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Politica

Con Ianeselli il PATT si sposta all’estrema sinistra. E il centro destra gode

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Il Patt lancia la candidatura di Franco ianeselli a sindaco di Trento, sceglie così la terza via: dopo le tentazioni di spostarsi a destra alleandosi con la Lega.

Dopo l’idea di creare col Polo Territoriale un inedito movimento centrista che sarebbe sarebbe potuto essere l’ago della bilancia in caso di ballottaggio, arriva la decisione sposare la sinistra, quella più estrema.

Una scelta che deriva da un evidente coerenza ideologica propria di chi ha le idee, politicamente parlando, chiare. Alla fine la linea di Ugo Rossi l’ha spuntata.

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Puntare su Franco Ianeselli vuol dire scegliere la sinistra più estrema. Quella sindacale, dell’Anpi e della sinistra antagonista.

Scegliere una politica dell’accoglienza selvaggia che non si identifica nell’ideologia della base del Patt.

Del resto Ianeselli è in campagna elettorale da quando la Lega ed il centro destra hanno conquistato il governo provinciale, quindi non ci si deve stupire.

La scelta del suo nome è stata mal digerita da Futura che voleva un candidato donna, da molti esponenti del PD che vedono così allontanarsi i consensi dei moderati e metà elettorato degli autonomisti di sinistra del PATT.

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Il centro destra gode, ringrazia e si sfrega le mani. Con la scelta di Ianeselli infatti il candidato di centro destra potrebbe con una certa facilità superare il 50% ed insediarsi direttamente a palazzo Thun senza bisogno del ballottaggio.

Dopo l’insediamento della lega dentro il palazzo della regione Ianeselli si è ricordato di essere un sindacalista ed è tornato ad andare in piazza con una presenza frequente che mai si era vista in tanti anni di centro sinistra al potere.

Ovviamente quello di Ianeselli è stato un comportamento strumentale e politico, non certo sindacale e che ha puntato sul settore dell’accoglienza, raccogliendo così i favori dei centri sociali, degli anarchici e di quella sinistra estrema radicalizzata che al capoluogo porta solo parassitismo e danni economici e sociali.

A lui un merito va però riconosciuto, ed è quello di aver sempre giocato a carte scoperte, senza però riuscire a conquistare le simpatie del Pd, di Futura e del centro sinistra in generale.

Gli stessi partiti che già avevano “ trombato” Ianeselli nella corsa a candidato Governatore il 21 ottobre del 2018.

Adesso che arriva il via libera del PATT cosa risponderà la sinistra? Tutto da vedere, perché Ianeselli intercetterà i voti dell’estrema sinistra, ma avrà enormi difficoltà a convincere i moderati e quelli che guardano con simpatia verso il centro.

Quella di Ianeselli, più che una candidatura rischia di trasformasi in un flop.

Le perplessità arrivano anche dal mondo del lavoro dove non tanto Ianeselli, quanto la Cgil in generale, non gode certo di simpatie diffuse.

Curioso diventa il ruolo del Patt. Il segretario Marchiori e i suoi uomini infatti hanno di certo fatto una scelta di unità ma spaccherà ancora di più il partito che in caso di sconfitta potrebbe scomparire.

Come la prenderà il gruppo che fa capo a Panizza, favorevole ad un’alleanza col centro destra?

Come la prenderà Stanchina il cui sogno è quello di fare il candidato sindaco?

Non solo, ma il Patt non ha nemmeno il coraggio di schierarsi apertamente: dichiarando che non parteciperà ad una coalizione, ma appoggerà Ianeselli sulla base di un contratto elettorale ed in cambio chiedono subito la delega alla sicurezza, al decoro ed al rilancio del Monte Bondone.

Cioè lanciano in autonomia una candidatura, ma già pretendono la contropartita: strano modo di fare politica che non rispecchia di certo i valori autonomisti.

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Politica

La Calabria passa al centro destra, fallito l’attacco di Salvini in Emilia Romagna. Evaporati i cinque stelle

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Ieri domenica 26 gennaio si è votato in due Regioni italiane, l’Emilia-Romagna e la Calabria.

Entrambe erano amministrate, fino a ieri, dal centrosinistra: i governatori erano Stefano Bonaccini e Mario Oliverio.

I risultati del voto — a pochi seggi da scrutinare – danno vittoriosa in Calabria Jole Santelli del centrodestra con un nettissimo vantaggio

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In Emilia-Romagna, dove le sezioni scrutinate sono oltre 4200 su un totale di 4520, Bonaccini è al 51,33 per cento; Borgonzoni al 43,76; Simone Benini (Movimento 5 Stelle) al 3,4%.

