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Val di Non – Sole – Paganella

Mario Cagol sale sul palco di Taio con il monologo “Ciò che non si può dire” per raccontare la strage del Cermis

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Appuntamento da non perdere a Taio. Nell’ambito della rassegna teatrale “S’apra il sipario!”, realizzata dalle amministrazioni comunali di Cles, Predaia e Sarnonico, sabato 25 gennaio alle 21 al Teatro Comunale di Predaia, annesso al polo scolastico di Taio, verrà proposto il monologo di Mario Cagol “Ciò che non si può dire” per la regia di Mirko Corradini e le musiche originali e suonate live da Alessio Zeni.

Lo spettacolo è tratto dal libro “Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis” di Pino Loperfido, testo già portato in scena 17 anni fa da Andrea Castelli, che si arricchisce però di nuovi particolari e che viene interpretato differentemente nella nuova produzione.

“Ciò che non si può dire” è la riproposizione di un disastro che ancora oggi, a vent’anni di distanza, urla vendetta al cielo e ci conferma (se mai ce ne fosse ancora bisogno) quanto gli esseri umani siano spesso vuote pedine in mano a un potere cieco e prepotente.

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Lo spettacolo si rifà alla strage del Cermis, dove il 3 febbraio 1998 un aereo Prowler della base militare U.S.A. di Aviano (Friuli Venezia Giulia) tranciò di netto i cavi della funivia del Cermis, una cabina precipitò nel vuoto causando la morte di tutte le venti persone che erano a bordo.

In questo monologo il racconto è affidato a un protagonista, il manovratore della cabina che saliva verso la stazione intermedia, che restò appeso nel vuoto per un tempo indefinito, prima che un elicottero riuscisse a portarlo a terra.

Il protagonista del monologo, Francesco, è in una posizione “privilegiata”: spettatore unico, inviato speciale sulla scena del disastro che improvvisa una telecronaca in diretta.

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Quest’uomo solo, nella cabina vuota, con la morte che gli passa così vicino diventa il paradigma della solitudine umana. Del fatto che le persone pensano troppo poco al loro destino e quando lo fanno è perché sentono di esserci arrivati di fronte, di averci sbattuto il naso sopra. A quel punto non c’è più tempo per fare né dire niente.

A interpretare Francesco sarà appunto Mario Cagol, che siamo abituati a vedere in vesti comiche. Questa scommessa di immergersi nel teatro civile è per lui “l’opportunità di rendere omaggio, di continuare a ricordare, mantenere vivo questo terribile atto di ingiustizia, non dimenticare e se possibile raccontare ancora. Questo è ciò che voglio trasmettere attraverso la mia voce e la mia anima, sul palco. È una grande responsabilità e una grande emozione che sento e voglio condividere”.

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