorzarne le peggiori cadute durante l’opera – il Professore è in scena dall’inizio alla fine – e restituire alla fine un uomo di cultura che non nega i suoi veri piaceri e le sue ipocrisie. Un plauso anche per la performance fisica, che dimostra la progressiva vulnerabilità di un individuo il cui habitat sta progressivamente sparendo.

Il Daniel di Angelo Di Genio è l’ultimo a cedere ai suoi istinti. La carriera accademica è la sua prospettiva, e la sua fedeltà al mondo della cultura è sconvolta solo dagli eventi della sua relazione che eccedono le sue capacità di mantenersi impassibile. Di Genio vi profonde passione e disillusione, esplodendo infine in una scenata di gelosia.

Marina è forse il personaggio più lineare e coerente tra i tre. Non combatte per qualcosa, si chiede infatti apertamente se la carta stampata vale più di un po’ di calore in un inverno senza fine: il suo nemico è il freddo, e farà qualsiasi cosa per sconfiggerlo.

(Lo spettatore acuto si sarà chiesto perché mai Daniel non fosse disponibile con scarso sforzo, e la risposta è che se dramma dev’essere, dramma sarà).

Carolina Cametti le presta energia e logica stringente, affrontando ogni situazione con la foga e la determinazione di chi non lotta per vaghi principi ma per l’esistenza, finché degna di esser chiamata tale.

Libri da ardere si presta a due interpretazioni: una commedia nera, divertente (le battute funzionano, si ride e di gusto), o una rappresentazione al limite del nichilismo di quanto poco la civiltà, anche con la C maiuscola, possa davvero mutare la natura umana e riempire una vita.

Nota di servizio: gli unici autori non fittizi citati nel testo sono Bernanos e Bradbury.

Il cast incontrerà il pubblico al teatro Sociale alle 17 e 30 di venerdì; lo spettacolo va in replica venerdì 21 e sabato 22 febbraio alle 20 e 30 e ancora domenica 23 alle 16. La rappresentazione si è conclusa alle 22 e 10.

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