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Arte e Cultura

Le guerre che devastarono la Piana Rotaliana fra ‘500 e ‘700

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Dopo l’Impero Romano bisognerà attendere fino al ‘500 per risalire ad alcuni scontri documentati che hanno interessato Mezzolombardo e più in generale la Piana Rotaliana.

Nel 1525 in Germania esplose la “guerra rustica”. Il nome rustica non significa che a farla fu il popolo rozzo e ignorante, ma prese parte tutta la piccola e media proprietà contadina che si scontrò con i feudatari, proprietari di immense distese di campi che stavano per ridurre i piccoli proprietari alla miseria.

Lo scontro si tradusse in castelli incendiati, signori uccisi e razzie di tutto ciò che ci fosse all’interno. La Rivoluzione ben presto si espanse a tutto il Tirolo e arrivò a toccare seppur in minima parte Mezzolombardo.

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Nel paese si formò un nucleo rivoluzionario di 70 persone che forzò il blocco presente alla Rocchetta e arrivò a occupare Castel Bragher in Val di Non. L’azione si concluse però con un solo castello occupato.

Tralasciando le ribellioni, il paese di Mezzolombardo fu fortemente colpito da uno dei più grandi conflitti del ‘700: la Guerra di Successione Spagnola.

Nel 1700 morì senza eredi maschi Carlo II, l’ultimo discendente della dinastia degli Asburgo in Spagna. Tutto lasciava presagire che a succedere al trono di Spagna fossero gli Asburgo della Baviera, ma Carlo II indicò sul proprio testamento che dovesse essere il francese Filippo d’Angiò.

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I bavaresi, infuriati di aver perso il trono di Spagna fecero guerra ai francesi. La guerra si espanse poi anche al Trentino.

Il Trentino scelse di schierarsi dalla parte dei francesi. Nel 1701 i bavaresi scesero in Alto Adige e iniziarono uno scontro con i locali (gli schutzen) e i francesi stessi.

La guerra era già parecchio cruenta, al punto che spaventò il paese di Mezzolombardo che chiese il permesso al principe vescovo Giovanni Michele Spaur di formare un piccolo esercito.

L’armata sarebbe servita nel caso in cui i bavaresi fossero scesi fino in Piana Rotaliana. Il principe vescovo, spaventato anch’egli dalla situazione, decise che fra tutti i mali fosse meglio salvaguardare Trento.

Diede quindi il permesso di formare una truppa, ma doveva essere mandata in aiuto alla città di Trento. Se Mezzolombardo dovesse avere problemi dal passaggio delle truppe nemiche, dovranno essere Denno e Vigo a Ton a provvedere a risollevare il paese attraverso l’invio di materie prime.

Neanche il tempo di organizzarsi che le truppe bavaresi iniziarono a scendere lungo la valle senza trovare ostacoli. Mezzolombardo venne devastata.

Ovviamente i due piccoli centri della Val di Non, già piccoli di per sé, non poterono far fronte ai danni che subì Mezzolombardo e il paese cadde quindi in povertà.

I bavaresi nel 1702 arrivarono a Trento, ma in soccorso alla città arrivarono anche i francesi, che nel settembre del 1702 scacciarono via i tedeschi. Mezzolombardo cominciò a diventare sempre più povero e i contadini furono costretti a vendere i propri terreni.

In quel periodo le truppe francesi rimasero di stanza in Piana Rotaliana, ma dopo l’esperienza bavarese i cittadini di Mezzolombardo erano ormai diffidenti verso le truppe straniere e per paura non andarono neanche più  a coltivare la terra divenendo ancora più poveri .

I francesi che erano di stanza a Trento avevano però bisogno di sostentamento e per la consegna delle materie prime il principe vescovo di Trento fra tutti i paesi scelse proprio Mezzolombardo.

Quel poco di farina che il paese riusciva ad avere venne quindi spedito in città. Nel 1745 ci fu la pace fra Francia e Austria e le cose gradualmente migliorarono.

Il periodo di pace non durò poi così tanto perché 50 anni più tardi bisognava far fronte ad un altro problema: l’arrivo di Napoleone.

Alla fine del ‘700 Napoleone incominció la campagna d’Italia. Dopo svariate vittorie oramai mancava solo il Tirolo. Dal 1796 inanelló una conquista dopo l’altra. Gli austriaci vennero sconfitti ad Ala, a Rovereto e a Lavis.

A Lavis le truppe di Napoleone volleró bruciare la cittá (sulla falsa riga di quello che successe a Mosca nella Campagna di Russia).

Ad evitare che andasse tutto al rogo ci pensó Francesco Filos, che nella sua veste di diplomatico e protettore dei paesi della Piana Rotaliana riuscì a far desistere i generali francesi dal folle gesto.

Francesco Filos era anche molto amico di Gioacchino Murat, fedelissimo di Napoleone. Il maresciallo dei francesi gli regaló in segno della loro amicizia una spada che è ancora  conservata in una sala del comune di Mezzolombardo.

Gli scontri continuarono per tutto il 1797. La vittoria francese in Val  di  Cembra costrinse l’esercito austriaco a ripiegare su Salorno.

I francesi erano di stanza a Trento mentre gli austriaci erano fermi appunto a Salorno. Mezzolomnardo, posto in mezzo fra i due eserciti era solito essere razziato sia da una parte che dall’altra.

Lo scontro era ormai vicino e nel novembre del 1797 il grosso dei due eserciti si affrontò proprio a Mezzolombardo. Gli abitanti del paese, per paura dell’insorgere di Napoleone, appoggiarono gli austriaci e riuscirono a condurli verso la vittoria.

Non era ancora finita perchè i francesi, come erano soliti fare, vollero incendiare il paese per vendetta, ma in tutti e tre i casi vennero fermati dagli austriaci a San Michele all’Adige.

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