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Telescopio Universitario

UniTrento – Conflitti in famiglia: nuovi strumenti per sostenere i genitori

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Nella foto Silvia Fargion

Povertà, precarietà lavorativa, pressioni sociali, famiglie allargate e multiculturali, posizioni ideologiche estremizzate in un contesto sociale in continuo cambiamento: sono situazioni di particolare complessità che possono sfociare in rapporti ad alta conflittualità.

Lo sanno bene i servizi sociali, chiamati ad accompagnare le famiglie e i singoli individui attraverso momenti di difficoltà e di scelte importanti per se stessi e per i figli.

La comprensione dei fenomeni in atto e la conoscenza della situazione familiare non sempre sono sufficienti a fornire risposte adeguate ad ogni singolo caso.

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Per questo occorre offrire agli/alle assistenti sociali strumenti nuovi di lettura della realtà, con percorsi formativi aggiornati che partano però da un principio che da sempre è alla base della professione: dare voce a tutti, anche ai genitori.

Di questo si occupa il progetto CoPInG (Constructions of parenting on insecure grounds. What role for social work- Rappresentazioni di genitorialità in contesti di incertezza. Quale ruolo per il servizio sociale), coordinato dall’Università di Trento (dipartimenti di Psicologia e Scienze cognitive e di Sociologia e Ricerca sociale) e condotto insieme alla Libera Università di Bolzano, all’Università di Trieste e all’Università della Calabria.

Collaborano e sostengono il progetto anche il Consiglio nazionale dell’Ordine degli assistenti sociali e la Fondazione nazionale assistenti sociali. Il progetto triennale ha ottenuto un finanziamento come ricerca di rilevante interesse nazionale (Prin – Ministero dell’Università e della Ricerca) e prenderà ufficialmente il via con il seminario “Mamme e papà in conflitto.

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Costruzioni di genitorialità su terreni incerti” rivolto a assistenti sociali e operatori e operatrici del settore, che si terràvenerdì 14 febbraio a partire dalle 9 nell’Aula Kessler del Palazzo di Sociologia (via Verdi 26).

«Viviamo in un’epoca in cui si assiste all’affermazione di un modello di genitorialità estremamente performante», spiega Silvia Fargion, professoressa ordinaria al Dipartimento di psicologia e scienze cognitive di UniTrento. «I genitori sono sottoposti a un continuo confronto con modelli di virtù, pazienza, costante disponibilità al dialogo, positività, che sono davvero difficili da fare corrispondere alla realtà. Questa sistematica drammatizzazione delle mancanze genitoriali è evidente ogni giorno nella “società della perfezione”, nella comunicazione che arriva ancora più aggressiva attraverso internet e i social network. Un’idea astratta che finisce per essere molto giudicante e che crea frustrazione nelle mamme e nei papà. E che in caso di conflittualità diventa ancora più evidente».

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Il metodo proposto dal progetto CoPinG parte da un punto di vista diverso, controcorrente rispetto alla narrazione dei ruoli familiari, ma molto vicino alle radici della professione. Parte infatti dall’ascolto dei genitori. Confronta la loro visione sulla cura e sull’educazione e la loro reazione alle ideologie dominanti, con il discorso sulla genitorialità che emerge nelle politiche sulla famiglia e quanto espresso da assistenti sociali che intervengono con le famiglie. La chiave della risposta è nella personalizzazione del modo di stare accanto alle persone, alle famiglie. Una consulenza davvero “su misura”, che sappia valorizzare le soluzioni che gli stessi genitori propongono per affrontare la propria specifica situazione.

Il progetto – Grazie a una strategia di ricerca qualitativa e partecipata, il progetto mira a coinvolgere come consulenti soggetti e associazioni rilevanti rispetto al tema. I dati saranno raccolti attraverso interviste narrative a circa 200 genitori e a 50 assistenti sociali coinvolti negli interventi con le famiglie.

Le prime rilevazioni sono state già condotte tramite uno studio pilota in Alto Adige e hanno fatto emergere indicazioni interessanti che saranno dibattute in occasione del primo seminario.

Al termine del progetto triennale è prevista la pubblicazione e la diffusione di sapere utile per sviluppare una riflessione critica nel servizio sociale, contribuire alla costruzione di interventi e metodologie che tengano conto delle percezioni dei soggetti e in grado di supportare le strategie risolutive dei genitori stessi.

La ‘genitorialità intensiva’ – Lo studio propone un’analisi del contesto, del quadro politico e culturale in cui queste dinamiche destabilizzanti hanno luogo.

Come si legge nella presentazione, assistiamo a una rapida diffusione di una ideologia neoliberista che ha fortemente influenzato le politiche sociali rivolte alle famiglie, nella direzione di una deresponsabilizzazione dello Stato rispetto alla cura ed educazione dei bambini e un’attribuzione di responsabilità totale ai singoli genitori e delle famiglie.

In sintonia con l’approccio neoliberista, si è sviluppata una corrente che in area anglosassone è stata definita ‘genitorialità intensiva’, ma di cui si vedono ampie manifestazioni anche in Italia.

I tratti fondamentali sono: una tendenza ad individualizzare e ‘privatizzare’ le funzioni di educazione delle nuove generazioni; una visione dei genitori come totalmente e singolarmente responsabili per l’educazione dei figli e figlie, ma anche come incapaci, insicuri e bisognosi di guida da parte degli esperti, in particolare le madri. In questo senso si parla di ‘professionalizzazione della genitorialità’, che viene letta in termini di competenze che devono essere apprese.

«L’‘intensive parenting’ – spiega Fargion – è fortemente radicato nella cultura e nelle risorse delle classi medie e la ricerca ha spesso ignorato la prospettiva dei genitori, in particolare in relazione a situazioni di vulnerabilità e/o di sfida. Con il nostro progetto vogliamo aiutare i genitori attraverso gli/le assistenti sociali a superare il senso di inadeguatezza e a trovare soluzioni originali e personali ai propri problemi di conflittualità»

Al progetto collabora un gruppo di ricerca interdisciplinare e interateneo con competenze specifiche e diversificate. L’unità di ricerca dell’Università di Trento, coordinata dalla professoressa Silvia Fargion affronta i temi legati all’alta conflittualità.

Di migrazioni forzate si occupa il gruppo di ricerca dell’Università della Calabria del professor Alessandro Sicora, di genitorialità LGBTQ il professor Urban Nothdurfter della Libera Università di Bolzano e di povertà il gruppo di ricerca dell’Università di Trieste con il professor Luigi Gui.

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