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Trento

Trento: una figlia di 10 anni sottratta per un disegno. Il drammatico calvario di Cinzia

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Dopo quella di Paola  la storia che andiamo a raccontare oggi è un’altra storia incredibile, degna dei migliori incubi della giustizia.

L’argomento riguarda il lavoro dei servizi sociali che in alcuni casi nasconde contraddizioni che  fanno piombare le famiglie in un incubo senza via d’uscita.

Mettete insieme una miriade di incongruenze, perizie dove si interpretano i fatti a proprio piacimento e in alcuni casi in malafede, delle relazioni a dir poco fumose, una mamma che, a detta delle assistenti sociali, ama troppo i suoi figli e si veste in modo troppo femminile, educatrici che cambiano in continuazione piene di onniscienza e onnipotenza e un disegno interpretato come pieno di ipotetici tratti riferibili a contenuti sessuali e avrete la drammatica storia di una famiglia trentina entrata in un tunnel dell’orrore senza fine. 

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Nella storia si intrecciano le dinamiche di due diverse persone residenti a Trento, quelle di Cinzia (nome di fantasia) la mamma di 40 anni straniera ma da oltre 20 anni in Italia e di Anna, (nome di fantasia) sua figlia di quasi 12 anni protagonista suo malgrado di questa terribile storia.

Le due vivono felici sotto lo stesso tetto e insieme al figlio maschio di 14 anni formano una famiglia serena.

Cinzia lavora regolarmente, è separata da anni dal marito che non vede più i figli e non ha mai aiutato l’ex moglie, riesce a gestire bene i tempi con gli impegni della giornata e dimostra di saper conciliare molto bene il lavoro, i figli, e la casa in affitto.

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Tutto inizia nel 2014 e si muove dentro un filone di casi tipici nel genere.

Anna frequenta la prima elementare e all’inizio dell’anno sembra andare tutto bene, ma la mamma ad un certo punto si accorge che c’è qualcosa che non va nella figlia. «Dopo alcune settimane quando tornava dalla scuola era sempre agitata e nervosa e dopo alcuni mesi mi ha detto che non voleva più andare a scuola. Quando ho scoperto il motivo sono rimasta senza parole. La bambina a scuola veniva separata dagli altri bambini e messa in uno sgabuzzino con le tapparelle chiuse in castigo».

Cinzia cerca di andare a fondo alla questione e scopre che sua figlia, dal carattere senza dubbio vivace, a scuola non riesce a stare ferma un attimo e in alcuni momenti disturba la lezione.

Per questo viene ripresa più volte dalla maestra che a volte la trascina contro il suo volere nel solito sgabuzzino al buio rischiando anche di prendersi delle pedate e dei pugni dalla bambina che vuole liberarsi.

In uno di questi casi le maestre dicono che la bambina nel tentativo di liberarsi ha rotto gli occhiali alla bidella.

La scuola comincia a segnalare i comportamenti della bambina ai servizi sociali che mettono subito in moto la temibile macchina burocratica.

A questo punto, d’accordo con la madre, Anna viene indirizzata dai servizi sociali al servizio territoriale di Neuropsichiatria infantile per una visita.

La relazione clinica della dottoressa dopo una valutazione cognitiva riporta che «la dotazione intellettiva è nella norma con prestazioni verbali lievemente superiori alla media e prestazioni visuo – percettive nella media con memoria di lavoro nella norma, velocità di elaborazione superiore alla media. Inoltre nelle prove di comprensione morfosintattica e lessicale ottiene punteggi a norma per la sua età.»

Anna in tutte le prove risulta essere nella media e addirittura sopra con un q.i. di 116.

Le conclusioni della dottoressa riportano che la bambina ha «un lieve ritardo nella velocità di lettura ma non sussistono gli estremi clinici per procedere ad una certificazione secondo la legge 104 nè di rilasciare codici di disturbo specifico di apprendimento.»

La bambina quindi sta bene, è normale, e apprende perfettamente tutto. Il suo disagio scolastico potrebbe essere quindi di natura socio – emotiva.

Ma parliamoci chiaro, chi di noi nelle classi elementari non si è sentito a disagio in alcuni momenti?

Il comportamento vivace di Anna continua anche in seconda elementare e allora gli assistenti sociali dopo la scuola decidono di spostarla in un centro diurno ubicato in un paese distante dove viene seguita meglio dalle educatrici. Nel mirino delle assistenti sociali entra anche il fratello che segue la stessa sorte della sorella. 

Questo crea notevoli disagi alla mamma che comincia ad avere difficoltà nella conciliazione, perché spesso viene chiamata ad andarli a prendere, e questo per lei determina dei problemi sul lavoro.

