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Italia ed estero

La pacchia non finisce mai: per ogni migrante tornano 35 euro al giorno. 3 milioni alla sinistra chic per organizzare meglio l’accoglienza

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Comincia lo smantellamento pezzo per pezzo dei decreti sicurezza voluti all’ex ministro dell’interno Matteo Salvini.

Appena confermata l’alleanza giallorossa era stato lo stesso segretario del PD Zingaretti a dichiarare che i decreti sicurezza sarebbero stati uno dei primi punti all’ordine del giorno per il nuovo governo

Il primo punto ad essere cancellato è quello che riguarda i capitolati d’appalto che, fino a oggi, avevano rivisto al ribasso le tariffe per l’accoglienza degli immigrati.

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Ora torneranno a lievitare con la soddisfazione delle cooperative sociali, enti benefici e onlus che gestiscono i diversi centri della penisola.

La quota pro capite per ogni migrante in attesa del possibile status di profugo che solo un 20% otterranno sarà portata dai 21 euro ai 35 euro di prima.

Ma non finisce qui, infatti come riporta Antonella Aldrighetti sul Giornale.it oggi  sarà dato il mandato per uno studio scientificamente accurato sugli standard qualitativi e quantitativi dell’accoglienza. Si potrebbe supporre anche che, mentre gli standard fino al 2018 appariranno in linea con le direttive comunitarie sia in materia di gestione che di sicurezza quelli a tariffa ridotta, da fine 2018 a oggi, dovranno essere rimodulati. Ed ecco che il gioco sarà pronto per aumentare di nuovo le quote giornaliere ancora più di prima.

A guadagnarsi l’incarico un raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) di rara eccellenza che per 3 milioni di euro (2.272.950,20 + Iva precisamente) si andrà ad occupare di analizzare la bontà delle forniture di beni e servizi per la gestione e il funzionamento dei centri di prima accoglienza, con tanto di stima sull’abbattimento di ogni sovraffollamento e la diminuzione del numero dei centri.

Certo, non può passare inosservato che tra i fortunati aggiudicatari dell’appalto ci sia anche una consistente fetta chic-intellettuale che da anni si muove sul selciato del buonismo e dell’accoglienza a ogni costo: la società Cles srl guidata da Alessandro Ferdinando Leon, figlio del più celebrato Paolo, e ancora il Cespi di cui è presidente l’ormai solo dirigente del Pd Piero Fassino e che, all’interno, vanta come ricercatrice Veronica Padoan, figlia dell’ex ministro dell’Economia.

Ma non è finita qui. Il gruppo è affiancato anche dal Codici, la cooperativa sociale milanese presieduta da Massimo Conte fautore della battaglia per l’integrazione di Rom e Sinti, il centro di ricerca Reflect e, non ultima, l’area sociologica del Cnr Incres di Torino. Tutti al lavoro per ridare smalto a quell’accoglienza che Matteo Salvini, con l’asserzione «la pacchia è finita» aveva iniziato a ridimensionare già con buoni risultati nei primi mesi di governo.

La locuzione tuttavia non era rivolta esclusivamente agli stranieri perdigiorno ma anche agli speculatori dell’accoglienza che, all’epoca si lamentarono a gran voce su tutti i canali a loro disposizione dei tagli in itinere.

Oggi i piddini al governo devono sbrigarsi a fare ammenda e mettere in campo questi nuovi provvedimenti per far recuperare ai loro elettori cooperazionisti almeno una parte degli euro persi. Occhio ai nuovi, prossimi bandi di gara per la gestione dei Cas allora: la pacchia è tornata. Ora sì che le coop, gli enti benefici, le onlus e le ong tornano a esultare.

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