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Rovereto e Vallagarina

Il suicidio del PD roveretano: tutti sull’”arca di Valduga”, a caccia della poltrona perduta.

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Perchè il PD, partito da oltre il 20% a Rovereto, ha scelto (tutto insieme?) di suicidarsi

C’era una volta il PD roveretano, il partito di maggioranza relativa nella seconda città del Trentino, capace di esprimere il vicepresidente della Provincia, ancora il sindaco di Rovereto alle comunali del 2010 ed ancora appena 5 anni fa, nel maggio 2015: nonostante la netta sconfitta la ballottaggio del (poco amato) sindaco uscente Andrea Miorandi, al primo turno il Pd aveva raccolto il 21,45% dei voti.

Pur privato della “vetrina” della poltrona di primo cittadino, ancora alle elezioni provinciali dell’ottobre del 2018, poco più di 15 mesi fa, in piena “Salvini-mania”, a Rovereto il partito democratico aveva un “tesoretto” di consensi pari al 21,35% (secondo solo al 26,96% della Lega), molto al di sopra del risultato raccolto in Trentino (13,92%) e sensibilmente superiore anche al dato di Trento (18,84%).

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Ebbene, nonostante queste premesse, in vista delle elezioni comunali del 3 maggio, dopo 5 anni quasi in apnea se non in letargo, il Pd roveretano ha deciso di “suicidarsi”, un vero e proprio caso di eutanasia politica, visto che ha pensato bene di allearsi (o, per meglio dire, di farsi annettere) con la coalizione del sindaco uscente Francesco Valduga, che da “civico” duro e puro (soltanto un anno e mezzo fa subordinava la sua possibile candidatura alla guida del centrosinistra autonomista alle provinciali 2018 al ritiro dei simboli dei partiti tradizionali) ora è diventato il condottiero di una vera e propria ”Arca di Noé” in salsa roveretana.

Il primo cittadino uscente, abituato ad essere l’”uomo solo al comando”, il podestà indiscusso ed indiscutibile, poco propenso ad ascoltare i suoi stessi consiglieri che avevano contribuito in maniera determinante alla sua elezione, è stato abbandonato da ampie fette della sua maggioranza: prima dai Verdi, poi da consiglieri di “Rovereto al Centro” e “Rovereto Libera”, per arrivare alla “sua” lista “Civici per Valdugadisgregatasi impietosamente negli ultimi 2 anni con la fuoriuscita (e molti distinguo di volta in volta) di numerosi dei suoi 11 eletti.

Molti di questi fra i più votati  compreso l’annunciato ritiro dalla vita politica (sarà vero?) del super longevo assessore Maurizio Tomazzoni, in consiglio comunale dal 1990 e reinventatosi civico dopo aver cominciato con I Ds.

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A fronte di questa situazione da panico, appesantito da un’amministrazione che ha mostrato lacune gigantesche, con assessori impalpabili e grandi questioni irrisolte, in primis la viabilità, il decadimento del centro e la perdita di posti di lavoro e conseguentemente del potere d’acquisto di molte famiglie roveretane, il già giovane Valduga ha pensato bene di accogliere nella sua “Arca di Francesco” tutti quelli “contrari alla Lega” (campagna da lui lanciata già all’indomani delle provinciali 2018), con il risultato di mettere assieme uno schieramento che va da raggruppamenti di chiara ispirazione di centrodestra come “Rovereto Libera” dell’assessore ex Fratelli d’Italia Mario Bortorte “Rovereto al Centro” dell’assessore ex An Carlo Plotegher, fino ai recenti “oppositori” del Pd, Upt e Patt (affondati tutti assieme con Miorandi solo 5 anni fa) ma, non contento, per non correre rischi (questo avrà pensato il primo cittadino?) ha imbarcato anche Azione e Futura, che sono più a sinistra del Pd.

Tutti assieme appassionatamente, alla faccia della coerenza e della scala valoriale, con un nome nuovo “Idea Rovereto 2020”: Civici per Valduga, Patt, Pd del Trentino, Upt, Azione e Futura.

Finita l’era del civismo puro, senza bandiere ne schieramenti, lontano dai partiti, libero da ingerenze degli schieramenti nazionali e locali.

Basterà rifugiarsi tutti assieme sotto il nuovo nome “Idea Rovereto 2020” per far cambiare idea alle migliaia di roveretani (già elettori di Valduga nel 2015) delusi ed arrabbiati per le troppe promesse non mantenute dal secondo sindaco Valduga di Rovereto dopo essersi chiaramente espressi sul primo Valduga nel 2010?

Accetterà l’elettorato del Pd di seguire pedissequamente le scelte opportunistiche e molto poco coerenti della dirigenza del partito andato a sostenere proprio l’avversario criticato aspramente negli ultimi 5 anni?

Cosa voteranno gli elettori di centrodestra dell’ex schieramento di Valduga con la prospettiva di trovarsi un esponente del Pd (Giulia Robol?) come vicesindaco e l’inevitabile stravolgimento dei rapporti di forza all’interno della futura giunta che sarà, chiaramente, sbilanciata a sinistra?

L’unico che non si preoccupa, cui andrà bene comunque, è proprio Francesco, che con la sua “arca” in ogni caso, pensa lui, arriverà al suo secondo mandato, il primo a riuscire a fare il bis da quando è stato introdotto il ballottaggio.

Ed allora potrà programmare il suo assalto alla Provincia dell’autunno 2023: tre anni di campagna elettorale, poco importa se i roveretani (se dovessero davvero cadere nel tranello di “Idea Rovereto 2020”) si troveranno senza un sindaco dopo tre anni e con una prospettiva di crescita e rilancio a quel punto davvero impossibile da portare a termine.

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