Il nervosismo aumenta come la consapevolezza che i suoi figli quando fanno ritorno a casa la sera stanno sempre peggio e spesso litigano anche fra di loro.

Per Cinzia sono anni difficilissimi, deve cambiare appartamento 3 volte cercando di volta in volta abitazioni più economiche, non è aiutata da nessuno e deve reggere tutto sulle sue spalle. Pagare un affitto, mantenere 2 figli, onorare i pagamenti dell’avvocato e versare l'”obolo” ai servizi sociali. Da serena e felice la sua vita diventa un vero incubo senza via d’uscita. 

Le cose precipitano i primi mesi del 2018 quando una mattina a scuola Anna viene rinchiusa nuovamente nel solito sgabuzzino. Questa volta la scuola telefona alla mamma dicendo: «o viene a prendersela oppure chiamiamo la croce rossa e la facciamo internare in ospedale»

La mamma è ormai esausta e dopo anni di sacrifici si accorge che la frequentazione del centro diurno per i figli sta diventando una tragedia.

Dopo alcuni giorni gli assistenti sociali sono sotto casa sua ed entrano per vedere la situazione dell’abitazione che trovano in perfetto ordine.

Da quel giorno la loro frequentazione nella casa è costante: «Le assistenti venivano a casa per controllare che i miei figli facessero i compiti, poi mangiavano e si buttavano sul divano, mangiavano e poi si rimettevano sul divano. Ed io pensavo, ma perché devo pagare chi dorme sul mio divano?»

Anna non va molto d’accordo con le educatrici che girano per casa sua.

Improvvisamente senza nessun avvertimento arriva un decreto che sospende la patria potestà di entrambi i figli. Siamo alla tragedia quando sono le stesse assistenti sociali che scelgono l’avvocato difensore di Cinzia che a questo punto è in stato confusionale e si chiede che cosa sia successo.

E qui viene il bello. Nelle relazioni delle assistenti sociali si trovano una incredibile serie di allarmanti ovvietà e di frasi piene di “forse”, “credo” e “non credo”, interpretabili a seconda delle situazioni. E le certezze? Zero assoluto. 

Per le assistenti sociali la mamma è «apparentemente (?) una mamma presente che ama troppo e che difende i propri figli in maniera energica». E, udite udite: «Anna è troppo legata alla mamma». Siamo insomma alla follia.

Poi si lamentano che in alcuni casi Cinzia non è potuta presenziare a degli appuntamenti al centro per problemi di orari di lavoro. E ci mancherebbe, basta solo che perda il lavoro per finire in mezzo alla strada.

La perversione di queste istituzioni è che fissano un appuntamento con una mamma che ha una fragilità economica mettendogli la visita con la bambina durante le ore del lavoro per farla ritornare nella povertà per così avere un motivo per portare via anche l’altro figlio. Incredibile!

Ormai siamo quasi alla fine, Cinzia viene convocata davanti al giudice dove l’assistente sociale tira fuori il disegno trovato in possesso di Anna.

Per l’educatrice i disegni – si legge sul verbale di udienza – sarebbero a «sfondo sessuale» ma non è sicuro che siano suoi, infatti – si legge sempre nel verbale – di solito Anna i suoi disegni li firma. Il difensore di Cinzia non fa una piega, da ragione agli assistenti sociali e non propone appello per chiedere la revoca della sospensione genitoriale. L’unica cosa che potrebbe sembrare un’allusione «fallica» – spiega Cinzia al Giudice – è il disegno di un osso, visto che Anna adora i cani.

Ma il destino ormai è segnato. Il Tribunale certifica che Anna deve essere divisa dalla mamma. Ma non il fratello. Qui la domanda viene spontanea: si può essere una cattiva madre per una figlia e invece buona per l’altro? 

Anna deve uscire dalla sua famiglia per essere ospitata in una struttura che dista quasi 40 chilometri di distanza. La mamma potrà andarla a prendere solo i week end.

In concreto Anna viene «strappata» dalla mamma per colpa di un disegno e per via dei comportamenti conflittuali con il fratello. Pensate sia un sogno? No è la realtà, amara e devastante.

Ma la storia o l’incubo non è per nulla finito. La bambina dentro la struttura non sta bene e denuncia umiliazioni e violenze in una telefonata (registrata su file) in un raro momento in cui riesce ad essere in possesso del suo cellulare, visto che viene sempre sequestrato e messo in una cassaforte.

