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Cani Gatti & C

Il decalogo Oipa per proteggere gli animali dai botti di capodanno

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In attesa che siano sempre più utilizzati i fuochi d’artificio senza botti o a basso impatto acustico, l’Oipa ha diffuso un decalogo comportamentale per proteggere gli animali dai botti di Capodanno.

A risentirne non sono solo i cani, ma anche gli uccelli selvatici e non ed in parte anche i gatti.

Il primo accorgimento è quello di tenere gli animali il più lontano possibile dai festeggiamenti e dai luoghi nei quali i petardi potranno essere espolis

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Il secondo è quello di non lasciare gli animali da soli. Lo spavento potrebbe portare a reazioni incontrollate fino a ferirsi. Bisogna cercare di distrarli.

Il terzo accorgimento sembrerebbe scontato, ma invece non lo è: non lasciarli in luoghi aperti tipo giardino o terrazzo anche se abituati a vivere fuori.

Lo spavento può portare ad una fuga incontrollata. Il quarto suggerimento è quello di tenere il volume della radio o della televisione sufficientemente alto in modo da contrastare quello dei botti ed ovviamente finestre e persiane chiuse.

Quinto lasciare l’animale libero di rifugiarsi dove vuole, anche se si tratta di locali abitudinariamente off limits.

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Nelle ore a rischio botti, tenere il cane in passeggiata sempre al guinzaglio, evitando di lasciarlo libero anche nelle aree riservate: spaventati, possono trovare vie di fuga impreviste. Se il cane denota una certa ansiosità, paura e insicurezza può essere consigliabile rivolgersi ad un veterinario comportamentalista per valutare possibili terapie di supporto.

Da evitare soluzioni “fai da te” come somministrare tranquillanti: alcuni hanno come controindicazione l’aumento dello stato fobico.

La soluzione ideale? Organizzare una gita lontano dai luoghi a rischio botto.

Infine sostenere quelle richieste presentate ai Comuni dalle organizzazioni animaliste, per ottenere delle ordinanze di divieto dello sparo dei botti di Capodanno.

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Cani Gatti & C

Porta il coniglio in business class: le foto diventano virali

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Nonostante il viaggio sia avvenuto alla fine del 2018, le foto di un volo San Francisco-Giappone hanno iniziato a fare il giro del mondo soltanto qualche giorno fa dopo essere apparse su Metro.co.uk.

Un’imprenditrice giapponese di casa a San Francisco, Takako Ogawa, ha infatti registrato la sua coniglietta di 8 anni come animale di supporto emotivo (pagando circa un centinaio di dollari) per evitare di farle fare il volo in stiva.

Come è ben risaputo, i conigli sono animali molto delicati e, in effetti, all’età di otto anni non è certo sicuro farli viaggiare nella stiva di un aereo, in un ambiente comunque stressante e lontano dal proprio padrone.

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Per una fortuita coincidenza, inoltre, il posto vicino a quello di Takako Ogawa si è rivelato essere libero: subito Coco, questo il nome della coniglietta, ha avuto modo di esplorare il “suo” sedile e di rilassarsi per tutte le 11 ore della durata del volo.

Subito l’animaletto è diventato il beniamino delle hostess che le hanno portato da bere e qualche dolcetto.

Complice anche il fiocchetto fattole indossare da Takako Ogawa, Coco sembrava proprio una coniglietta bella, viziata e nata per vivere nel lusso dei viaggi in aereo in prima classe.

Questo volo, però, non è stato il primo viaggio in aereo di Coco: nel 2015 aveva infatti fatto la tratta inversa sempre insieme alla sua proprietaria.

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Cani Gatti & C

Questa radiografia (inquietante) mostra tutti i problemi di un Carlino

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Questa foto di recente è stata ricondivisa su tantissime bacheche e, in molti casi, ha fatto anche sorridere. Ma ciò che mostra è tutt’altro che divertente.

Si tratta di una radiografia postata su Twitter dall’attore e comico Andy Richter con una didascalia che dice semplicemente: “Il Carlino del mio amico è andato dal veterinario“.

Il post è diventato immediatamente virale, ottenendo in poco tempo oltre 16 mila Retweet e 132 mila Mi piace. 

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In tantissimi hanno riso di quell’aspetto buffo, assimilandolo a quello di un alieno o a personaggi divertenti dei cartoons. Ma qualcuno è andato oltre.

