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Arte e Cultura

La Quinta commissione in visita al Muse. Il presidente Zecchi: l’area urbana attorno al Muse va ridefinita perché è indecente e il planetario avrebbe solo potuto renderla migliore

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Un confronto a tutto campo quello che i componenti della Quinta commissione, presieduta da Alessia Ambrosi (Lega), hanno avuto quest’oggi con il presidente del Muse, Stefano Zecchi, Laura Strada componente del Cda e il direttore Michele Lanzinger.

Anche se, nel corso del confronto, sono riemerse con particolare forza le questioni del planetario, dell’utilizzo del palazzo delle Albere e della sistemazione estetico – urbanistica della zona che sta attorno al Muse.

“Vi prego, come amministratori, perché la responsabilità è vostra, – ha affermato il professor Zecchi concludendo l’incontro con la Quinta commissione – di portare avanti una razionalizzazione delle forme di comunicazione culturale della città e di prendervi carico degli spazi urbani indecenti che stanno attorno al Museo. Il cda è pronto a darvi una mano per bandire un concorso, perché ci siano le energie culturali sufficienti per una giusta valutazione dei progetti di idee perché quest’area non può e non deve restare così. Infine, dovete riprendere in mano la questione del planetario che serve ai bambini per guardare il cielo, perché non si fissino su questa piccola terra”.

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Quindi – ha concluso il presidente del Muse rispondendo anche a una domanda di Devis Moranduzzo sul peso del Muse sul turismo a Trento – “vi chiedo una diversa razionalizzazione dell’offerta culturale della città, una redifinizione di questo spazio urbano e di ripensare il planetario”.

Planetario, ha aggiunto, che, criticato per il suo impatto estetico, sarebbe invece servito a nascondere una situazione urbanistica, dallo stadio Briamasco, alle “barchesse”, al tempio crematorio in costruzione, che il professore di filosofia estetica ha definito ignobile e indecente.

Tema, questo del planetario, per ora accantonato, la cui importanza per lo sviluppo del Muse è stata sottolineata anche da Laura Strada. “Il Museo – ha detto rispondendo ad una domanda di Paolo Ghezzi (Futura) – ha bisogno di espandersi e il no al planetario è un vulnus”.

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Aperta rimane anche la questione delle “barchesse” che sarebbero utili al museo e che, ha ricordato Sara Ferrari, si potrebbero recuperare col previsto intervento dell’Università sull’edificio ex Cte. Un problema, ha affermato il presidente del Muse rispondendo a Denis Paoli (Lega), che pesa anche sul fatto che il museo, pur in un quadro complessivamente positivo, ha solo il 7% di visitatori stranieri.

Palazzo delle Albere: il condominio con il Mart non è facile – Sul palazzo delle Albere. Zecchi ha detto che la “decisione salomonica” della Pat di aver suddiviso gli spazi dell’antico palazzo dei Madruzzo tra Muse e Mart non è semplice, che “il condominio è complesso”. Sara Ferrari (Pd), ha ricordato che da assessora alle ricerca, la scorsa legislatura, aveva lanciato l’idea di utilizzarlo per promuovere i risultati delle ricerca trentina (idea condivisa appieno da Stefano Zecchi) in dialogo con il Muse. Dialogo, ha sottolineato la consigliera Pd, che dovrebbe essere anche alla base dei rapporti tra Muse e Mart, il quale, oscillando tra proposte troppo di nicchia o troppo localistiche, sta diventando modesto. Serve quindi una politica culturale che valorizzi tutt’e due i musei. Il professor Zecchi ha replicato che per dialogare si deve essere in due e di aver trovato il palazzo delle Albere vuoto. Un vuoto, ha aggiunto, che avrebbe voluto riempire utilizzando gli spazi per approfondire il rapporto tra filosofia e scienza. Poi c’è stato il no del presidente del Mart e Zecchi, affermando di essersi sentito ingiustamente una sorta di usurpatore, ha detto di non poter fare lo psicanalista di Sgarbi. Rispondendo a una domanda di Gianluca Cavada (Lega), il quale ha chiesto se sia possibile rimettere l’acqua nel fossato che circonda l’antico maniero, il presidente del Muse e Laura Strada hanno risposto che prima si deve definire il destino del palazzo che, tra l’altro, ha bisogno di interventi di sistemazione a partire dal tetto.

Zecchi: voglio dare un maggior peso al cda – Il presidente ha poi toccato il tema del ruolo del cda che lui intende rafforzare. L’occasione gli è stata data da una domanda di Paolo Ghezzi in merito al fatto che Stefano Zecchi è candidato sindaco di Venezia per il Partito dei Veneti. Un ruolo politico che, ha affermato il capogruppo di Futura, se non un conflitto di interessi, può perlomeno rappresentare una distrazione dal suo incarico di guida del Muse. Zecchi, confermando la sua candidatura, ha detto di avere un 5% di possibilità di venire eletto sindaco ma se dovesse andare a occupare la poltrona più alta del municipio della città lagunare si dimetterebbe dal Muse. Ma ha aggiunto che la sua volontà, seppur a titolo gratuito, è quella di voler lavorare di più per il museo e di voler dare maggior peso al cda. Un consiglio di amministrazione, ha continuato, che fa troppo poco ed è il direttore, per quanto in buona fede, a portare avanti iniziative che il cda semplicemente ratifica. Un cda che, ha sottolineato Laura Strada, si è insediato in un momento di cambiamento, che si è trovato ad affrontare problemi fondamentali come quello del planetario e che, pur non avendo mai attaccato, è rimasto vittima di attacchi. Un cda che anche per lei deve avere un peso maggiore sul piano ideativo.

Solo il 40% dei dipendenti è a tempo indeterminato – Il direttore del Muse, Lanzinger, ha poi fatto il punto della situazione: in sei anni il Muse ha raggiunto quota 3 milioni e mezzo di presenze; il 71% dei quali visitatori, il 25% scolaresche e il 7% di turisti esteri. Un settore, ha detto, sul quale si sta lavorando anche con Trentino Matketing. L’84% dei visitatori e degli studenti vengono da fuori provincia (anche se Zecchi lamenta la scarsa presenza di visitatori dal vicino Alto Adige). Gli addetti, nelle sette sedi, sono 252 ma c’è uno squilibrio tra il personale a tempo indeterminato, il 40% del totale, e quello a contratto. Tra questi ultimi tutti quelli che lavorano nel settore strategico delle scuole. Oltre ai dipendenti al Muse sono presenti 172 ragazzi in scuola – lavoro e 115 volontari. Quaranta sono i ricercatori che svolgono un’attività, ha ricordato Lanzinger, di alto livello scientifico. Il 43% delle risorse che permettono al Muse di vivere vengono dalle attività messe in campo, in particolare da quella educativa. Inoltre il museo ha un buon livello di attrazione di finanziamenti legati ai progetti dell’Unione Europea e della Provincia. Il Muse mobilita 26 milioni e 635 mila euro all’anno, di questi 9 milioni e 800 mila grazie agli stipendi e all’occupazione che crea; 7 milioni e 600 mila dalla fiscalità che genera; l’impatto dell’indotto sull’economia trentina è di 9 milioni e 225 mila euro. Cifre, ha concluso Michele Lanzinger, che stanno a dimostrare che molti degli investimenti del Muse dopo sei anni sono già rientrati.

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