Ora però Cinzia è seguita dall’avvocato Donatella Bussolati (foto) del foro di Milano specialista in affidamenti e mediazioni famigliari che sta già preparando l’appello e un esposto per le accuse di violenza sulla bambina e per un altro clamoroso episodio successo alcuni giorni fa. «Faremo di tutto per cambiare il provvedimento visto che la bambina sta malissimo dentro la struttura e se non verrà accettato andremo in corte di appello».

«L’interpretazione dei disegni fatta dalle assistenti sociali – spiega l’avvocato Bussolati – che non hanno nessuna competenza nel merito è scandalosa. Invece che valorizzare il disegno che è molto bello e apprezzarne la creatività l’assistente sociale interpreta il disegno come un’ allusione sessuale dove invece il sesso non esiste. Ma chi fa questo non potrebbe essere un adulto perverso? Proiettare su un disegno del genere qualcosa si sessuale non potrebbe far pensare che sia l’assistente sociale ad avere qualche problema sessuale?»

Torna insomma l’incubo di Bibbiano, ma siamo a Trento.

L’avvocato Donatella Bussolati poi sottolinea un altro aspetto deleterio: «Ancora una volta invece che affiancare la famiglia si lacera. La legge è chiara, si deve fare di tutto perché i figli rimangano dentro la famiglia».

Il nuovo avvocato di Cinzia reputa molto superficiali tutte le relazioni stilate dalle assistenti sociali e sulle accuse di conflitto fra fratelli spiega: «Il conflitto è un’occasione di crescita. Non è possibile eliminare il conflitto ma si deve gestire. Invece comportandosi così le istituzioni rendono ancora più drammatiche queste lacerazione che diventano sempre più profonde fra mamma e figli e fra mamme e istituzioni che si vede strappare via i figli senza un valido motivo»

Ora rimane il grande dolore di una mamma umiliata e vessata nel corso degli anni. Una donna vissuta nella confusione totale, prigioniera inconsapevole della macchina dei servizi sociali per 6 anni. La storia insomma continua nonostante Bibbiano.

Sul clamoroso caso si sta interessando anche Gabriella Maffioletti (foto) presidente di Adiantum e di Movimento Giustizia Sociale

«Anche qui a Trento come a Bibbiano sconvolge vedere, all’interno di relazioni di assistenti sociali redatte a supporto del bisogno di istituzionalizzare minori, l’interpretazione soggettiva ed assolutamente arbitraria di disegni che agli occhi di chiunque sono semplicemente immagini, anzi addirittura belle immagini. Mi chiedo se chi vede e riporta nelle relazioni parole come:” il disegno ha allusioni sessuali…” con riferimento a disegni che sicuramente alla maggioranza delle persone richiamano altro significato abbia una competenza psicologica in più o seppure questo metodo sia inteso ad utilizzare la psicologia con superficialità ed in modo strumentale al togliere i minori dal contesto familiare dove loro stanno bene. Io credo che tali fatti vadano denunciati alle Autorità competenti in quanto rappresentano delle palesi violazioni dei diritti costituzionalmente sanciti in ambito di tutela della famiglia.

Inoltre credo sia necessario rafforzare il rispetto delle Istituzioni sane del sistema di rete che governa il fenomeno degli allontanamenti dei minori dalle famiglie di origine. Pertanto credo sia necessario ed urgente richiamare gli operatori del sociale al rigore ed attuare misure di monitoraggio e supervisione del loro operato per evitare l’approssimazione che sempre più spesso viene denunciata a danno di soggetti fragili: famiglie, minori, disabili soprattutto psichiatrici.

Ricordiamo che in Trentino i dati di minori allontanati stimati per l’anno 2018 (fonte PAT Report Organizzazione Servizi ed Interventi rivolti ai minori in provincia di Trento) sono: Centro per l’infanzia: 41 bambini di cui solo 8 accolti per violenza domestica/separazione conflittuale e ben 29 per inadeguatezza genitoriale;

Affido familiare dei minori a famiglie terze: 75 disposti dal T.M. di cui 18 parentali (a parenti entro il 4° grado) e 58 eterofamiliare (a famiglie terze) . Stupisce l’alto numero di affidi eterofamiliari. Possibile che i parenti con cui spesso i minori hanno relazioni affettive importanti non siano idonei a farsene carico o piuttosto i servizi sociali non sondano l’idoneità, come spesso abbiamo visto dei parenti prossimi entro il 4° grado ad occuparsi dei minori!

Comunità residenziali per minori: minori inseriti in struttura 183 di cui 37 per violenza domestica/separazione conflittuale e ben 134 per inadeguatezza genitoriale . La spesa per assistenza case famiglia è stata nel 2018 di 8.407,000 euro per 173 minori. Neanche all’hotel Sheraton avremmo speso così tanto. Questi sono i dati più recenti in nostro possesso.»

 

 

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