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Trento

Alessandro Baracetti: il mio sogno per la città di Trento

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Il candidato sindaco della coalizione di centro destra Alessandro Baracetti sarà presentato ufficialmente alla città nei prossimi giorni ma è già molto attivo sul territorio.

Avvocato Giuslavorista, 50 anni, nato a Trento sposato e papà di Giulio (3 anni e mezzo), appassionato di montagna, di animali e della pittura.

In passato si è impegnato a sostegno di giovani, donne e famiglie, ed è stato scelto dalle forze della coalizione perché ritenuto il giusto emblema di quella serietà di cambiamento richiesta dagli abitanti di Trento dopo oltre 20 anni di immobilismo del centrosinistra.

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Il candidato del centro destra è sbarcato anche sui social e sulla sua pagina scrive: «Difendo un principio fondamentale che è iscritto nel primo articolo della nostra bellissima Costituzione: il lavoro! Ho scelto di candidarmi come Sindaco di Trento perché amo così tanto la mia città che mi sono messo a sua disposizione per darle quel cambiamento realizzabile a partire da maggio».

La Voce del Trentino ha iniziato a sondare il terreno sulle intenzioni programmatiche dei candidati sindaco, per offrire ai lettori un’idea di quali saranno le politiche su cui si orienteranno i competitori in caso di elezione. Ecco le proposte dell’avv. Alessandro Baracetti.

Partiamo subito dalla domanda più delicata: Il tema sicurezza. Si ritiene infatti che sarà su questo che la maggioranza dei cittadini, sfiniti da anni di insensibilità su questo problema, decideranno alle urne. L’atteggiamento nel pensiero comune è stato quello di far passare sotto silenzio la criticità di molte zone di Trento per preservarne la reputazione di altre e così tentare di salvarne l’aspetto economico, circoscrivendo di fatto i problemi in una sorta di quadrilatero della droga per escludere le altre zone. Una soluzione potrebbe essere un efficace utilizzo delle telecamere incentivando anche l’installazione da parte del privato con attività commerciali anche alla luce delle nuove tecnologie che offre oggi la ricerca. Qual è la sua visione programmatica su tale tema?

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«Innanzitutto vi ringrazio per la possibilità di presentare alcune riflessioni. La sicurezza riveste un ruolo centrale nel programma di coalizione. Trento deve tornare ad essere la città in cui ogni persona, giovane o anziano, a qualsiasi ora del giorno e della notte, nelle proprie case e nelle strade, possa sentirsi libero di vivere la Città senza alcun timore. Trento merita più investimenti in sicurezza.

La situazione di incertezza o disagio o paura che si vive in alcuni quartieri della nostra città è anche il risultato di politiche buoniste e della sottovalutazione del problema. È necessario sostenere e coordinare il lavoro di prevenzione e presidio delle forze di polizia con il supporto della polizia municipale. Spazio a nuove assunzioni di agenti operativi per le vie della città e potenziamento della turnistica notturna.

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Potenziamento della video sorveglianza nei luoghi sensibili. Vedo positivamente anche forme di collaborazione con i comitati spontanei di cittadini che, con attaccamento ai loro quartieri, hanno dimostrato più concretezza dell’amministrazione uscente nel voler risolvere e presidiare il territorio. Fa un po’ sorridere vedere oggi alcuni candidati che si interessano del tema dopo anni di “va tutto bene”.»

Vi sono sul piatto varie iniziative, la funivia del Bondone, l’interramento della ferrovia, la riqualificazione del centro storico a partire dal palazzo delle Poste, il rilancio delle Albere. Il problema in questi casi è la sostenibilità e la burocrazia farraginosa. Qualche idea in proposito?

«Innanzitutto mi lasci spendere una parola di ringraziamento per i dipendenti comunali: sono le persone che fanno le cose! il livello di erogazione dei servizi in città è principalmente merito loro. Merito che solitamente viene attribuito alla politica ma che, in un Comune, è soprattutto di chi mette in pratica azioni concrete nel lavoro quotidiano. I temi di cui alla domanda mi trovano deciso all’intervento: purtroppo sono temi di cui in città si discute da anni, in alcuni casi da decenni, senza che si sia raggiunto alcun risultato.

Sostenibilità dei progetti? Se un’idea è meritevole ed i suoi tempi di realizzazione sono definiti e rapidi è possibile convincere anche il mondo del privato ad investire sulla Città. Qui il problema non è stato “la burocrazia” ma la mancanza di coesione nella maggioranza uscente e la carenza di decisioni preferendo “sopravvivere” che fare scelte coraggiose e far sognare Trento.

