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Aumentano i trentini iscritti alle università

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Sono 13.216 gli studenti trentini che si sono iscritti alle facoltà universitarie per un incremento pari al 2% ( 250 in più rispetto al precedente anno accademico).

Era dal 2005-’06 che gli universitari erano in costante diminuzione. Ora emerge un dato confortante in controtendenza.

Il 52,5% studia fuori dal Trentino ( lo scorso anno accademico era il 51%, mentre 10 anni il 36%).

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Gli atenei più frequentati sono quelli del Veneto ( 44,3%) e dell’Emilia Romagna ( 16,7%).

Il 26% degli iscritti ha scelto l’area umanistica, seguita da Ingegneria e Architettura per il 16,4%, mentre il 12% ha scelto alla pari l’area economica e medica.

I maggiori incrementi di iscrizione tra gli studenti trentini si sono avuti per Scienze Motorie ( +61,1%) e Agraria (+54%).

In netta diminuzione l’area giuridica (-31,4%) eD economica ( – 21,6%). Il totale degli iscritti all’università trentina è di 16.569 per un incremento pari al 1,6%.

Gli incrementi più significativi sono per il Dipartimento di Matematica (+10,5%), Ingegneria Industriale (+5,1%) e Psicologia e Scienze Cognitive (+3,6%).

In calo invece le iscrizioni al Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica (-8%). Del totale degli iscritti i trentini che hanno scelto la locale università sono il 35% col Dipartimento di Lettere e Filosofia come il più “ trentinizzato” col 46,8% delle iscrizioni, mentre la percentuale più bassa la registra la facoltà di Giurisprudenza col 19,8%.

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Stefano Osele deposita 400 emendamenti ed annuncia la nascita di un nuovo soggetto politico di centro destra in università

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Stefano Osele, consigliere comunale della Lega Nord Trentino, preannuncia il deposito di 400 emendamenti per altrettante richieste di modifiche al regolamento dell’organismo studentesco istituito dal Comune di Trento sei anni fa.

La situazione si presenta in modo decisamente anomalo.

Come si legge nel documento diffuso da Stefano Osele, domani andranno in discussione in consiglio comunale delle modifiche sostanziali proposte da Udu e Unitin: “ Questi due mostri della politica universitaria sono rispettivamente finanziati dalla Cgil e dall’Opera Universitaria e di fatto monopolizzano ogni istituzione scolastica, soffocando tutte le voci dissidenti, tramite elezioni alle quali partecipa il 30% degli studenti aventi diritto”.

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La modifica proposta riguarda l’articolo 16 del nuovo regolamento che secondo Osele, trasformerebbe un organismo partecipativo, in una sorta di commissione politica. “ Il tutto – si legge ancora nel comunicato stampa – senza passare attraverso elezioni, ma tramite nomine già monopolizzate da questi soggetti di sinistra . Inoltre è prevista l’immediata espulsione degli unici due rappresentanti degli studenti medi ( 2 su 13) senza nessuna motivazione, nonostante rappresentino una parte importante della realtà studentesca trentina”.

Contro quanto andrebbe a configurarsi, Stefano Osele depositerà appunto 400 emendamenti.

Osele oltre ad essere consigliere comunale è anche studente universitario e ha raccolto le indicazioni di altri studenti che a breve presenteranno il nuovo soggetto di centro destra che nell’ambito universitario prenderà il posto di quella che è stata “ Alternativa in Ateneo”.

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Università Trento: Approvato il bilancio di previsione per il 2020

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Un’accresciuta capacità di attrarre finanziamenti per la ricerca attraverso bandi competitivi nazionali e internazionali.

È un punto di forza dell’Università di Trento che emerge con evidenza dal bilancio di previsione per il 2020, discusso e approvato oggi dal Consiglio di amministrazione dell’Ateneo.

Sono circa 58 i milioni ottenuti tra progetti di ricerca comunitari (nell’ambito di Settimo programma quadro e Horizon 2020) e ministeriali (come il bando “Dipartimenti di eccellenza”) con un incremento di quasi 20 milioni rispetto al budget dell’anno scorso.

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In generale, l’Università di Trento appare in salute.

Il conto economico del prossimo esercizio, garantisce il pareggio tra costi e ricavi sulla cifra di 258 milioni e prevede l’utilizzo di riserve di patrimonio netto per 14,1 milioni (in parte formate da riserve vincolate di esercizi precedenti).

