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Trento

Domani il «Giorno del ricordo» in memoria delle 10 mila vittime del terrore comunista

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Lunedì 10 febbraio 2020 verrà commemorato il “Giorno del Ricordo“, istituito con la legge n.92 del 30 marzo 2004 con la quale “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale“.

Il ricordo corre straziante  a quei 4 anni (Settembre 1943 – Febbraio 1947) e al calvario degli italiani di Istria e Dalmazia dove furono uccisi a migliaia dalle truppe comuniste di Tito nelle cavità carsiche: le foibe.

Una tragedia ripercorsa ogni anni nel “Giorno del ricordo”,  dove viene raccontata non solo la storia delle deportazioni e delle stragi, ma anche il dramma di centinaia di migliaia di esuli costretti a lasciare le terre dei propri padri.

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Secondo le recenti stime, le vittime dell’eccidio delle Foibe furono tra le cinquemila e le diecimila: un dato di certo molto vago, frutto del silenzio che per circa un cinquantennio ha circondato il ricordo di tale massacro.

Si stima che i giuliani, i quarnerini e i dalmati italiani che emigrarono dalle loro terre di origine ammontino a un numero compreso tra le 250 000 e le 350 000 persone tra il 1945 e il 1956.

Ad essere uccisi non furono solo fascisti e avversari politici, ma anche e soprattutto civili, donne, bambini, persone anziane e tutti coloro che decisero di opporsi alla violenza dei partigiani titini.

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Le zone colpite furono quelle del Venezia-Giulia e dell’Istria, in cui ad oggi sono state trovate più di 1700 foibe.

Numerose le celebrazioni che ogni anno di tengono in Trentino luogo dove molte delle persone sfollate che vi hanno trovato riparo.

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Per la prima volta anche la Provincia autonoma di Trento prenderà parte alla cerimonia in programma lunedì prossimo a Trieste in occasione del Giorno del ricordo, istituito con legge dal Parlamento italiano in “memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”

Il presidente della Provincia autonoma di Trento raggiungerà il Sacrario della Foiba di Basovizza dove saranno presenti anche tre classi dell’ITT Guglielmo Marconi di Rovereto: si tratta infatti di un progetto promosso congiuntamente dall’Istituto scolastico e dalla Fondazione Museo storico del Trentino, una partecipazione che è stata preparata da un percorso formativo che ha coinvolto le classi stesse.

Dopo la cerimonia al Sacrario, il presidente e le classi del Marconi si recheranno in visita alla Risiera di San Saba di Trieste, famigerato campo di concentramento nazista.

Le celebrazioni sono state organizzate in tutta Italia: Cortei, fiaccolate e manifestazioni per ricordare i 10 mila italiani infoibati e la tragedia degli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia sono state promosse da CasaPound Italia, che, come ogni anno scende in piazza sotto lo slogan “Foibe, io non scordo” in un centinaio di città dal nord al sud del paese, anche in Trentino, a Riva del Garda ieri sera 8 febbraio alle 19:30 presso Largo Caduti delle Foibe stasera 9 febbraio a Trento alle 20:30 presso Largo Pigarelli.

“A chi pensa possa essere l’Anpi il custode della memoria comune di un genocidio tenuto nascosto per 50 anni – si legge in una nota -, CasaPound risponde ricordando in centinaia di città italiane il sacrificio di quanti furono massacrati, torturati, o addirittura gettati vivi nelle foibe dai partigiani comunisti di Tito, anche con la complicità dei partigiani italiani”.

Stamane alle 10.30 una rappresentanza di Fratelli d’Italia si recherà in Largo Pigarelli a Trento per la commemorazione dei martiri delle foibe.

«Come ogni anno dalla sua nascita, AGIRE per il Trentino ci tiene a mantenere vivo il ricordo dei nostri connazionali massacrati negli anni ’40 dai partigiani del maresciallo Tito. Rendere onore a queste persone è un atto di civiltà. Ancora oggi, purtroppo, la questione degli italiani infoibati (si parla di 20 mila persone) e degli esuli istriani (si stimano in 250 mila) subisce il negazionismo di parte della sinistra italiana abbagliata dall’ideologia, in contraddizione con sè stessa ogni volta che parla di lotta contro l’odio e le discriminazioni» Scrive in una nota il coordinatore Sergio Binelli

E ancora: «Lo provano purtroppo i vari sabotaggi degli eventi in memoria delle Foibe, il fatto che lo stesso Tito sia tuttora ricordato in Italia con strade e titoli (nel 1969 Saragat gli conferì il titolo di Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana, oggi ancora valido), o una ricorrenza nazionale istituita solo nel 2004 nonostante si parli di atrocità risalenti al 1943-‘45. Questo senza contare l’inqualificabile analfabetismo storico propagandato dai centri sociali che arrivano addirittura ad elogiare Tito, ma anche da alcune sezioni dell’Anpi, per non parlare delle periodiche vandalizzazioni che subisce la targa in Largo Pigarelli a Trento, tanto insensate quanto penose. A sbugiardarli ci ha provato lo stesso Presidente Mattarella lo scorso anno, ribadendo che le foibe non furono “come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare una ritorsione contro i torti del fascismo”. E tra le vittime, ha sottolineato, “vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni”. Sembra però non sia stato sufficiente. Non è necessario invocare una “legge Mancino” per chi nega i crimini del comunismo: nel giro di alcuni anni sarà la stessa Storia a far sì che queste frange della sinistra nostrana saranno ricordate né più né meno di come oggi vengono considerati i “terrapiattisti”

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