Il Partito democratico si conferma primo partito, con il 34,6 per cento; la Lega è seconda con il 31,96 per cento.

I 5 Stelle sono fermi al 4,7 per cento: alcuni elettori pentastellati hanno votato in modo disgiunto (la lista del partito, ma Bonaccini presidente). I grillini nelle precedenti elezioni erano arrivati al 28%

In ogni caso, il risultato del Movimento, in una delle Regioni storicamente più importanti per i 5 Stelle, è drammatico. Male anche Forza Italia che si è fermata al 2,2 %

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In Calabria, dove le sezioni scrutinate sono invece ancora meno di 2000 su 2420, Santelli è al 56 per cento, Filippo Callipo (centrosinistra) al 30,1%; Francesco Aiello (5 Stelle) al 7,37%. Il primo partito è, anche qui, il Pd, con il 15,96%; Forza Italia è seconda con il 12,56%, seguita dalla Lega al 12 per cento e da Fratelli d’Italia (11,14%).

Il movimento cinque stelle potrebbe non entrare nemmeno in consiglio provinciale visto lo sbarramento all’8% in una regione dove nelle precedenti elezioni aveva superato il 26%

Fallito quindi l’attacco di Matteo Salvini all’Emilia Romagna che nonostante la grande affluenza (67,67% contro il 36,9% delle amministrative del 2014) rimane nella mani del centro sinistra. Per il centro destra si tratta certo di un grande risultato ma che non è però servito per governare una regione dove la lega primeggia in molti centri importanti.

Il drammatico risultato del movimento cinque stelle potrebbe ora influire sulla tenuta del governo vista la debolezza raggiunta nei consensi delle due tornate elettorali. L’incongruenza di un partito che rimane il primo in parlamento, anche se ha perso 31 deputati, nonostante sia ormai sparito dal paese. Ora il PD presenterà il conto e si mangerà quello che rimane dell’ormai ex partito di Grillo. 

Ora si guarda alle prossime elezioni in Toscana, Puglia e Basilicata e alle comunali in Trentino dove il 3 di maggio 2020 si voterà per eleggere tutti i nuovi sindaci della regione.

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Politica

Emilia Romagna, prima proiezione: centro sinistra avanti

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Alle 23.00 è iniziato lo spoglio delle elezioni regionali in Emilia Romagna. Nella prima proiezione sui dati reali il centro sinistra avanti con una forbice del 48,6 al/52%  mentre il centrodestra si ferma al 40/44%. Il campione preso in esame è del 3%. Il margine di errore non è superiore al 2%. Quindi la forbice fra i due concorrenti comincia ad essere ampia.

I due contendenti sono praticamente alla pari in una volata che probabilmente durerà fino a tarda notte. Per i risultati della Calabria  il candidato del centro destra è nettamente in vantaggio. Crollo del movimento cinque stelle che è al 2/4%

Il risultato totale dell’affluenza secondo i dati finali forniti dal Viminale in Emilia Romagna è del 65,12% riferita al totale di 328 sezioni contro il 35,90% delle elezioni del 2014

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Politica

Elezioni Emilia Romagna: primo exit pool, Bonaccini avanti

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Alla chiusura delle urne arrivano i primi risultati degli exit pool sui risultati delle elezioni provinciali dell’Emilia Romagna. 

Il primo exit pool da il centro sinistra avanti con una forbice del 47/51%  mentre il centrodestra si ferma al 44/48%.

I due contendenti sono praticamente alla pari. Da ricordare che gli exit pool sono puramente informativi e non costituiscono dati reali.

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Dalle 23.00 è in corso lo spoglio che porterà verso le 2.00 del mattina alla nomina del presidente dell’Emilia Romagna.

I primi risultati reali sullo spoglio saranno diffusi fra circa un’ora attraverso la prima proiezione. Per i risultati della Calabria  il candidato del centro destra è nettamente in vantaggio.  

Fin da stamane l’affluenza è stata in continua crescita per le elezioni regionali dell’Emilia Romagna che oggi è al centro di tutta Italia per l’importanza del suo risultato che potrebbe influire sull’andamento del governo romano.

Il risultato totale dell’affluenza secondo i dati finali forniti dal Viminale in Emilia Romagna è del 65,12% riferita al totale di 328 sezioni contro il 35,90% delle elezioni del 2014

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