Il documento all’attenzione del Consiglio di amministrazione, riunito oggi a Palazzo Sardagna, include il bilancio di previsione per l’anno 2020, il bilancio di previsione triennale 2020-2022 e i prospetti di riclassificazione previsti dai decreti ministeriali relativi ai “nuovi principi contabili e schemi di bilancio in contabilità economico-patrimoniale per le università”.

Per quanto attiene il piano degli investimenti sono stati stanziati 30,9 milioni complessivi. Per 14,1 milioni sono interventi destinati allo sviluppo del piano edilizio finanziati con contributi in conto capitale da parte della Provincia autonoma di Trento per 11,4 milioni. Riguardano in particolare la prosecuzione dei lavori a Manifattura Tabacchi di Rovereto e ai laboratori di Ingegneria a Mesiano, ma anche la realizzazione di nuove aule a Povo, nella Cittadella dello studente che sorgerà negli spazi di Trento Fiere e nel complesso di Santa Margherita, accanto al Collegio Bernardo Clesio.

Si tratta inoltre di acquisti di impianti e attrezzature scientifiche e informatiche per 16,8 milioni, finanziati principalmente dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del bando ministeriale “Dipartimenti di eccellenza” (5,2 milioni) e dalla Provincia autonoma di Trento in particolare per il progetto di ricerca “Infrastruttura di Ricerca per la Biologia integrata – Irbio” del Dipartimento Cibio (6,3 milioni). Si precisa che per circa 4 milioni di attrezzature scientifiche le gare risultano già concluse e che sono in corso quelle per circa 1,5 milioni di euro.

In attesa della redazione dell’Atto di indirizzo per la ricerca e l’alta formazione universitaria 2020-2022, la Provincia garantisce continuità gestionale alle attività dell’Ateneo, prevedendo una quota base in linea con il quadriennio precedente.

I trasferimenti da parte della Provincia autonoma di Trento, sulla base dell’impegno assunto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e rilevati tra i contributi in conto esercizio, ammontano a 119,2 milioni di euro e sono ripartiti fra una quota base (111 milioni), destinata a dare continuità alle attività già in essere, una quota programmatica (1,1 milioni), assegnata per il finanziamento di specifici programmi di sviluppo già definiti in precedenza e residui di anni precedenti (2,8 milioni) riferiti a iniziative progettuali di interesse comune non ancora ultimate e una quota premiale relativa a valutazioni positive degli anni precedenti (4,3 milioni)

Come anticipato, per quanto attiene i ricavi propri, emerge la capacità dell’Ateneo trentino di attrarre finanziamenti per la ricerca (57,6 milioni) con un incremento rispetto al budget previsionale 2019 di quasi 20 milioni.

La crescita di questa voce è determinata principalmente dal fatto che l’Ateneo, a seguito della partecipazione dello stesso a bandi competitivi nazionali e internazionali, è risultato beneficiario di consistenti finanziamenti sia da parte dell’Unione Europea, sia da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

I finanziamenti di tale voce sono costituiti infatti da 28,1 milioni relativi a progetti di ricerca comunitari erogati nell’ambito del Settimo programma quadro e Horizon 2020 e da 22,8 relativi a finanziamenti del Ministero, per iniziative legate al bando “Dipartimenti di eccellenza” e al bando Miur 2017.

Significativi anche i proventi derivanti da ricerche commissionate e da trasferimento tecnologico (5,3 milioni) e la contribuzione studentesca per 20,5 milioni.

In riferimento ai costi, le spese per il personale strutturato di Ateneo, al netto dell’Irap, sono pari a 60,7 milioni per docenti e ricercatori, 2 milioni per esperti linguistici e a 30,3 milioni per personale tecnico amministrativo. Gli stessi sono stimati nel rispetto dei vincoli stabiliti dal patto di stabilità e dalla normativa vigente.

Per quanto riguarda le altre voci a bilancio, le spese per interventi a favore degli studenti, al netto dell’Irap, ammontano a 23 milioni, di cui 10,4 milioni a favore dei dottorati di ricerca e 12,6 milioni a favore di studenti per il finanziamento di borse di studio volte, principalmente, a promuovere e valorizzare la mobilità internazionale e di altri servizi.

Di rilievo anche le spese strettamente legate alle attività di ricerca scientifica e diffusione dei risultati delle strutture accademiche di Ateneo che ammontano, compresi gli assegni di ricerca, a 38,3 milioni.

Tra le risorse previste a budget 2020, rilevano 4,3 milioni relativi ad iniziative e investimenti individuati nell’ambito del Piano strategico di Ateneo per il quinquennio 2017-2021, approvato nell’autunno. Tale documento riflette la visione pluriennale dell’Ateneo e le linee di indirizzo generali che ne guidano le attività.