È necessaria una programmazione di medio/lungo periodo, su almeno 10 anni, per cambiare volto ad una Città che ha subito il tempo senza investire in futuro. Il Bondone merita il collegamento funiviario con la Città per consentire sviluppo e vivibilità della montagna con una mobilità sostenibile e moderna. Amare la montagna significa far tornare il Bondone nel cuore della Città ed il collegamento può essere il primo passo per ripartire dopo decenni di abbandono e false promesse.

Trento è ormai la Città degli “ex”: ex Italcementi, ex Atesina, ex Sloi e tanti altri ex disseminati. Mi piacerebbe poter costruire la città nuova: moderna, sostenibile, tecnologica, sicura, vivace, dinamica».

L’inclusione, che si voglia o no, appare necessaria di questi tempi, l’immigrazione è un fatto costante e i modelli economici dicono che se gestita bene è una risorsa per la comunità, che sta sempre più invecchiando. Vi sono però grossi problemi di ordine culturale e sotto l’aspetto legato alla sicurezza. Le sue proposte?

«Per prima cosa va chiarito un aspetto fondamentale: va distinta l’immigrazione regolare, censita ed integrata, con l’immigrazione massiva ed irregolare mascherata da “emergenza umanitaria”. Il buonismo imperante ha creato la possibilità per gruppi senza scrupoli di speculazione economica e grandi profitti sul fenomeno dei richiedenti asilo che in realtà era pressoché completamente composto da migranti economici.

Io ritengo che sia un dovere in questo contesto difendere la nostra identità culturale, i nostri simboli, le nostre tradizioni. Va rivendicato il principio che prima dei diritti esiste una scala di doveri da percorrere, come giustamente ha introdotto la Provincia nelle recenti proposte normative in materia di welfare.

Sono altrettanto convinto che la richiesta di rinunciare alle canzoni di Natale nelle scuole o l’eliminazione del crocifisso dalle scuole sia più una richiesta di parte della sinistra più estremista ben coccolata dal centro sinistra attuale (sarei curioso di sapere cosa ne pensano sul punto i miei competitori), che una richiesta che proviene da altre confessioni religiose. L’instabilità creata da un’immigrazione incontrollata e sottovalutata ha creato anche problemi di integrazione e sicurezza: c’è da fare di più e meglio anche in questo settore».

Se venisse eletto si potrebbe parlare di una formidabile sinergia con la Provincia in modo da poter finalmente lavorare assieme sulla montagna di problematiche che investono una città a detta di molti cittadini lasciata a sé stessa. Che atteggiamento programmatico pensa di poter attuare?

«È innegabile che la Provincia rappresenti il primo imprescindibile interlocutore per l’Amministrazione di Trento. In questo momento sento in Città il desiderio di cambiare, di fare meglio.

Pur nel rispetto dei ruoli e nell’autonomia dei due enti, sono convinto che il rapporto costruttivo di stima, sostegno e condivisione instaurato tra la coalizione che sostiene la mia candidatura e la Giunta provinciale possa essere una fortissima spinta alla realizzazione del sogno che abbiamo per Trento.

Lavorare insieme, creare una squadra competente e appassionata che sappia confrontarsi con la Provincia sia nel quotidiano che nella programmazione a lunga visione penso sia un’occasione formidabile per tutti. Trento è città capoluogo e sede istituzionale della Provincia: se non si collabora si fa il male di tutto il Trentino».

La cultura è un nodo dolente in una città che soffre offerte dedicate ad una forbice i cui estremi vanno dai giovani, sfruttando l’università, agli anziani, ma le lamentele più diffuse riguardano il fatto che per l’arco di mezzo non vi sono proposte mirate. Pensa di metterci mano? 

«Certamente! Dobbiamo saper coinvolgere nella vita cittadina ogni fascia di età: ci sono quartieri maggiormente vocati alla movida giovanile ed altri che possono rappresentare un’occasione per spazi condivisi per gli anziani. Mi lasci dire che gli anziani oggi sono ingiustamente poco considerati.

Io penso che invece senza la loro esperienza, la loro grande disponibilità agli altri, sia come nonni che nel volontariato, vada premiata con agevolazioni aggiuntive nei servizi pubblici per riconoscere loro il fondamentale apporto del loro ruolo nella società di oggi. Lo stesso può valere per tante iniziative che possono essere messe in campo, di carattere culturale o innovativo, per la fascia di mezzo che non ha al momento attenzione da parte dell’amministrazione».

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