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Trento

Trento come Bibbiano: le assistenti sociali le portano via 3 figli, la drammatica storia di Paola

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Lei si chiama Paola (nome di fantasia) ed è una bella mamma 40 enne della Valsugana a cui sono stati «strappati» tre figli dalla mattina alla sera.

Una delle tante (forse troppe) storie che da anni si ripetono quasi mensilmente anche nella nostra regione che somigliano sempre più spesso a quanto successo a Bibbiano.

La sua è la storia di una donna lasciata da sola dalle istituzioni a cui non è stato dato modo di difendersi in alcun modo.

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Paola è una donna che lavora dal 1995 in un ente istituzionale, normale, preparata, intelligente ed entusiasta della vita.

Il suo dramma inizia nel 2015 per colpa di una separazione conflittuale con marito.

Ecco quindi che parte la sinistra e devastante macchina degli assistenti sociali che in collaborazione con il tribunale dei minori strappa i figli a Paola.

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Gli assistenti sociali entrano in casa di Paola dicendo ai bambini che li porteranno a provare l’esperienza del pigiama party. I 3 bambini di poco più di 8 anni non faranno più ritorno a casa propria nonostante dopo sole 48 ore comincino a chiedere disperatamente di essere portati dalla mamma. «Li vidi portare via e capivo che non avrebbero fatto più ritorno a casa – ricorda Paola – a stento trattenni le lacrime per non spaventarli, ero consapevole di essere entrata nell’incubo peggiore della mia vita»

Le assistenti sociali decidono che Paola non è in grado di occuparsi dei propri figli e credono al marito.

«La cosa incredibile  – racconta Paola – è che io non sono mai stata sentita da nessuno. Non ho avuto nemmeno la possibilità di raccontare la mia verità. Improvvisamente mi sono trovata contro il mio ex marito e tutte le istituzioni senza nemmeno sapere il perché».

Iniziano così anni di carte bollate, speranze, falsità e nervosismi dove Paola denuncia anche un’assistente sociale per «false dichiarazioni».

La cosa aggiunge un nuovo tragico capitolo alla sua storia: Paola infatti si ritrova con un decreto che conferma la sospensione della patria potestà perché cita la sentenza «persona pericolosa per le istituzioni». Cose dell’altro mondo insomma.

Paola denuncia anche che dentro la struttura nell’estate del 2019 i suoi figli sono vittime di episodi di bullismo e di violenza

Paola è descritta come «fortemente oppositiva alle istituzioni» in realtà è solo una mamma ferita e arrabbiata in quanto la vita, tra rabbie, paure, incomprensioni, e ansie non accolte e ascoltate, si è vista allontanata dai propri figli.

Ammetto di non essere riuscita a gestire il conflitto con il loro padre – si confida Paola –  perché avevo paura e ogni segnalazione esterna mi faceva scattare con il solo intento di proteggerli, anche se si trattava di andare contro il loro stesso padre».

La sua è un’ansia indescrivibile, che rompe il cuore e tutte le viscere: il non poter accogliere la richiesta dei propri figli di voler tornare a casa e poter ricominciare a vivere normalmente perché non si ha la possibilità di decidere alcunché della vita di due persone che hanno un’enorme importanza, perdendo momenti che non
torneranno più indietro.

«Ma il peggio – come spiega Paola – è la rabbia altrettanto forte quando chiedi aiuto e non ottieni alcuna risposta e anzi, sei etichettata come negativa con relazioni non consone con la realtà dei fatti»

Paola è consapevole che non è possibile cancellare il passato e le cose fatte, ma in questo momento sta cercando di elaborare gli errori commessi e comprendere posizioni che ha vissuto come ingiustizia.

Giovedì però è arrivata una piccola novità, la corte di appello nelle vesti del presidente della commissione ha infatti deciso di ascoltarla, di dare la possibilità del contraddittorio e ripartire da zero. «Mi sono finalmente sentita ascoltata e ho capito che ci sono Istituzioni pronte a tendere la mano ad una mamma che si sente mancare l’aria senza poter essere presente quotidianamente nella vita dei propri cuccioli, nel non poter respirare il loro profumo ingenuo e nel non poterli accompagnare, anche se sempre più dietro le quinte con l’andare del tempo, nel percorso della loro vita, confidando che diventeranno due splendide persone rispettose del prossimo Voglio poter credere che ci sono Istituzioni che ascoltano il cittadino»

C’è poi l’amarezza del comportamento delle istituzioni a dir poco incongruente verso quello che è diventato un vero e proprio accanimento verso Paola.

I figli inizialmente erano stati affidati dal servizio sociale a mio marito che però lavorando la sera non poteva accudirli, per questo sono finiti in una struttura di accoglienza per minori.

«Pensate che sono obbligata solo io al mantenimento dei miei figli, mentre il mio ex marito non paga nulla e non si capisce il perché. Io li vedo una volta alla settimana e devo pagare 11,00 euro all’ora. I loro nonni posso vederli 4 ore alla settimana pagando 13,00 euro l’ora. Purtroppo i miei genitori non riescono a capire quello che è successo e non sanno darsi delle risposte, il loro dolore è talmente forte che ho paura che prima o poi muoiano per questa storia». 

Ora per Paola si è aperto un piccolo spiraglio verso una possibile rinascita: «Mi hanno promesso che nei prossimi giorni potrò vedere i miei figli in una spazio «libero», è un piccolo passo e sono felice.»

L’incredibile storia di Paola ha allertato il movimento Giustizia Sociale presieduto da Gabriella Maffioletti che da anni aiuta i genitori vittime di soprusi da parte delle assistenti sociali.

“Stiamo lavorando insieme a tante professionalità per costruire una nuova cultura che, mettendo al centro della propria azione i minori, obblighi tutti gli attori coinvolti a tenere un dialogo costruttivo che non può prescindere dal mettere in discussione ognuno il proprio agito sia nel privato, che settore istituzionale che nell’ambito del servizio sociale. Uno dei nostri obiettivi è abbracciare e sostenere le Autorità preposte al presidio della tutela minorile che dimostrino di essere davvero promotrici del benessere dei figli. Il benessere psicofisico e la crescita armoniosa dei minori deve essere necessariamente esaminato dalle Autorità preposte come  nodo focale – spiega Maffioletti – deve essere compreso che le Autorità preposte al servizio di tutela dei minori  per ritornare ad essere vicine ai cittadini devono necessariamente prestare il massimo ascolto alle istanze dei genitori e dei loro figli spesso in età di discernimento e fare in maniera che il loro operato e la loro attività non risulti essere disgiunta dalla considerazione della famiglia come risorsa unica ed insostituibile ma accogliente e supportate»
«La storia di Paola –  conclude la presidente del  movimento Giustizia Sociale – dimostra la grande maturità e la consapevolezza di come questi genitori che per tanto tempo si sono sentiti soli a lottare contro un sistema che li giudica anziché comprendere e sostenere, qualora trovino un piccolo spiraglio di apertura e di ribaltamento di posizioni che sembravano da tempo cristallizzate in una sorta di pregiudizio insormontabile e incontroversibile, siano ancora disposti a credere che ancora esistono pezzi di Istituzioni sane e che operano con grande professionalità e rispetto dei diritti dei cittadini».

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