I dati previsionali tengono inoltre conto delle risorse aggiuntive stanziate a rafforzamento del Piano strategico, destinate in particolare al supporto alla ricerca scientifica e all’inserimento di giovani ricercatori nelle attività di Ateneo (0,5 milioni).

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Facoltà di Medicina, ecco la proposta dell’Università di Trento

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La ricerca di qualità, che guadagna visibilità internazionale, è la chiave per valorizzare i medici già presenti in Trentino e attirarne di nuovi, per far loro scegliere di vivere e lavorare in provincia.

La proposta dell’Università di Trento, presentata oggi dal rettore Paolo Collini e dal presidente del consiglio di amministrazione Daniele Finocchiaro, parte da una constatazione: la carenza di personale medico in Trentino deriva da una scarsità a livello nazionale di figure professionali qualificate.

A questa si deve rispondere rafforzando l’attrattività professionale del territorio, peraltro caratterizzato da strutture sanitarie periferiche e di piccole dimensioni.

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Occorre creare condizioni sempre più interessanti per medici qualificati, che cercano possibilità di carriera, buone condizioni contrattuali, e che desiderano operare su casi di frontiera e in un contesto avanzato di ricerca clinica.

Il fabbisogno di personale medico – Numero scarso ed età avanzata. Quasi la metà in Italia ha più di 55 anni. E il ricambio non è né facile né veloce. È la situazione del personale medico in Italia (e in Trentino). Secondo le stime del settore (del sindacato medico italiano Anaao Assomed) tra il 2018 e il 2025 potrebbe andare in pensione la metà dei circa 105 mila medici specialisti della sanità pubblica.

Il sistema formativo delle Scuole di specialità medica non è in grado di rispondere alle esigenze generate dalla forte incidenza delle uscite per limiti di età (l’Italia segna una età media dei medici ospedalieri tra le più alte in Europa) accelerata da “quota 100” e si stima una carenza di medici specialistici in Italia di più di 16mila unità entro il 2025 e in Trentino di più di 300 unità, distribuite tra molte delle più ricorrenti specialità ospedaliere con una punta nell’area della emergenza e urgenza.

La congiuntura dei prossimi anni sarà un caso eccezionale che deriva dall’immissione di massa di medici avvenuta a seguito della creazione del sistema sanitario nazionale, nel 1978, dai forti limiti al reclutamento negli anni della “grande crisi economica” e dall’innalzamento dell’età pensionabile. Ciò porterà negli anni a venire un numero elevato di persone uscire dal sistema per raggiunti limiti di età.

Il fenomeno avrà un “picco” nei prossimi 5-7 anni, quando si stima un numero di pensionamenti/anno che potrebbe toccare anche quota 8 mila unità.

Occorre anche tener conto del fatto che la formazione di un medico specializzato richiede almeno 11 anni tra laurea e specializzazione, che possono anche diventare 13 se si considerano i tempi normali di laurea, i tempi “morti” tra un corso di studi e l’altro e la lunghezza superiore a cinque anni di diverse Scuole di specialità.

In Trentino la situazione è aggravata dalla mancanza di opportunità di formazione specialistica e dalla presenza di strutture sanitarie periferiche e di piccole dimensioni che non vengono percepite come attrattive per fare carriera. Un altro svantaggio è costituito dall’assenza di un sistema strutturato di ricerca clinica.

Una risposta può venire dalla creazione di un contesto stimolante, appagante per il personale medico e remunerativo in termini di incentivi di carriera.

Un Trentino più attrattivo, più indipendente – La risposta dell’Università è una combinazione di azioni finalizzate a rendere il sistema sanitario trentino più attrattivo per medici specializzati qualificati e a valorizzare il ruolo del personale sanitario attraverso l’esposizione ad ambiti di ricerca clinica di frontiera. Il progetto punta a rafforzare la presenza di personale in formazione nelle strutture sanitarie garantendo un raccordo più stretto con i percorsi formativi. L’obiettivo è rendere il sistema medico trentino indipendente dalla programmazione regionale dei territori confinanti. La proposta si articola in tre direzioni e in sei obiettivi.

Le tre direzioni: il corso di studi, la formazione specialistica e l’attività di ricerca – Corso di laurea in Medicina e Chirurgia: parola chiave “innovazione”

L’attivazione di un corso di laurea in Medicina e Chirurgia è una risposta di lungo periodo. Tuttavia è requisito indispensabile da subito per incardinare le scuole di specializzazione che offrono una risposta più adeguata al problema imminente della carenza di medici. L’Ateneo coglie l’occasione per proporre un corso di laurea davvero innovativo rispetto al panorama nazionale.