I carlini sono tra le razze di cani più amate e più adottate. E molto del loro “successo” lo devono alla selezione umana che ha cambiato il loro aspetto rendendolo così carino, dolce e buffo. L’uomo lo ha reso “più simile ad un bambino che ad un cane“, afferma il dottor Cowlam, “ma questo non è vantaggioso per l’animale“.

Nel determinare questa mutazione fisica, che segue le logiche dell’estetica, l’uomo non ha tenuto conto delle problematiche fisiche che rendono questa razza soggetta a tantissimi problemi di salute.

Parliamo di problemi respiratori, problemi agli occhi, epilessia, insufficienza di flusso di sangue alla testa, allergie, problemi alle ossa e difficoltà a partorire.

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Cani Gatti & C

Impianto ittiogenico di Rovereto: continua l’indagine genetica su parte dei riproduttori di Trota Marmorata

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La trota marmorata è caratteristica ed esclusiva dei bacini fluviali adriatici subalpini italiani e sloveni.

Il suo areale, originale, va dai torrenti, anche di alta quota, ai corsi d’acqua del piano ed ai bacini lacustri di grandi dimensioni (grandi laghi subalpini), che sfociano nel mare Adriatico.

Le caratteristiche più evidenti della trota marmorata riguardano la taglia e la livrea. La taglia è grande rispetto alle altre trote può superare il metro di lunghezza e i venti chili di peso.

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La livrea della trota marmorata è caratterizzata da un’alternanza di macchie chiare e scure, irregolari e spesso fuse tra loro, che formano un disegno intricato definito “marmorizzatura“, da cui deriva il nome comune del pesce.

La specie è in serio pericolo sia per l’alterazione dei naturali habitat sia per l’introduzione di specie affini, le quali si ibridano riducendo gli esemplari geneticamente puri.

Questa specie ha sempre popolato l’Adige e il Leno, anche nei nostri fiumi era ormai molto rarefatta. L’Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina è dal 2000 che persegue il progetto di recupero della specie con i due impianti ittiogenici e dai censimenti effettuati in natura si può considerare che la popolazione ha raggiunto un discreto livello.

Uno dei problemi più grossi nell’allevamento di individui da rilasciare in ambiente naturale è l’ibridazione e la rusticità degli stock di riproduttori.

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L’associazione ben conscia di questo in passato aveva già effettuato indagine genetica con buoni risultati.

A distanza di dieci anni l’Associazione Pescatori Dilettanti Vallagarina ha ritenuto necessario effettuare un nuovo controllo e ha autonomamente promosso, con il contributo finanziario del Comune di Rovereto e con il supporto scientifico dell’Unita di Genetica della Conservazione della Fondazione Edmund Mach, un’indagine genetica su parte dei riproduttori di Trota Marmorata mantenuti presso il proprio impianto ittiogenico di Rovereto.

L’indagine ha evidenziato un eccellente stato di integrità genetica degli individui analizzati, nei quali le tracce di ibridazione con la Trota fario Atlantica sono estremamente limitate o addirittura non rilevabili.

Un risultato altrettanto interessante è stato ottenuto su un limitato numero di individui selvatici (che servono per mantenere la rusticità e la distanza parentale) catturati e analizzati (senza alcun danno per gli animali stessi) in Adige durante la fase riproduttiva.

I risultati hanno evidenziato in questo caso i limiti dell’utilizzo del fenotipo come unico criterio di selezione dei riproduttori selvatici di Trota marmorata, con esclusione degli ibridi.

Il prelievo in natura di riproduttori è infatti previsto dai protocolli di gestione degli impianti ittiogenici definiti dall’Ufficio competente della Provincia Autonoma di Trento e finalizzati alle pratiche di rinsanguamento dei parchi riproduttori, al fine di evitare perdita di diversità genetica autoctona e effetti di domesticazione.

Questo nuovo approfondimento scientifico sulla qualità delle nostre trote e sulla validità del lavoro che stiamo compiendo da decenni è stato possibile grazie al sostegno del Comune di Rovereto, il cui assessorato all’ambiente ha dimostrato una sensibilità non scontata nei confronti degli ambienti acquatici e degli animali che li popolano.

Articolo realizzato in collaborazione con Stefano Martini – Presidente Ass. Pescatori Dilettanti Vallagarina

 

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