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Società

Pepite, il drammatico cartone animato che spiega ai bambini la dipendenza dalla droga

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Il video che abbiamo scelto s’intitola Nuggets (Pepite) ed è stato prodotto dalla «Hykade Film Bilder» un’azienda specializzata in questo tipo di animazioni.

Un kiwi assaggia una pepita dorata. È deliziosa e lo fa stare benissimo. 

Nuggets è un video dello studio Filmbilder che racconta a disegni animati i vari stadi della dipendenza da droghe.

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All’inizio i cicli di piacere sono lunghi e intensi, l’atterraggio è indolore e il resto del mondo sembra normale: il kiwi corre verso gli altri globuli di sostanza gialla.

I cicli di piacere si fanno poi sempre più brevi e meno intensi, l’atterraggio diventa doloroso e lascia segni sul corpo, e il resto del mondo diventa grigio e poi nero, la corsa verso la sostanza gialla diventa meno affrettata ma inevitabile.

4 minuti circa di animazione da guardare fino in fondo che sono stati proiettati in alcune scuole inglesi dalla Polizia di Stato.

Il video potrebbe essere preso come esempio didattico per iniziare un nuovo percorso di consapevolezza soprattutto fra gli adolescenti, che cominciano ad entrare nel mondo delle dipendenze a soli 12 o 13 anni, specialmente in quello delle droghe. 

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Il cartone animato non parla di droghe ma solo della dipendenza e lo fa illustrando il percorso di un Kiwi che s’imbatte nelle pepite che per lui poi diventano indispensabili.

Quando tutto diventa buio e noioso la “pepita” luccica, è ancora vibrante, ed è l’unica cosa che spinge il Kiwi ad andare avanti.

Il messaggio è chiaro, qualsiasi tipo di dipendenza ti dà le ali, ma poi presto ti toglie il cielo ed è la fine.

Un cartone animato che verso la fine fa emergere il dramma delle dipendenze nella sua cruda tristezza spesso senza via d’uscita.

Il buio che circonda quotidianamente coloro che soffrono di dipendenze e che vedono la sola via d’uscita nell’unica cosa che luccica, ma che li spinge sempre di più fra le tenebre.

La dipendenza dalla droga è un processo che si sviluppa nel tempo nei confronti si una sostanza di origine vegetale o sintetizzata mediante processo chimico che provoca delle alterazioni psico-fisiche in chi le assume.

Gli effetti sulle funzioni biologiche dell’organismo provocano anche indirettamente effetti gravi sull’attività emotiva e sul modo di relazionarsi con gli altri.

La dipendenza dalle droghe è doppia. E parliamo di qualsiasi tipologia di droga, hashish e marijuana comprese.

La dipendenza fisica è causata da un cambiamento nello stato d’equilibrio dell’organismo che richiede un’assunzione sempre maggiore della sostanza per sentire gli effetti e nel tempo, anche solo per stare bene.

La dipendenza psicologica subentra quando si vuole assumere una droga per evitare uno stato di disagio causato dalla sua assenza.

Il desiderio di riprovare il piacere iniziale, come si può vedere nel video, e di sfuggire all’ansia conduce all’uso compulsivo della sostanza, arrivando a vere e proprie abbuffate (“binges”) durante le quali il soggetto non si alimenta, non dorme, diviene sempre meno euforico, più disforico, agitato ed aggressivo.

Queste binges durano in genere 2-3 giorni e si interrompono per un crollo psicofisico del soggetto che piomba in uno stato di torpore-apatia o per l’insorgenza di uno stato psicotico vero e proprio.

 

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Io la penso così…

Facoltà di medicina: la proposta di un lettore per un polo universitario

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Il progetto di apertura della Facoltà di Medicina a Trento stimola l’immaginazione dei nostri lettori. (altro…)

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Le ultime dal Web

I Testimoni di Geova hanno tentato di bloccare la pubblicazione di un rapporto governativo sugli abusi sessuali

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Secondo quanto afferma il quotidiano online Dutchnews, un rapporto dei ricercatori dell’Università di Utrecht sugli abusi sessuali all’interno della comunità dei Testimoni di Geova nei Paesi Bassi evidenzia che la maggior parte delle vittime non è contenta del modo in cui le loro denunce interne sono state trattate dall’organizzazione religiosa. I ricercatori hanno esaminato 751 segnalazioni di abusi, che vanno dall’incesto allo stupro, di cui 292 sono state fatte dalle stesse vittime.