Innanzitutto nei contenuti, perché prevedrà la possibilità di formare, oltre ai profili tradizionali, anche quello di medico ingegnere, che offre sbocchi nuovi e appetibili nelle industrie.

Innovazione anche nei metodi didattici, più flessibili e internazionali: gli studenti e le studentesse potranno trascorrere periodi di formazione all’estero e in altri atenei convenzionati, sulla scia dell’esperienza che l’Ateneo trentino ha maturato nella mobilità internazionale. La formazione si caratterizzerà per un marcato approccio hands on, direttamente in corsia nella rete del sistema sanitario già nei primi anni e non soltanto alla fine del percorso. Questo sarà reso possibile grazie a un forte coinvolgimento del personale clinico ospedaliero dei vari reparti, in particolare durante il secondo triennio.

Tra le novità, in vista anche un cambiamento nei tradizionali meccanismi di selezione che potranno essere più flessibili rispetto all’attuale sistema dell’accesso con numero chiuso.

Una sperimentazione – che comunque richiederebbe un passaggio normativo nazionale – potrebbe prevedere l’ingresso al percorso di formazione attraverso la frequenza di un primo anno comune con il corso di laurea in Biologia al termine del quale potrebbe avvenire la selezione per i due percorsi.

Formazione specialistica: una soluzione in Trentino – Il progetto dell’Ateneo punta ad un pieno radicamento delle iniziative in Trentino. Attorno alla Scuola di Medicina del Trentino nell’arco di sette anni circa saranno progressivamente attivate le varie scuole di specialità. Anche nella formazione degli specializzandi sarà mutuato il modello organizzativo Hub&Spoke, tipico in ambito sanitario di una gestione efficiente che valorizza l’expertise dei punti periferici e garantisce l’eccellenza di strutture e apparecchiature nei centri ad alta specializzazione.

Per farlo saranno messe in rete le varie strutture sanitarie, centrali e periferiche, allargando la collaborazione anche ai partner accademici e sanitari.

La risoluzione dei problemi della carenza dei medici passa anche attraverso la ridefinizione della figura dell’infermiere. UniTrento propone la formazione di un/una “super infermiere/a” con l’attivazione di un Master in Scienze infermieristiche avanzate. I primi “infermieri/e laureati/e” potrebbero presto essere operativi per ricoprire ruoli chiave di responsabilità negli ospedali trentini che proprio in quella fase attraverseranno la loro crisi più grave per la carenza di organico.

Ricerca: dare “ossigeno scientifico” agli ospedali di valle – La proposta dell’Università di Trento per quanto riguarda la ricerca parte ancora una volta dalle persone. Punta a creare Unità operative convenzionate con l’Ateneo in cui i/le primari ospedalieri siano anche professori universitari e al personale in organico si aggiungano dottorandi/e, assegnisti/e post doc e giovani ricercatori e ricercatrici.

Nodo cruciale del progetto è la valorizzazione delle competenze cliniche e scientifiche di alto livello già presenti nelle strutture ospedaliere del Trentino. Anche in questo ambito di ricerca sarà adottato il modello operativo Hub&Spoke per coinvolgere gli ospedali periferici nei progetti di ricerca. Per dare nuova vitalità scientifica agli ospedali delle valli trentine si prevede di introdurre lo studio della people medicine, un filone innovativo di ricerca, su cui è particolarmente attiva la fondazione Eurac, che studia le condizioni di salute nelle persone sane. Inoltre saranno attivati progetti di ricerca finanziati sulle specificità territoriali del Trentino (ad esempio lo studio di particolari patologie localizzate in aree circoscritte del territorio).

I sei obiettivi – Valorizzare le strutture sanitarie, creando una rete tra loro e integrandole in progetti di ricerca e formazione con research and teaching hospital. Per quanto riguarda i research Hospital si punta a creare all’interno delle strutture sanitarie degli ambiti di ricerca clinica, a sviluppare ricerca sulla popolazione valorizzando il ruolo degli ospedali di valle (su modello di quanto già fa Eurac) e ad attivare i dottorati clinici.

I Teaching Hospital saranno attivati con la Scuola di Medicina di Trento e le Scuole di specialità, cogliendo le evoluzioni normative, senza dover ospitare specializzandi di altre scuole.

La laurea in Medicina e Chirurgia attenta alle evoluzioni della tecnologia e sarà avviata la formazione avanzata in campo infermieristico (smart nursery).

