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Viaggi in Italia

Un Santuario e tre piccoli borghi, una insolita camminata nelle Giudicarie

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A distanza di un anno completiamo il tour nei luoghi di interesse storico e naturalistico di un borgo tra i più belli d’Italia: San Lorenzo in Banale.

“Sette passi per sette ville” così denominate le ormai famose località che costituiscono il comune di San Lorenzo Dorsino, alle quali dobbiamo aggiungere tre piccole frazioni, Nembia, Deggia e Moline, un po’ più distanti ma ciascuna con un fascino particolare.

Dedichiamo un’intera giornata alla visita dei borghi, assaporando la quiete e la tranquillità di questa stagione.

Lasciata l’auto nei pressi del Garnì Lago Nembia, iniziamo il cammino verso il lago di Nembia (826 mslm) che si estende per soli 400 metri di lunghezza e 120 in larghezza ed è poco profondo, acqua color verde smeraldo e pareti rocciose sono le caratteristiche di questo luogo ameno.

Due passi sulla passerella per notare tra le acque cristalline trote fario, iridee e salmerini di media grandezza, qui la pesca è prevista tutta la stagione, perché con il particolare microclima il lago non ghiaccia mai.

Proseguiamo lungo la spiaggia erbosa, una bella passeggiata ci conduce alle prime propaggini del lago di Molveno, sulla riva ancora tracce della recente nevicata e laggiù sullo sfondo il paese di Molveno.

E’ molto rilassante camminare lungo i sentieri dell’Oasi costituita da un insieme di ambienti diversi per storia naturale e impronte lasciate dall’uomo, un percorso didattico ad anello e pianeggiante di circa tre chilometri con pannelli illustrativi.

Lungo il percorso ecco diverse baite, alcune con la caratteristica di essere addossate alla roccia (baite da mont), altre sparse tra i prati, aree attrezzate per pic-nic si alternano ad una ricca vegetazione protetta e valorizzata dal WWF.

Una caratteristica del paesaggio sono i “muretti a secco”, tecnica costruttiva molto antica che richiede competenze e abilità, così solida da sfidare i secoli e un modo per utilizzare i sassi derivanti dal dissodamento di questi terreni particolarmente pietrosi.

Nelle nicchie tra le pietre possono crescere piccole felci che si accontentano di poca acqua e sali minerali, anche insetti, lumache e lucertole trovano riparo tra le fessure dei muri di sasso.

Ritornati al punto di partenza, attraversiamo la statale e seguiamo l’indicazione per il santuario di Deggia dedicato alla Beata Vergine Maria di Caravaggio.

Il 26 maggio 1432 la Madonna apparve nella campagna di Caravaggio (BG) a Giannetta de’ Vacchi, giovane contadina del luogo, chiedendo di portare un messaggio di pace agli abitanti e regnanti di quel territorio alterato da continue lotte.

Inizialmente nel luogo dell’apparizione venne costruita una cappella, dove oggi troviamo l’importante Santuario di Santa Maria della Fonte, divenuta meta turistica e di pellegrinaggio.

A Deggia, invece, viveva una piccola comunità di contadini e pastori che nel 1855 fece voto di costruire un capitello in onore di San Rocco, per lo scampato pericolo da una grave epidemia di colera che si propagò nelle Giudicarie.

Negli anni successivi, su interessamento dell’allora curato don Giuseppe Ciolli, venne costruita a Deggia una piccola cappella dedicata alla Beata Vergine di Caravaggio, consacrata nel 1862. In seguito sentita l’esigenza di costruire un edificio più grande e la devozione popolare in continuo aumento, il curato don Antonio Prudel ottenne il permesso dalla Curia di Trento di benedire la prima pietra della nuova chiesa nel 1894.

Grazie alle offerte e donazioni ricevute dai compaesani emigrati in Sud America, dalla popolazione e dall’arciduca Alberto d’Austria, finalmente la chiesa venne inaugurata e benedetta il 26 maggio 1896 davanti ad una grande folla di fedeli. Il Santuario mariano è meta di frequenti pellegrinaggi di devoti, soprattutto nel giorno della sua festa a fine maggio.

Per raggiungere la frazione di Deggia (619 mslm) si percorre una strada inizialmente asfaltata, scendendo verso la valle scavata dal torrente Bondài, tra il Ghez del Gruppo Brenta e il Gagia.

Si incontrano diverse “masadeghe”, antiche abitazioni che un tempo popolavano il borgo disteso al sole, ma l’aspetto interessante di questa località è anche quello di rappresentare il nodo di tre sentieri: “San Vili” che collega Trento a Madonna di Campiglio, “Sentiero Frassati” che congiunge il Santuario Madonna delle Grazie di Arco con il Santuario San Romedio in val di Non e “Via Andreas Hofer” che collega S. Leonardo in Passiria con Ballino di Fiavè; un vero crocevia ben segnalato e gestito dalla SAT.

La strada si trasforma in ciottolato e in breve si giunge al Santuario a pianta quadrangolare con navata unica e abside poligonale, che ospita in una nicchia centrale la statua della Madonna di Caravaggio. Nel 1945 furono realizzati dal pittore Marco Bertoldi (1911– 1999) dipinti e affreschi: la Via Crucis sulle pareti laterali e I misteri gaudiosi nell’abside.

Anche il campanile presenta pianta quadrangolare con bifore sulla cella campanaria e torretta, accanto la sacrestia con accesso indipendente.

Terminata la visita alla chiesa proseguiamo il sentiero in discesa, osserviamo che il territorio si presta ad attività legate all’agricoltura e allevamento di alpaca e lama, asinelli e animali da cortile.

Dopo circa 10 minuti ecco la frazione di Moline (539 mslm), un villaggio paleoindustriale che utilizzava le acque del torrente Bondài per mulini, segherie e fucine.

Nel 1898 si contavano tra Moline e Deggia 23 famiglie per complessive 124 persone, che abitavano le grandi case sulle quali restano ancora visibili le insegne dell’osteria con alloggio; ufficio postale, officine da fabbro, fornaci, filatoi di lana e di canapa, una scuola con quaranta scolari e una maestra residente che insegnava anche religione.

Una tappa per ammirare le due antiche fontane accanto al bel ponte sul quale transitò Francesco Giuseppe I d’Austria, ora la strada asfaltata riprende in salita in direzione San Lorenzo in Banale.

Moline e Deggia erano un importante nodo stradale fino al 1921, quando venne completata la statale 421 tra San Lorenzo, Nembia e Molveno, che scorre alta sopra Moline.

In tal modo la due frazioni hanno perso importanza come centro produttivo e sono state interessate dal rischio spopolamento.

Oggi sono tornate a vivere grazie ad alcune famiglie e alle loro attività agricole e zootecniche, che attirano turisti, escursionisti e pellegrini.

“Preferisco l’inverno e l’autunno, quando si sente la struttura ossea del paesaggio, la sua solitudine, il sentimento pieno dell’inverno”. (Andrew Wyeth)

Maria Cristina Betzu (m.betzu@tin.it)

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