Solo il 25% delle vittime ha dichiarato di essere soddisfatto del modo in cui erano state gestite le denunce dalla congregazione e solo il 27% dei casi è stato trasmesso alla polizia o ad altri funzionari.

La maggior parte delle segnalazioni riguardava abusi commessi in passato, 32 di questi negli ultimi 10 anni.

Sempre secondo Dutchnews, la filiale olandese dei Testimoni di Geova si sarebbe rivolta al tribunale per tentare di interrompere la pubblicazione del rapporto, ma giovedì i giudici olandesi hanno stabilito che dovrebbe essere pubblicato nell’interesse pubblico. I ricercatori sono stati incaricati di scrivere un rapporto a nome del ministero della giustizia olandese, a seguito delle affermazioni secondo cui le segnalazioni fatte all’organizzazione relativamente agli  abusi sessuali vengono messe a tacere, e affermano che le vittime non hanno ricevuto alcun aiuto.

Dopo che le prime rivelazioni sono state pubblicate da Trouw nel 2017, centinaia di persone appartenenti all’organizzazione si sono fatte avanti per riferire le proprie storie di abusi.

Il ministro della giustizia Sander Dekker in precedenza aveva chiesto all’organizzazione dei Testimoni di Geova di avviare una propria indagine indipendente, ma la loro organizzazione si è rifiutata di farlo, temendo di essere esposta ad una campagna mediatica denigratoria.

Il ministro avrebbe quindi commissionato il suo rapporto all’Università di Utrecht, la prima indagine del suo genere mai condotta in una comunità religiosa nei Paesi Bassi.

Il ministro si sarebbe poi lamentato, dicendo che i funzionari dell’organizzazione religiosa negano tuttora di avere la responsabilità di agire.

Il consiglio di amministrazione ha reso pubbliche le principali conclusioni dello scorso dicembre. “Invece di essere aperta e riconoscere ciò che è successo, la comunità ha cercato di interrompere la pubblicazione”, avrebbe detto Dekker in un briefing ai parlamentari.
Ha aggiunto:“Il fatto che così tante vittime indifese si sentano sole e non possano trovare la strada per un aiuto ufficiale, mi colpisce profondamente.”

“Ora desidero tenere un ultimo, urgente incontro con il consiglio di amministrazione per chiedere loro di trarre le conclusioni del rapporto”, ha affermato. Nelle loro conclusioni, i ricercatori di Utrecht avrebbero anche esortato il parlamento a redigere una nuova legislazione che richiederebbe alle comunità religiose di informare la polizia quando viene loro informato di casi di abuso. Dekker non ha menzionato questa opzione nel suo briefing.

Ricordiamo che anche la Royal Commission Australiana, (link al sito governativo Australiano, in lingua inglese) nell’ambito dell’inchiesta sui casi di pedofilia “insabbiata” nelle varie organizzazioni religiose, aveva ammonito qualche anno fa l’organizzazione dei Testimoni di Geova.

Il membro del direttivo dei Testimoni di Geova, Goffrey Jackson

Dalla deposizione davanti la commissione del membro del “corpo direttivo” Goffrey Jackson, erano emerse sconcertanti procedure interne, attuate dalla stessa organizzazione, in relazione a migliaia di casi di pedofilia mai denunciati alle autorità.

Link alla fonte (in inglese)

Link al sito istituzionale del rapporto sui casi di abusi sessuali (in olandese)

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Io la penso così…

La buona sanità trentina: «Grazie per come avete curato mio figlio»

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Egregio Direttore,

scrivo  questa lettera che Vi prego di pubblicare per intero.

Martedì 14 gennaio mio figlio di 19 anni ha avuto un incidente a Marilleva sullo snowboard.

È stato immediatamente soccorso e trasportato in elicottero all’ospedale Santa Chiara di Trento. Aveva battuto la testa ed aveva un piccolo ma significativo versamento di sangue.

Scrivo perché voglio pubblicamente ringraziare tutto il personale medico e non.

Voglio ringraziare con particolare affetto e profonda stima la dottoressa Linda Novarese che con grande professionalità e umanità ha seguito quasi 24 ore al giorno ognuno dei “suoi” ammalati e quindi anche mio figlio Benjamin che non si aspettava certo di passare la settimana bianca della sua scuola al reparto OBI del pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara ed era quindi anche molto avvilito.

Tutto è finito bene e siamo tornati a casa con la certezza di essere stati curati in una eccellente struttura pubblica.

Grazie ancora.

Marina Masiero – Ancona 

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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