Valorizzare le competenze già presenti in UniTrento. Tanti i dipartimenti, i centri e i laboratori universitari messi che potranno essere coinvolti nella Scuola:
• Il Dipartimento CIBIO – Dipartimento di medicina preclinica per le malattie infettive, neurodegenerative, i difetti del neurosviluppo, l’oncologia, le malattie metaboliche e le malattie rare
• Il CIMeC per le patologie funzionali, strutturali e psicologiche della mente e del cervello
• Il Centro di Riabilitazione Neurocognitiva (CeRiN) per i deficit cognitivi, linguistici, percettivi, motori ed emotivi
• Il Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive per le malattie neurologiche
• Il ODFLab (Laboratorio di Osservazione, Diagnosi e Formazione) per la ricerca e l’attività clinica sulla diagnosi e l’intervento nei disturbi dello spettro autistico (ASD) e nei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e come centro di riabilitazione del linguaggio
• Il Dipartimento di Fisica con le attività legate alla Fisica medica
• Il Centro Agricoltura Alimenti e Ambiente
• La Facoltà di Giurisprudenza con il progetto Biodiritto
• Il Dipartimento di Informatica e Scienza dell’Informazione
• Il Dipartimento di Ingegneria industriale – Biotech: biomateriali, robotica
• Il Dipartimento di Matematica: modellistica avanzata a supporto della chirurgia
• Ausilia – servizio clinico atto a fornire la migliore soluzione assistenziale per restituire autonomia a persone che, a seguito di un evento traumatico, abbiano trovato delle difficoltà ambientali che ne hanno compromesso l’autosufficienza

Valorizzare le competenze del territorio – numerosi i centri del territorio già partner dell’Ateneo che saranno coinvolti:
• Fondazione Bruno Kessler per intelligenza artificiale; data science; microsistemi e sensoristica, ITC per la medicina; e per la Scuola di Medicina Generale del Trentino;
• Fondazione Edmund Mach con il Centro di Nutrizione, Nutrigenomica e Qualità degli Alimenti;
• Microsoft Research – Università di Trento Center for Computational Systems Biology (COSBI) per nutrigenomica, biomarker identification, studio delle relazioni non lineari tra componenti biologiche
• Trento Fundamental Phisics and Application (TIFPA) per la sua area di ricerca sui protoni in ambito sanitario

Valorizzare la rete UniTrento – L’Università di Trento può vantare collaborazioni con atenei, istituti e fondazioni di alto livello:
• Università di Verona – L’Ateneo trentino ha rapporti radicati di collaborazione per lauree congiunte, lauree nelle professioni sanitarie, collaborazioni scientifiche. Data la contiguità geografica questa collaborazione garantisce minori costi e facilita l’organizzazione logistica delle attività didattiche;
• Università Humanitas – l’Ateneo vanta qualità scientifica al vertice del Paese e una formazione innovativa. Con la laurea MedTec congiunta con il Politecnico di Milano offre un forte orientamento alle tecnologie;
• Università di Ferrara – Punto di forza è l’integrazione della didattica degli altri partner in discipline cliniche. Ferrara può anche consentire il trasferimento di un numero rilevante di studenti in Trentino per accelerare i benefici per il sistema sanitario trentino;
• Eurac – Con l’Istituto di Biomedicina può offrire competenza nelle aree di neuromedicina, medicina cardiovascolare, bioinformatica ed epidemiologia genetica
• Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – con l’eccellenza nella Biorobotica, l’Istituto di Scienze della Vita e Management sanitario

Formazione sulle tecnologie abilitanti – L’Università di Trento e i suoi partner, grazie alle loro competenze interne, possono formare i medici specializzati in diversi campi quali la medicina di precisione e la genomica, la robotica e la microrobotica chirurgica, l’intelligenza artificiale e la modellistica, i biomateriali e la terapia cellulare, la diagnostica e gestione del paziente a distanza, il management e l’efficienza del sistema.

Integrazione dell’Alto Adige – I problemi di carenze di organico evidenziati per il Trentino possono essere segnalati anche per l’Alto Adige/Südtirol, aggravati peraltro dalle esigenze linguistiche. Pertanto, la proposta vorrebbe includere anche un percorso con il pieno coinvolgimento delle strutture sanitarie della Provincia autonoma di Bolzano con didattica in lingua tedesca e il coinvolgimento pieno della ricerca del territorio (a cominciare dalla collaborazione con Eurac) per iniziative come la biobanca, l’Osservatorio epidemiologico, la people medicine. Infine l’allargamento del bacino della casistica della ricerca clinica.

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